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FINE VITA

Francia, la legge sul suicidio assistito che banalizza la morte

In Francia passa all'Assemblea Nazionale la legge sul suicidio assistito, in realtà una legge sull'eutanasia con ben pochi limiti, dove il medico prende la decisione finale, i parenti non hanno voce e i malati di mente non sono risparmiati.

Vita e bioetica 27_02_2026
Macron annuncia il progetto di legge sul fine-vita (AP)

Macron spinge la Francia nell’era della morte medicalmente assistita per tutti. Dopo numerosi rinvii e riscritture da parte di entrambe le Camere, la versione votata lo scorso 25 febbraio dall'Assemblea Nazionale, riflette quella che è forse la visione più omicida mai proposta sull'importante questione del suicidio assistito. L'illiberalismo di Macron e della sua coalizione di liberal-socialisti e sinistre, sostenuti dalla massoneria francese, vogliono imporre un cambio antropologico totale alla società francese, arrestando anche chi si oppone silenziosamente. 

Tutti gli sforzi dei parlamentari di destra e di centro per cercare introdurre misure di salvaguardia contro questa corsa mortale che farà precipitare malati, anziani e inadatti al camposanto, sono stati bocciati dalla maggioranza di macroniani e sinistre unite. L'ultima versione del testo, approvata il 25 febbraio (a favore 299, contrari: 226, astenuti 37), conferma l'adozione del “principio del suicidio assistito” come riferimento, anziché dell'eutanasia in senso stretto, ma dal testo complessivo si capisce che si tratta di un semplice gioco di parole. Infatti, l'emendamento presentato dall'ex ministro della Salute Frédéric Valletoux, che fa dell'autosomministrazione della sostanza letale, la regola e dell'assistenza di una terza persona, quando la persona non è in grado di farlo, l'eccezione, è stato adottato a larga maggioranza.

Piccola consolazione è un emendamento governativo, volto a escludere la «sola sofferenza psicologica» dall’ambito di applicazione della legge sul suicidio assistito che è stato approvato con 159 voti favorevoli e 130 contrari, mentre un altro emendamento per l’introduzione del reato di «incitamento al suicidio assistito» è stato adottato alla quasi unanimità. La bocciatura, lo scorso fine gennaio, di un disegno di legge emendato dai senatori in senso “pro-life”, da noi commentato, ha avuto l’effetto di rilanciare paradossalmente le versioni più omicide ed infatti, nei lavori delle commissioni parlamentari della scorsa settimana, la maggioranza di sinistra e macroniani aveva respinto categoricamente una prima serie di 150 emendamenti volti a regolamentare il "suicidio assistito". 

In seguito, il 20 febbraio, le discussioni si sono concentrate su alcune tipologie di patologie ammissibili al suicidio assistito. Il tentativo di escludere dal programma pazienti psichiatrici, affetti da malattie neurodegenerative, schizofrenia o disabilità intellettive non ha purtroppo avuto successo, con il relatore del disegno di legge, il deputato socialista Olivier Falorni, che si è dichiarato contrario alle «liste di esclusione generalizzate». Il 23 febbraio ben 42 deputati di tutti i partiti politici, con un editoriale pubblicato da Le Figaro si erano già detti allarmati dal sistematico rigetto di tutti gli emendamenti migliorativi che ponevano limiti alle azioni letali e garanzie per i pazienti. «Non si tratta di una legge sulla fine della vita, ma di una legge che banalizza la morte provocata. Il titolo e la comunicazione del governo hanno creato confusione: questa legge non riguarda solo le persone agli ultimi giorni della loro esistenza. I criteri adottati non si limitano alle situazioni terminali…L'eliminazione del riferimento che esclude solo la sofferenza psicologica ne amplia ulteriormente la portata. Una persona potrà richiedere assistenza al suicidio anche senza essere in fin di vita…Non si tratta di una legge eccezionale, ma di una legge con criteri di ammissibilità molto ampi», così i firmatari. 

Inoltre la norma prevede che la decisione finale sulla procedura di eutanasia sarà presa da un singolo medico; il parere del secondo medico potrà essere espresso a distanza, senza visita medica del paziente. Non è prevista alcuna convalida indipendente preventiva. I familiari saranno esclusi dal diritto di appello. L'atto potrà essere eseguito in un'ampia varietà di luoghi e i minori potranno essere presenti. Ogni controllo avverrà solo a posteriori, una volta deceduto il paziente.

Allucinante deriva di Macron verso l’autoritarismo illiberale e statalista. Persino le condizioni per l'esercizio della clausola di coscienza, diritto umano fondamentale, da parte dei medici è garantita solo sulla carta mentre le istituzioni, incluse quelle religiose, dovranno garantire in ogni modo che l'uccisione venga compiuta, anche nelle case di riposo. Una tragedia, nonostante la nuova legge a favore delle cure palliative sia stata approvata all’unanimità dalla Assemblea Nazionale lo stesso 25 febbraio. Una riedizione della ricetta di Robespierre e i suoi sodali, una “ghigliottina moderna” per dissenzienti, diversamente abili, malati e adatti in genere. Oltre al Consiglio nazionale dell'Ordine dei medici di Francia, le associazioni cattoliche e cristiane che si occupano di famiglia e vita, “Syndicat de la famille” di Ludovine de La Rochère, “Via”, “AFC” (associazione delle famiglie cattoliche), si sono tutte schierate contro la norma, sarà battaglia nel prossimo passaggio del Senato.

In ultimo, a conferma dello sbandamento illiberale che sta operando Macron, martedì sera 24 febbraio, i manifestanti dei “Les Velleurs”, pacifici giovani che si erano già mobilitati contro il matrimonio e adozioni gay nel 2013 (legge sostenuta apertamente dalla massoneria francese e appravata dal governo Hollande e dal ministro Toubirà), si erano radunati davanti all'Assemblea Nazionale per protestare, al lume di candela e con un libro in mano, contro la legge sul fine vita (eutanasia). Ebbene, tutti sono stati identificati dalla polizia e dei circa 50 partecipanti, 37 sono stati arrestati e portati in custodia cautelare in quattro commissariati di polizia di Parigi. Che dire di più?