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FRATELLI D'ITALIA

Caso Delmastro, il rischio di uno scontro istituzionale

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Come accedere agli atti dell'inchiesta su Delmastro? Se il diritto dei parlamentari ad accedere agli atti diventa materia di scontro tra maggioranza e opposizione, ogni futuro caso rischierà di essere affrontato sulla base della convenienza politica del momento.

Politica 05_08_2026
Giunta delle Autorizzazioni in sessione (La Presse)

Più che il contenuto delle chat, è il metodo scelto per gestirle a rischiare di lasciare un segno nei rapporti tra maggioranza e opposizione. La vicenda che ruota attorno alle conversazioni tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell'ambito dell'inchiesta sulle "Bisteccherie d'Italia", si sta infatti trasformando in un caso istituzionale destinato ad andare ben oltre il singolo procedimento.

Al centro dello scontro non c'è, almeno per ora, il merito delle conversazioni, ma una questione procedurale: chi ha il diritto di leggere la documentazione trasmessa dalla procura alla Giunta per le autorizzazioni della Camera? È una domanda apparentemente tecnica che, in realtà, tocca il delicato equilibrio tra prerogative parlamentari, tutela della corrispondenza, diritto di difesa e garanzie costituzionali.

La Giunta per il Regolamento della Camera, presieduta da Lorenzo Fontana, è stata chiamata a pronunciarsi dopo il contrasto emerso all'interno della stessa Giunta per le autorizzazioni. Fontana ha chiarito che la Giunta per il Regolamento non poteva sostituirsi all'organo competente nelle valutazioni di merito e ha proposto che fosse proprio la Giunta per le autorizzazioni, riunita in seduta plenaria, a decidere se rendere conoscibile ai propri componenti il materiale ricevuto dalla procura e quale iter seguire. Una linea approvata dalla maggioranza della Giunta, ma che non ha spento le polemiche.

Secondo il presidente della Camera, il caso presenta caratteristiche del tutto nuove. Non si tratta, infatti, di tradizionali atti processuali già selezionati dall'autorità giudiziaria, ma di documentazione prodotta dalla difesa di un soggetto terzo e successivamente trasmessa dalla procura al Parlamento. Una situazione che intreccia profili costituzionali differenti e che, proprio per la sua eccezionalità, richiederebbe una valutazione prudente.

Di tutt'altro avviso le opposizioni. Il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra sostengono che impedire ai componenti della Giunta di prendere visione degli atti significhi comprimere le prerogative parlamentari. Federico Fornaro ha sintetizzato il principio con una formula semplice: "Occorre conoscere per deliberare". Valentina D'Orso ha parlato di un "precedente gravissimo", sostenendo che una maggioranza potrebbe in futuro decidere quali documenti rendere accessibili e quali no, svuotando di fatto la funzione di garanzia della Giunta. Dello stesso tenore le preoccupazioni espresse dal presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, secondo cui subordinare l'accesso ai documenti a un voto della maggioranza rischia di snaturare il ruolo stesso dell'organismo parlamentare.

La maggioranza replica che il nodo non riguarda la volontà di nascondere le chat, bensì la necessità di individuare il corretto percorso istituzionale. È proprio qui che la vicenda assume una dimensione politica più ampia. Per il centrodestra il rischio è quello di alimentare l'impressione di voler costruire una sorta di scudo protettivo attorno a Delmastro, offrendo all'opinione pubblica l'immagine di una maggioranza più preoccupata di limitare la circolazione delle informazioni che di garantire la massima trasparenza. Anche se la questione è formalmente procedurale, la percezione rischia di essere quella di una tutela politica del proprio esponente.

Ma anche il centrosinistra, e in particolare il Movimento 5 Stelle, non è esente da critiche. Le vibranti proteste in Aula e la denuncia di un presunto attentato alle prerogative parlamentari appaiono, agli occhi di molti osservatori, fortemente condizionate dalla convenienza politica del momento. Il principio della piena conoscibilità delle comunicazioni non è stato infatti rivendicato con la stessa forza in altre vicende analoghe.

Il riferimento inevitabile è alla pandemia. Le opposizioni di allora chiesero più volte di acquisire e rendere disponibili le comunicazioni intercorse tra l'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il commissario straordinario Domenico Arcuri nella gestione dell'emergenza Covid. Anche in quel caso il tema era quello della trasparenza e dell'accesso agli atti, ma quelle conversazioni non furono mai rese disponibili integralmente. Oggi, dunque, chi allora difendeva la riservatezza invoca la massima pubblicità, mentre chi oggi richiama la prudenza accusava in passato il governo di opacità. Un'inversione di ruoli che conferma come, troppo spesso, il principio venga adattato alla posizione occupata nei banchi parlamentari.

Il vero nodo, dunque, non riguarda Delmastro né Conte. Riguarda la credibilità delle istituzioni e la coerenza con cui vengono applicate le regole. Se il diritto dei parlamentari ad accedere agli atti diventa materia di scontro tra maggioranza e opposizione, ogni futuro caso rischierà di essere affrontato non sulla base di criteri oggettivi ma della convenienza politica del momento.

Per questo la decisione assunta in questa vicenda merita attenzione. Qualunque sarà l'esito finale sulla richiesta di autorizzazione, il precedente che si sta costruendo potrebbe incidere sui rapporti tra Parlamento e magistratura e, soprattutto, sul funzionamento degli organi di garanzia della Camera. Le regole procedurali, proprio perché destinate a valere per tutti, dovrebbero essere costruite pensando non all'interesse della maggioranza o dell'opposizione di oggi, ma a quello delle istituzioni.

È questa la lezione che la politica rischia di dimenticare mentre trasforma una questione di metodo nell'ennesimo terreno di scontro partitico.