Vescovo impone il gender nelle scuole cattoliche: famiglie in rivolta, il Vaticano tace
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Succede ad Amburgo: l'ultraprogressista vescovo Hesse, campione della sinodalità tedesca, impone corsi di educazione sessuale nelle scuole cattoliche ispirate al gender, contro la volontà dei genitori. Che si sono appellati al Papa e al Dicastero dei vescovi. Ma da sei mesi aspettano una risposta che non arriva. E il 20 agosto iniziano i corsi.
Genitori contro un vescovo, nel silenzio del Vaticano. La vicenda che arriva dalla Germania (Ca va sans dire) fa indignare ma al tempo stesso induce ad essere ottimisti sulla capacità di reazione di una parte consistente di laici. Siamo ad Amburgo, arcidiocesi già discussa dopo le dimissioni che monsignor Stefan Hesse (nella foto) presentò nel 2021 per gli «errori procedurali personali» commessi sul dossier abusi negli anni in cui era stato vicario generale a Colonia. Papa Francesco rispedì subito al mittente quelle dimissioni.
Così l'ultraprogressista Hesse è rimasto alla guida dell'arcidiocesi di Amburgo a far danni. Sua è l'approvazione definitiva al nuovo quadro di riferimento per l'educazione sessuale nelle scuole cattoliche ispirato alla cosiddetta pedagogia della diversità. Una novità al motto di «Männlich, weiblich, divers» (Maschile, femminile, diverso) che ha incassato il plauso dei media anticlericali ma ha scatenato la protesta di centinaia di famiglie che mandano i figli proprio in quelle scuole. Secondo loro, un simile «quadro concettuale promuove la sessualizzazione deliberata di bambini e ragazzi, svaluta, distorce o rifiuta la visione cattolica della sessualità, del matrimonio e della famiglia e propaga attivamente contenuti ideologici relativi alla sessualità e all'identità sessuale».
Alla faccia della sinodalità di cui Hesse è grande sostenitore in Germania, i genitori hanno appreso dell'esistenza di un documento di tale portata soltanto a cose fatte e nemmeno dalle scuole. Nessun confronto, nessun consulto. E la porta è rimasta chiusa anche dopo, quando le famiglie si sono organizzate in una «Rete per la tutela e la prevenzione dell'infanzia». Dopo ripetute richieste di incontri, il gruppo che rappresenta centinaia di genitori è stato ricevuto solo una volta nel dicembre del 2025 dall'arcivescovo. La voce combattiva di questi genitori allarmati è quella di Varinia Arauco Vera, una madre di origini peruviane a cui Hesse, a lungo presidente della commissione per i migranti e i rifugiati in seno alla Conferenza episcopale tedesca, non ha dato attenzione respingendo ogni appello ad avviare un dialogo. L'arcidiocesi di Amburgo ha deciso di andare avanti come un treno e si è trincerata dietro ad un documento prodotto nell'ambito del contestato Cammino sinodale tedesco.
Se non sorprende la posizione ideologizzata di una diocesi tedesca e l'intolleranza dimostrata da Hesse verso una protesta così partecipata dei genitori, a preoccupare è invece il silenzio ormai acclamato della Santa Sede. Eh sì, perché non c'è dubbio che Roma sia informata della situazione. Lo scorso febbraio la Rete di famiglie ha scritto una lettera-supplica direttamente al Papa, che è stata consegnata al nunzio apostolico in Germania. Nel testo, i genitori firmatari hanno elencato con chiarezza i punti controversi: la promozione di forme di sessualizzazione precoce anche attraverso metodi didattici interattivi sin dalla prima elementare, la collaborazione con organizzazioni ed attivisti nell'ambito dell'educazione sessuale, la mancata chiarezza sul diritto di non far partecipare i propri figli a unità didattiche a tema Lgbt proposte nelle scuole cattoliche.
Le famiglie hanno spiegato a Leone di aver cercato il dialogo con Hesse ma di essersi scontrati con l'indisponibilità a modificare i punti centrali del documento. Per questo motivo hanno chiesto apertamente al Papa di «fermare quest'iniziativa» aiutandoli a «proteggere la fede e la purezza dei nostri figli». In un passaggio, la Rete ha scritto a Prevost che di fronte a questi programmi adottati dall'arcidiocesi di Amburgo in nome del Cammino sinodale, soprattutto «i migranti non sentano più la Chiesa cattolica di questo Paese come la propria casa». Un'affermazione che basterebbe a decretare il fallimento del lavoro di Hesse anche come vescovo competente sul dossier migranti nella Conferenza tedesca.
Quasi sei mesi dopo, in ogni caso, la lettera è rimasta senza risposta e nulla si è mosso da Roma per fermare il programma di Amburgo. I genitori, seppur delusi, non si sono persi d'animo ed hanno continuato a lottare. Due mesi fa hanno così presentato una denuncia canonica contro Hesse al dicastero per i vescovi oggi guidato da monsignor Filippo Iannone. Il tempo però scorre e il prossimo 20 agosto entrerà ufficialmente in vigore il documento che verrà attuato in quindici scuole cattoliche.
C'è ancora speranza che Roma muova un dito contro chi vuole incentrare l'educazione dei bambini sulla «diversità sessuale», sull'accettazione di tutte le identità di genere, presentando la contraccezione come unico metodo di controllo delle nascite e mettendo sullo stesso piano il modello di famiglia cristiana con la «diversità delle forme di vita»?
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La gestione del capitolo abusi da parte del Vaticano sta creando reazioni dure in Germania: ad Amburgo, dopo oltre 5 mesi dalle dimisisoni del vescovo, l'amministratore apostolico monsignor Thim in segno di protesta e come sfida a Roma ha sospeso tutti gli organi diocesani. A Colonia invece è il cardinale Voelki ad attaccare la Santa Sede, perché da mesi non si esprime sui risultati della visita apostolica che doveva far chiarezza sulle responsabilità riguardo alle accuse di abusi sessuali.
Amburgo: il Vescovo ha sbagliato, ma resta in carica
Non c'è pace per la Chiesa cattolica in Germania. La Conferenza Episcopale tedesca ha diffuso una lettera per comunicare la decisione del Papa di rifiutare le dimissioni dell'arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse. Ma il potente Comitato centrale dei cattolici tedeschi non l'ha presa bene: "uno schiaffo in faccia alle vittime di abusi". Non solo...

