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futuro nazionale si presenta

Vannacci, un programma che merita di essere discusso

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Denatalità, immigrazione, economia, relazioni estere: le proposte di Futuro Nazionale spaziano dai propositi operativi a un quadro culturale di riferimento. E presenta delle novità che non vanno liquidate in modo sprezzante, ma dovrebbero essere argomento di dibattito.

Editoriali 13_08_2026

Il partito Futuro Nazionale del generale Vannacci ha pubblicato il suo Programma politico valevole addirittura per un decennio: 2027-2037. Si tratta di un testo piuttosto corposo, avendo la pretesa di analizzare ogni aspetto della vita politica del Paese come progetto «integrale, decisivo e costruttivo». Il linguaggio è spesso pomposo e retorico, non semplicemente detto, ma proclamato a voce spiegata e con la mano sul cuore: si parla di «alba di una nuova avventura» e della necessità di «scegliere adesso per cosa vivere e morire». È più di un semplice elenco di “cose che faremo”, perché rivela dietro di sé una filosofia della politica e della storia.

Espone ripetutamente i suoi “valori non negoziabili” di alto lignaggio culturale: «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto». Si diffonde perfino in articolate analisi del rapporto tra Stato e sovranità dal trattato di Westfalia a noi, ricorda le invasioni dei Longobardi e dei Normanni, conduce analisi politologiche sull’era Trump, cita numerosi autori, compresi San Paolo, Dante, Chesterton, Guareschi e perfino il cardinale Ottaviani. Ha la pretesa di enunciare propositi operativi, ma anche un quadro culturale di riferimento fatto di diritto naturale, principio di sussidiarietà, “sapiente riflessione della Dottrina sociale della Chiesa”, realismo politico, usando espressioni strane per un programma elettorale come “cristianità”, “tradizione romana e cristiana”.

Un partito nuovo come Futuro Nazionale non sa bene quali sono i suoi aderenti. Non bastano le serate alla Versiliana per capire questo. Ad un partito nuovo si aderisce per mille motivi diversi. Non si può sapere, quindi, quanto queste idee siano condivise realmente dal popolo di FN. Però, proprio per questo, la pubblicazione del Programma è utile, anche per gli altri partiti e non crediamo sia il caso di liquidarla con tono sprezzante. Perfino il ripescaggio di parole e concetti inusitati (alla “cristianità” oggi non crede più nemmeno la Chiesa) può essere uno stimolo a pensare che il mondo non è nato con la Rivoluzione francese.

Tra i tanti argomenti esaminati dal programma soffermiamoci su alcuni sia perché particolarmente rappresentativi di Futuro Nazionale sia perché di nuovo conio.

Un primo argomento è senz’altro la lotta al declino demografico italiano. Il partito dice di essere una «Destra vitale perché mette al primo posto la necessità di promuovere la vita». Del popolo si espone una concezione naturale e non artificiale come nelle moderne «democrazie di massa»: «Un popolo esiste nei suoi membri, nei suoi figli, quelli che oggi mancano, col rischio di segnare la fine della civiltà italiana». Questo principio di «famiglia e natalità come fattori centrali della sostenibilità economica» viene sviluppato nei capitoli sull’economia quando si riprende il tema del “quoziente familiare” nei suoi effetti sulla progressività fiscale, o quando si parla di riduzione dell’IVA per i prodotti legati alla natalità e alla cura dei piccoli.

Sul piano delle istituzioni politiche il programma sostiene che «viene prima l’Italia, poi lo Stato e le istituzioni che devono essere al suo servizio». La proposta è quindi di una sovranità identitaria «che si riconosca certamente sottomessa alla legge naturale che la ragione scopre e difende e alla tradizione cristiana». Qui si inseriscono le gravi accuse all’Unione Europea, considerata un «soggetto completamente avverso all’interesse del nostro Paese» sui temi della decarbonizzazione, dell’inserimento dell’aborto nei diritti fondamentali, delle spese militari a sostegno dell’Ucraina, della negazione di deroghe di finanza pubblica per le politiche demografiche.

Tale sovranità, dice il programma di Vannacci, va difesa anche sul piano economico: quando le regole UE producono paralisi, il governo nazionale deve promuoverne la revisione, utilizzando anche il potere di veto, come promette di fare Futuro Nazionale al prossimo bilancio pluriennale sui temi del riarmo e del Green deal. Si propone anche una revisione organica dei Trattati, seppure “condotta con perizia”. Curioso che si dica anche che bisogna far valere la prevalenza della Costituzione italiana su ogni genere di trattati, quando l’europeismo è ormai di rango costituzionale.

Nel campo dell’economia e del lavoro, il programma fa diverse proposte scontate: chi non proporrebbe la riduzione del cuneo fiscale o una maggiore sicurezza sul lavoro? Ne fa però anche di interessanti e coerenti con i principi visti sopra. Per esempio, è da notare che si torni a parlare di «impresa familiare» in una società anti-familiare come la nostra, di «proprietà diffusa» mentre aumentano le concentrazioni economiche e i sussidi di Stato, di «partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa», di «azionariato diffuso» e di cura per la classe media degli artigiani e dei commercianti.

Ci sono nel programma diversi punti di origine distributista e derivati dalla Dottrina sociale della Chiesa, come viene espressamente riconosciuto; «La cornice di riferimento della dottrina economica di FN è dunque quella di una cooperazione dei corpi sociali intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina sociale della Chiesa». Degna di attenzione è anche l’idea di una «moneta fiscale quale strumento complementare di politica economica, fondata sulla circolazione volontaria dei crediti fiscali e i diritti di compensazione tra Stato e cittadini». Toccare il tema moneta può essere pericoloso, ma è necessario.

Poi, ovviamente, c’è l’argomento immigrazione e remigrazione, tanto caro sia a Vannacci che ai suoi detrattori. Il programma del partito si dichiara contrario alla società multiculturale e propone di incentivare fiscalmente il rientro dall’estero di italiani in età produttiva. Propone la riforma della cittadinanza, intesa quest’ultima «come appartenenza ad una civiltà, ad una storia, ad un popolo». Dovrebbe essere concessa dopo 20 anni di residenza, una certificata conoscenza della lingua, una fedina penale immacolata e una «dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana». In ogni caso anche per gli ingressi regolari dovrebbe esserci un tetto e il riconoscimento della cittadinanza può essere revocato.

Come si diceva all’inizio, la pubblicazione del Programma del nuovo partito è da considerarsi utile. Sarebbe il caso che se ne discutesse in riferimento alle politiche proposte e anche alle premesse culturali.