Via “marito” e “moglie” dai documenti, Tusk attua il diktat Lgbt
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A seguito della sentenza della Corte di giustizia dell’UE, che viola lo stesso diritto comunitario, il governo polacco ha annunciato la modifica dei modelli dei certificati di matrimonio per renderli utilizzabili dalle coppie gay. E si vuole depenalizzare anche la blasfemia.
La Polonia di Donald Tusk prosegue la sistematica battaglia contro la civiltà e le radici cristiane della nazione. La sentenza, emessa dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea lo scorso novembre (descritta sulla Bussola) e che obbliga gli Stati membri ad accettare le richieste di registrazione formale delle unioni omosessuali celebrate all'estero anche se non consentite dalle leggi nazionali, sta stravolgendo, per volere del governo europeista guidato da Tusk, l’intero impianto sociale e civile polacco. Infatti, la Costituzione della Polonia stabilisce chiaramente che il matrimonio è un'unione tra uomo e donna. Perciò il governo ha il potere di opporsi all’applicazione della sentenza dei giudici europei perché in contraddizione palese con i principi fondativi dello Stato, come si era opposto il governo precedente dei conservatori nel 2015 e 2023 davanti a sentenze simili emanate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), espressione del Consiglio d’Europa.
Pur sapendo che non esiste nessun potere coercitivo di attuazione della sentenza della Corte dell’UE, Tusk e la sua coalizione hanno accelerato l’iter di smembramento ideale e giuridico della famiglia nel Paese. Il primo ministro aveva dapprima, il giorno seguente, dimostrato tutto il rispetto per la sentenza, assicurando che le avrebbe dato attuazione prontamente; poi, in un gioco schizofrenico delle parti, aveva anche affermato che «l'UE non può imporci nulla su questo tema». Del gioco sporco che sta attuando il governo Tusk è prova la scelta di questi ultimi giorni, quando per attuare la sentenza si è passati alla modifica del registro civile, che sinora consente solo l'inserimento nel sistema amministrativo dei matrimoni tra un uomo e una donna. Per conformarsi alla decisione, venerdì 16 gennaio, il governo di coalizione liberal-socialista di Varsavia ha annunciato la modifica da apportare ai documenti civili, come i certificati di matrimonio, in modo che possano essere utilizzati dalle coppie omosessuali. «Gli attuali modelli di documenti amministrativi statali utilizzano i termini “donna” e “uomo”, il che rende impossibile inserire correttamente i matrimoni tra persone dello stesso sesso [nel registro]», hanno affermato dal Ministero del Digitale. Perciò sono necessarie alcune modifiche che includono la sostituzione di "donna" e "uomo" con "primo coniuge" (pierwszy małżonek) e "secondo coniuge" (drugi małżonek). Le modifiche saranno introdotte bypassando il parlamento per evitare scontri e dissidi interni alla stessa coalizione nonché il potenziale veto da parte del presidente Karol Nawrocki. Esse verranno introdotte nell'ordinamento tramite regolamenti attualmente in fase di elaborazione. «Oggi ho firmato i documenti che avviano il processo di modifica dei modelli dei registri dello stato civile, affinché lo Stato operi in modo efficiente e paritario nei confronti di tutti i cittadini», ha dichiarato il 16 gennaio Krzysztof Gawkowski, ministro delle politiche digitali del Paese ed esponente di spicco della sinistra abortista e pro Lgbt di Lewica, come se si trattasse di una banale modifica di modulistica online, anziché una seria scelta contraria al buonsenso.
A riprova che la banalizzazione della specificità civile e sociale della famiglia sia parte di un sistematico piano antinazionale e anticattolico, c’è la decisione del Ministero della Giustizia polacco che vuole modificare la legge sulla blasfemia, in modo che chiunque venga condannato per «offesa ai sentimenti religiosi» non possa ricevere una pena detentiva, mentre oggi dovrebbe scontare fino a due anni. Anche in questo caso, si afferma che la decisione vuole rispettare una sentenza della Cedu del 2022 secondo cui la Polonia avrebbe violato i diritti di una cantante pop, Doda Rabczewska, condannandola per blasfemia. Ai sensi dell'articolo 196 del Codice penale polacco, è reato «offendere i sentimenti religiosi altrui insultando pubblicamente un oggetto di culto religioso o un luogo destinato alla celebrazione pubblica di riti religiosi». I colpevoli possono essere multati, sottoposti a lavori socialmente utili o incarcerati fino a due anni. Con la modifica, una blasfemia avrebbe come conseguenza solo una multa o lavori socialmente utili. La legge richiederebbe l'approvazione, tutt’altro che scontata, del parlamento, dove il governo detiene la maggioranza, oltre all'approvazione del presidente Karol Nawrocki, che è contrario a tali modifiche. Queste ultime, in ogni caso, confermano che il governo Tusk intende demolire i pilastri della civiltà e nazione polacca. Tutto con il sostegno di Bruxelles e Strasburgo.
Lo stratagemma della Corte UE per imporre le “nozze” gay
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che ogni Stato dell’UE deve riconoscere il “matrimonio” gay contratto in un altro Stato membro. I giudici fanno leva sulla libertà di circolazione, in realtà un pretesto per intaccare la sovranità nazionale e giungere infine all’imposizione di leggi pro “nozze” arcobaleno.


