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In morte di

Valentino cripto-influencer

Valentino si è prestato ad una operazione di legittimazione dell’omosessualità tramite il credito sociale: il suo talento veniva usato come grimaldello per aprire ogni porta.

Gender Watch 21_01_2026

Ieri è morto lo stilista Valentino. Potremmo definirlo uno dei primi cripto influencer. Non solo il suo stile sartoriale ha influenzato la moda, ma la sua stessa omosessualità ha influenzato le mode. La sua omosessualità non è stata mai ostentata, esibita – ecco perché cripto influencer – ma comunque era conosciuta. Valentino si è prestato, volutamente o no non possiamo dirlo, ad una operazione di legittimazione dell’omosessualità tramite il credito sociale, ecco quindi il suo ruolo di influencer. Vogliamo dire che alle persone di talento, ai geni si perdona tutto e, quando i tempi diventano ancora più liberali, tutto ciò che fanno diventa legittimo. La bravura e il credito ottenuti diventano passepartout per aprire qualsiasi porta. Il prestigio, la fama, la bravura e la simpatia informano anche condotte discutibili.

Valentino non divenne mai “sponsor ufficiale” dell’omosessualità, ma è certo che inizialmente in lui gli alfieri del pensiero gay potevano trovare una valido parafulmine, una sorta di discreta legittimazione data dalla sua eccellenza. In un secondo tempo la sua persona venne usata per avvalorare ancor di più il fenomeno LGBT, volutamente confondendo talenti personali con inclinazioni sessuali.