Venezuela, inizia la transizione democratica. La Chiesa fa da mediatrice
Inizia la transizione democratica del Venezuela, con il dialogo fra regime chavista e opposizioni democratiche. L'amministrazione Trump supervisiona il processo. La Chiesa ha un ruolo essenziale di mediatrice.
Dal 1° agosto si intensificano i dialoghi, sostenuti dall'amministrazione Trump, tra maggioranza e opposizione in Venezuela per giungere al più presto ad una unità nazionale e la fissazione di prossime elezioni democratiche, mentre la Chiesa cattolica si propone come garante delle decisioni prese e facilitatrice nella ricerca di soluzioni comuni.
L'amministrazione di Donald Trump aveva promosso e accolto con favore l'avvio dei colloqui tra il governo chavista del Venezuela e un gruppo dell'opposizione a Caracas sin dallo scorso 18 giugno tra Jorge Rodríguez, in qualità di presidente dell’Assemblea Nazionale del 2026 e rappresentante del governo provvisorio venezuelano, e Dinorah Figuera, presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana del 2015, volto a discutere un programma e definire una tabella di marcia per un dialogo politico sulla transizione democratica, tra cui: «la ricostruzione delle istituzioni democratiche del Venezuela, il rafforzamento del CNE (Comitato elettorale nazionale), il ripristino di garanzie durature per la partecipazione politica e la tutela delle libertà civili essenziali per un dibattito politico aperto». Auspici e impegni ribaditi dallo stesso Dipartimento di Stato USA lo scorso 6 agosto, con un comunicato nel quale si chiedeva anche di accelerare la ricerca di risultati tangibili.
Non dimentichiamo che lo scorso 26 luglio la leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, pur avendo affermato di non far parte del nuovo meccanismo di dialogo annunciato tra il chavismo e i membri dell’Assemblea Nazionale eletta nel 2015, assicurava che non sarà un ostacolo per le iniziative che portino a progressi verificabili verso una transizione politica in Venezuela. In un comunicato firmato insieme al leader dell’opposizione e presidente legittimo del paese Edmundo González Urrutia, eletto alle elezioni del 2024, la Machado ha sottolineato che il processo annunciato da entrambe le parti è stato concepito senza la sua partecipazione, chiedendo a coloro che promuovono l’iniziativa di informare il Paese sui suoi obiettivi, sulla metodologia e sul calendario.
Dopo i primi incontri preparatori, le due delegazioni dell'opposizione e della maggioranza, hanno moltiplicato le riunioni e si trovano ad affrontare ora anche il tema della liberazione dei prigionieri politici almeno in 382 casi, grazie alla collaborazione tra il “Difensore civico del Venezuela” e l’Ong “Alianza para la Libertad de los Presos Políticos”.
La Chiesa cattolica è parte attiva e favorisce il dialogo tra le parti, tre figure di spicco hanno espresso il proprio interesse ad accompagnare il processo di negoziazione in corso tra il regime chavista e l’opposizione, sotto l’egida degli Stati Uniti. «Il tavolo dei colloqui mira a fornire una risposta tempestiva ed efficace ai problemi sociali e politici prioritari. Riteniamo che questo obiettivo (...) richieda di coinvolgere, in modo opportuno e graduale, diverse istituzioni e organismi, al fine di concretizzare contributi efficaci per un progetto nazionale unificato», hanno dichiarato in un comunicato i cardinali Baltazar Porras e Diego Padrón, insieme a monsignor Ovidio Pérez Morales.
I leader religiosi sottolineano che «solo una visione di ampio respiro, con un deciso orientamento verso il bene comune, può garantire il successo del tavolo tecnico-politico paritetico finalizzato a una transizione politica verso un sistema democratico, aspirazione e obiettivo di tutti i venezuelani». Porras, Padrón e Pérez Morales hanno alzato la voce per esigere «l’immediato rilascio dei prigionieri politici», il superamento dell’«egemonia comunicativa» esercitata dal regime e «la riorganizzazione degli organismi e dei mezzi di comunicazione in vista di una rapida elezione presidenziale per esclusiva volontà del popolo, quale strumento necessario e sufficiente per la legittimazione dei poteri pubblici e la loro opportuna riorganizzazione». Il dialogo prosegue ed il sostegno e la cura con la quale sia la Chiesa cattolica sia l’Amministrazione Trump lo seguono da vicino fanno ben sperare in una transizione rapida verso la democrazia ed una ripresa della vita sociale, civile ed economica del paese, nonostante la grave situazione post terremoto dello scorso 26 giugno.

