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COMUNISMO LATINO

Un terremoto devasta il Venezuela, nel mezzo della transizione democratica

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Terremoto in Venezuela, centinaia di morti e feriti. Il sisma colpisce il paese quando era in corso una delicata transizione democratica e ricostruzione sociale, come ci spiega Francesca Zonato, del partito Vente Venezuela.

Esteri 26_06_2026
Sisma in Venezuela (La Presse)

Il Venezuela era sparito dalle cronache internazionali, dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte delle forze speciali statunitensi, il 3 gennaio scorso. Ora balza di nuovo agli onori della cronaca per uno dei terremoti più drammatici del centro America negli ultimi anni. Tre scosse, la prima di magnitudo 7,1, le altre due, simultanee, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno raso al suolo intere aree soprattutto della città di La Guaira e della sua regione, ma hanno devastato anche la stessa capitale Caracas. Gli edifici distrutti sono 250, le vittime 188 secondo un bilancio ancora provvisorio (200 intrappolati nelle macerie, ma i dispersi sono oltre 36mila) e i feriti soccorsi sono già 1520.

Il terremoto è un test per Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela. Il terremoto capita infatti in una fase storica delicatissima del paese latino-americano. Fino al 3 gennaio, la Rodriguez era vicepresidente, braccio destro di Nicolas Maduro. Nominata presidente ad interim è stata accettata nel suo ruolo di leadership dall’amministrazione Trump. Purché porti a compimento le riforme, in tre tappe, che dovrebbero condurre il Venezuela, rispettivamente, alla stabilità economica, alla transizione democratica e infine a libere elezioni. La prima misura è stata l’amnistia e la scarcerazione di parte dei prigionieri politici, fra cui anche i prigionieri italiani, tornati in patria. Fra i venezuelani, per la prima volta in un ventennio, c’è la speranza che si possa ritornare a vivere. Il terremoto comporta un grave lutto e un pesante sforzo di ricostruzione, ma può anche costituire un momento di riflessione e di rinascita. Come è avvenuto anche in Italia, in occasione di altre catastrofi naturali, come l’alluvione di Firenze del 1966, la solidarietà di una generazione intera ha segnato un punto di svolta, anche politico. Due i possibili effetti in Venezuela: un consolidamento del regime, se riuscisse a dar prova di efficienza e vicinanza alle vittime; oppure un colpo di grazia a un regime agonizzante (e di fatto commissariato dagli Usa, dal 3 gennaio) se la popolazione scoprisse che può aiutarsi e organizzarsi da sola, senza attendere lo Stato.

La Nuova Bussola Quotidiana ne ha parlato con i rappresentanti di Vente Venezuela, la formazione politica liberale guidata da Maria Corina Machado (premio Nobel per la Pace). Francesca Zonato, relatrice per i diritti umani, è "col fiato sospeso" in attesa di notizie più dettagliate sul terremoto e sui danni che può aver provocato. «Al momento siamo tutti sconvolti e provati, cercando di orientarci in questo nuovo lutto. Adesso è un momento di raccoglimento, attesa e preghiera».

Negli ultimi mesi stava iniziando una fase importante della transizione democratica. «L’amnistia è in corso ma è molto lenta - ci spiegava la Zonato prima che il sisma si abbattesse sul suo paese natale - Comunque è in corso, se non altro perché gli Stati Uniti chiedono di rispettarla, con una certa insistenza». Quanto all’inizio della seconda tappa della transizione (quella politica), «si tratta di una fase molto complessa, perché una dittatura di quasi trent’anni si nutre anche delle associazioni, anche piccole, della società civile, in ogni ambito possibile. Ora le persone, dovrebbero sentirsi legittimate a fare un passo avanti, a prendere l’iniziativa. Ma non è facile, perché hanno ancora paura del regime, hanno paura di conseguenze personali. Parte del nostro lavoro, di politici e attivisti, è infondere calma e speranza. Il motivo per non aver paura è che non siamo mai arrivati così lontano. E soprattutto perché c’è un progetto».

La ricostruzione passa anche dalla rinascita della famiglia, che il trentennio bolivariano ha fatto di tutto per distruggere. Spiega Zonato: «I valori cattolici della famiglia fanno parte della cultura venezuelana da sempre, ma ora vanno fatti rinascere, perché è su questi che il regime ha colpito più duro. Il regime usa simbologie tutt’altro che cristiane, ma pagane, cose che per il venezuelano medio sono al limite del demoniaco. Ad esempio, come quando Hugo Chavez ha fatto riesumare la salma di Simon Bolivar, l’eroe dell’indipendenza». Ufficialmente era per verificare che fosse morto realmente di tubercolosi. Ma... «Non è chiaro a nessuno che cosa ne abbiano fatto. Ma è stato un episodio che ha infuso un senso di terrore in tutta la popolazione».

Le famiglie sono distrutte, sia per l’emigrazione di massa (8 milioni sono i venezuelani della diaspora), sia perché il regime ha messo gli uni contro gli altri: «Non ai livelli di Cuba, ma in quella direzione: denunce private tra i cittadini. Ognuno era spinto a denunciare parenti e conoscenti per tradimento del Partito o del governo. Una denuncia non richiedeva molte prove, bastava un sospetto. Il regime ha danneggiato le relazioni più intime, ha distrutto le comunità»

Le prossime mosse saranno determinanti per capire anche quanto serio sia l’impegno di Trump. Ma sia Francesca Zonato che Maria Claudia Lopez, portavoce di Maria Corina Machado in Italia, sono convinte che, Trump o meno, siano gli Usa, in quanto governo, in quanto Stato, a sostenere la transizione democratica del Venezuela. Il terremoto sarà un test importante anche per gli Usa: quanto vorranno aiutare il popolo venezuelano? E come saranno gestiti gli aiuti, da chi soprattutto?