Trans che partoriscono e allattano: l’ideologia che nega la biologia
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Il 3 e 4 ottobre è in programma a Riccione un congresso dell’Associazione italiana di ostetricia: uno degli incontri è intitolato Se a partorire non è una madre e prevede crediti formativi rilasciati dal Ministero della Salute. Un inchino all’ideologia trans.
Cercare di far partorire un uomo è come sperare che da un seme di plastica nasca una pianta. Questa evidenza sfugge all’Associazione italiana di ostetricia (Aio) e alla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo).
Il 3 e 4 ottobre 2026, a Riccione, si svolgerà il congresso annuale dell’Aio dal titolo Genere, generi, generazioni. In seno a questo congresso vi sarà un incontro dal titolo Se a partorire non è una madre: panoramica su gravidanza, parto e allattamento nella comunità trans. Relatori la dottoressa Chiara Mogliazza, coordinatrice nazionale per l’Aio del Gruppo ostetriche italiane per la salute Lgbtqia+ e l'attivista Egon Botteghi, referente di Genitorialità Trans per l'associazione Rete Genitori Rainbow. Per i partecipanti sono previsti anche 10,5 crediti formativi rilasciati dal Ministero della Salute. Ministero a cui sarà rivolta una interrogazione parlamentare da parte di due deputati di Futuro Nazionale, Davide Bergamini e Rossano Sasso.
L’Aio sostiene che esistono persone con capacità di gravidanza, ma che non si identificano come donne, ergo sono uomini che possono concepire, partorire e allattare. Quindi, di necessità dobbiamo concludere che non è più una madre che può partorire, come recita il titolo dell’incontro dell’Aio, ma un padre. L’Aio è sempre stata coerente su questo punto. Sul suo sito infatti possiamo leggere: «ll gruppo [ostetriche italiane per la salute Lgbtqia+] riconosce l’esperienza di molte persone con utero e/o vagina (persone “AFAB”: Assigned Female At Birth) che non si identificano come donne cisgender, inclusi uomini transgender e persone non binary, in relazione a sessualità, mestruazioni, fertilità, contraccezione, gravidanza, parto e allattamento». Leggete bene: secondo l’Aio, vi sono persone con utero e/o vagina, ossia persone che come accessorio hanno l’apparato riproduttivo femminile, accessorio perché tale apparato non li definisce più come donne. Hanno organi che nulla c’entrano con la percezione (errata) che queste persone hanno di sé dal punto di vista dell’appartenenza sessuale e quindi sono organi marginali, secondari, semmai ausiliari per avere dei bambini come accade per le donne. Un errore organico che può tornare utile all’occorrenza. In definitiva, “uomini” che accidentalmente a volte sono donne.
Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, si muove sulla stessa linea: si tratterebbe di «pura e semplice biologia: una persona che sospende la terapia con testosterone può tornare fertile e può partorire. Quella persona a un certo punto entra in una sala parto e davanti si trova un'ostetrica o un ostetrico. L'unica domanda che conta è se quel professionista sia stato formato o no, a tutela di chi partorisce e anche del feto». Stessa frequenza d’onda anche per Vito Trojano, presidente della Sigo, il quale dichiara ad Adnkronos Salute: «Sono favorevole anche alla possibilità di allattare al seno» per gli “uomini” trans, ossia donne che si percepiscono come uomini. In merito all’allattamento al seno, quando si parla di transessuali, ci si riferisce non solo alle donne che si credono uomini e non hanno subito la doppia mastectomia, ma anche agli uomini che si credono donne. Infatti, in alcuni casi si può indurre in un uomo la lattazione tramite farmaci.
Dunque, siamo alle solite: basta il pensiero per diventare uomini, pur restando donne che ovviamente sono in grado di concepire, partorire e allattare, posto che i trattamenti ormonali e le operazioni chirurgiche non abbiano causato danni irreversibili. Donne che si credono uomini, ma non sempre, perché quando il desiderio di maternità chiama allora si torna volentieri al senso naturale delle cose, si chiudono per un momento le rivendicazioni Lgbt nell’armadio e si abbraccia senza difficoltà il tanto odiato binarismo.
Ma torniamo alla fantasia secondo la quale un “uomo” può partorire. Il problema, con piena evidenza, non sta nell’assistenza sanitaria prestata alle persone transessuali, ma sta nel fatto che l’Associazione di ostetricia e la Società di ginecologia e ostetricia, nonostante la natura delle loro attività impressa nelle loro sigle, non riescano più a riconoscere una donna dietro un nome maschile. Non ci riescono proprio queste due associazioni, che toccano con mano ogni giorno la realtà organica, fisica di essere donna. Pura e semplice biologia, direbbe il presidente dell’Arcigay di Rimini. E quindi, chi più competente di loro nel distinguere una donna da un uomo, posto che occorra competenza per una realtà tanto evidente?
Ma la competenza, la realtà, l’evidenza nulla possono contro la cecità dell’ideologia che ha intaccato i nervi ottici e del giudizio dell’Aio e della Sigo. E, come inciso, ci sia permesso di concludere che se un “uomo” può partorire, chiunque di noi è legittimato a credersi, anzi ad essere Napoleone, il Papa o un marziano. Se un “uomo” può partorire anche la nostra mente può partorire qualsiasi idiozia camuffata da verità. Il generale Roberto Vannacci è intervenuto sulla vicenda: «A me dicono che la remigrazione non è possibile, loro invece fanno lezioni su come possa nascere un bambino senza che ci sia una madre a partorirlo. Il mondo al contrario, pubblicato esattamente tre anni fa, è sempre di struggente attualità». E poi c’è chi si stupisce che Futuro Nazionale stia sempre più crescendo nei consensi.

