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Lutto nella Chiesa africana

Un sacerdote vittima di un agguato in Nigeria

Uomini armati hanno ucciso don Igechi, della diocesi di Benin City, mentre rientrava in sede e hanno gettato il suo corpo lungo una strada

 

Don Charles Onomhoale Igechi, dell’arcidiocesi di Benin City, la capitale dello stato nigeriano di Edo, è stato vittima di un agguato il 7 giugno. Uomini armati lo hanno ucciso a colpi di arma da fuoco mentre, da solo, rientrava in sede percorrendo la Boundary Street, a Ikpoba Hill. Il suo corpo è stato rinvenuto lungo la Benin-Agbor Road dove era stato gettato. L’annuncio della sua morte è stato dato da monsignor Augustine Akubeze, arcivescovo di Benin City. Don Igechi era stato ordinato sacerdote il 13 agosto del 2022 ed era vice preside del St. Michael College, Ikhueniro, una scuola secondaria di Benin City. Una messa in suffragio è stata celebrata il 9 giugno nella cappella del Bishop Kelly Pastoral Center. Mancano al momento ulteriori dettagli sulle circostanze della sua morte perché finora il comando della polizia di Edo non ha risposto alle richieste di chiarimenti fatte dai mass media locali. “L'agenzia di sicurezza competente è stata informata e attualmente sta lavorando al caso – ha dichiarato monsignor Akubeze interpellato in merito – preghiamo affinché gli autori di questo atto malvagio siano portati davanti alla giustizia”. L’omicidio di don Igechi è l’ultimo di una serie di attacchi contro dei religiosi. Quasi sempre si tratta di rapimenti a scopo di estorsione, ormai una piaga che colpisce i nigeriani di ogni condizione sociale. Il capo della Christian Association of Nigeria, di cui fanno parte i rappresentanti della Conferenza episcopale della Nigeria, hanno rivolto un appello al nuovo presidente del paese, Bola Ahmed Tinubu, affinché dia priorità alla soluzione dei gravissimi problemi di sicurezza che affliggono la popolazione. Monsignor Matthew Harran Kukah, vescovo di Sokoto, che ha preso la parola in occasione dell’insediamento del presidente Tinubu, ha dichiarato: “sono così tanti i nostri connazionali che hanno perso la vita e che tuttora sono nelle mani di chi li ha rapiti. La cosa peggiore che possiamo fare è fingere che tutto vada bene mentre non è vero”.