Un'intervista interessante
Stefan Diefenbach, coautore del testo per le benedizioni delle coppie gay in Germania, ammette che ogni benedizione è azione liturgica.
Interessante intervista del sito cattolico tedesco katholisch.de a Stefan Diefenbach (nella foto) – un ex sacerdote che ha lasciato la vita religiosa e ora è “sposato” con un altro uomo – coautore del discusso testo della Conferenza episcopale tedesca sulle benedizioni alle coppie gay, dal titolo La benedizione dà forza all'amore.
L’intervistatore fa presente a Diefenbach che tali benedizioni sono formali, quando invece Francesco, in Fiducia supplicans, si limitava a permetterle solo se informali (ma rimangono pur sempre illecite). L’ex sacerdote così risponde: «ciò che descriviamo nelle linee guida va oltre questa benedizione informale. Ma la questione è se una tale benedizione renda davvero giustizia alla decisione che le coppie prendono quando vogliono plasmare la loro vita insieme, assumersi responsabilità reciproche e affidare tutto alla protezione di Dio. Le coppie non vogliono qualcosa che venga loro imposto, e la preparazione è parte integrante di una buona benedizione. Bisogna parlarne con la coppia. Ed è quando Dio entra in gioco, arricchendo e incoraggiando la vita, che allora diventa veramente solenne. "Benedizione" e "non solenne" sono una contraddizione in termini! Per me, è ovviamente liturgia, anche se non vengono utilizzati testi o forme approvati». Ecco spiegato da fonte non partigiana che ogni benedizione, formale o informale che sia, è liturgica per sua natura.
Un appunto: assai interessante notare che chi ha contribuito a promuovere tutto ciò abbia lasciato il sacerdozio per un vita omosessuale attiva con tanto di anello “nuziale” al dito. A dimostrazione pratica che omosessualità e fede non possono coesistere.

