Un sacerdote aggredito in Sierra Leone
Una nuova aggressione a un sacerdote fa crescere la preoccupazione per i frequenti episodi di violenza ai danni di religiosi e beni della Chiesa
Cresce in Sierra Leone la preoccupazione per i sempre più frequenti attacchi a religiosi e beni della Chiesa. Ultimo di una serie, fratel James Joshua Jamiru è stato aggredito il 27 gennaio mentre si trovava nella canonica della chiesa di Santa Maria di cui è parroco, a Pendembu, nell’Alto Bambara. Un uomo entrato nell’edificio lo ha ferito alle mani, alla testa e alle ginocchia. Lo scorso 30 agosto un altro sacerdote, padre Augustine Dauda Amadu, parroco della chiesa dell’Immacolata Concezione di Kenema, era stato ucciso, aggredito di notte in casa sua a scopo di rapina da sei persone, in seguito arrestate. Gli avevano rubato del denaro e un computer portatile. Il giorno successivo padre Amadu avrebbe dovuto celebrare la messa di commiato perché era stato destinato alla parrocchia di St John Kailahun, sempre a Kenema. Nei sei mesi trascorsi – riporta l’agenzia di stampa Fides – si sono moltiplicati i furti e le rapine ai danni di strutture e personale ecclesiastico. “È ora di dire basta – scrivono i vescovi del paese in una nota diffusa dopo l’ultima aggressione – condanniamo nettamente la serie di attacchi contro il clero, i religiosi e il saccheggio delle proprietà delle missioni nelle nostre diocesi”. Nella nota i vescovi esprimono inoltre “incrollabile solidarietà con i sacerdoti, i religiosi e i fedeli laici traumatizzati dalle rapine a mano armata, dall’invasione delle loro residenze e dal saccheggio sistematico delle proprietà delle missioni destinate al servizio dei poveri e dei bisognosi” e chiedono con urgenza alle autorità del paese di provvedere con misure concrete a garantire la sicurezza e impedire nuove violenze. La Sierra Leone è un paese a maggioranza islamica. I musulmani sono circa il 77% della popolazione. I cristiani sono il 21%.

