Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santi Angeli Custodi a cura di Ermes Dovico
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Una "costituzione" per l'IA: la risposta di Trump al pericolo

Dopo mesi di allarmi e di dibattito sul controllo dell'IA, per prevenirne i pericoli, Trump dà una risposta nazionale, firmando un documento con i maggiori innovatori. I quali promettono di autoregolarsi. Conflitto di interessi? Le alternative non sono molto migliori.

Oggi se ne parlerà ne Il Venerdì della Bussola

Editoriali 02_10_2026
La firma della "Costituzione" (AP)

Un’unica pagina, firmata dal presidente degli Usa, Donald Trump, dopo il banchetto “più ricco del mondo” con gli amministratori delegati delle più grandi aziende all’avanguardia nell’intelligenza artificiale: così, il 29 settembre, è nata la “Costituzione” dell’IA, il documento che fissa le linee guida del prossimo sviluppo.

I firmatari sono tutti i big della nuova rivoluzione industriale: OpenAI, Anthropic, Google, Meta, xAI e Nvidia. Trump ha paragonato il documento a “una costituzione”, ha affermato che vi sono “molti punti in comune” tra i leader del settore tecnologico e ha elogiato quella che ha definito una “straordinaria autoregolamentazione”. «Non ostacolerò mai la crescita di una tecnologia che avrà un impatto maggiore della rivoluzione industriale», ha affermato successivamente il presidente americano in occasione di un evento per presentare il nuovo sito web America.gov, realizzato con l’ausilio dell’IA per facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi del governo federale.

La “Costituzione” è la risposta più immediata al dibattito sui rischi posti dallo sviluppo di una super-intelligenza, potenzialmente in grado di battere l’uomo. Trump è contrario all’idea di un rallentamento volontario della ricerca perché, come ha ribadito più volte, teme la concorrenza della Cina, che finora non si è posta alcun limite etico nella sua competizione serrata per sviluppare l’IA più potente. Inoltre è contrario a una governance globale, sul modello dei trattati per il controllo e la limitazione delle armi nucleari, perché vuole che gli Usa, già primi nel settore, non siano limitati dall’esterno e vincano la corsa all’intelligenza artificiale. Per ribadire la positività della nuova tecnologia, contro le tesi dei catastrofisti, Trump ha anche cambiato il nome nei documenti ufficiali, da “intelligenza artificiale” a “super-intelligenza”.

Che cosa prevede il documento? Una promessa di autoregolamentazione: ogni azienda è tenuta, ma non vincolata legalmente, a rispettare quattro punti programmatici sulla sicurezza. Primo: istituire robusti controlli interni, per evitare che i propri agenti IA vadano ad hackerare siti esterni, come è già accaduto nell’ultimo anno. Secondo: istituire una squadra di sicurezza interna. Terzo: scegliere un controllore esterno e indipendente. Quarto: istituire un comitato dei consigli di amministrazione delle aziende dell’IA che raccolga ed elabori i dati dei controllori interni ed esterni.

Il banchetto e la firma del documento sono state anche occasioni di riconciliazione, anche fra il presidente e l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, uno dei maggiori critici di Trump e del suo approccio all’IA. Amodei vorrebbe un controllo più severo da parte dello Stato, non solo un’autoregolamentazione ed è attualmente il maggior sostenitore sia dell’idea di una governance globale, sia della necessità di rallentare lo sviluppo. Ha firmato il patto, ma ha dichiarato alla stampa che si trattava solo di «un inizio».

La motivazione, per Trump, è la scommessa economica sulla nuova, potenziale, rivoluzione industriale. Si prevede che la spesa per le infrastrutture di IA raggiunga i 10,3 trilioni (dunque 10.300 miliardi) di dollari entro il 2032. Se la scommessa viene vinta, Trump vuole dare il suo nome a una nuova era. Se va male (cioè si tratta di una bolla e questa scoppia nel breve periodo) allora il presidente scoppierà assieme.

Non si tratta solo di una scelta economica, comunque, ma anche di filosofia di governo. I Democratici punteranno ancor di più nella prossima campagna elettorale per un maggiore controllo di Stato e per l’inizio di una governance globale. Hanno dalla loro fior di scienziati e di addetti ai lavori che chiedono da anni un maggior controllo pubblico. I Repubblicani sono sempre stati più restii all’intervento statale in economia, anche in veste di mero controllo. E sono consapevoli che gli Usa si sono sviluppati, diventando la prima potenza economica, soprattutto grazie all’iniziativa privata (petrolio, energia elettrica, ferrovie nei secoli scorsi, spazio, informatica e IA oggi), con pochissime eccezioni. I sostenitori del maggiore controllo statale sottovalutano quanto lo Stato possa far male e possa agire contro gli interessi del comune cittadino. Guardano con timore a Pechino, che usa già da anni sistemi di IA per controllare ogni singolo cinese e forse non si rendono conto che un governo federale Usa più forte e interventista, anche nel settore dell’IA, può diventare qualcosa di simile.

Chi controlla? La “Costituzione” di Trump prevede che il controllore sia interno all’azienda o sia comunque scelto dalla stessa. Si tratta di un conflitto di interessi palese. In caso di maggiori controlli statali, nazionali o internazionali, verrebbe risolto il conflitto di interessi? Difficile crederlo: sono sempre esistite le lobby per influenzare il decisore e il revisore. Ci sarebbe ancora un conflitto di interessi, più occulto, come già avviene con tutte le grandi aziende quando si rapportano con governi e legislatori.

Quanto al rallentamento volontario dello sviluppo dell’IA: non porterebbe certo alla fine del pericolo che la tecnologia super-intelligente possa sfuggire di mano. Rallenterebbe lo sviluppo negli Usa, ma non in Cina, dove finora non si sono mai posti scrupoli etici sullo sviluppo tecnologico.