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Trump: nucleare ai sauditi, in cambio degli Accordi di Abramo

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Sviluppo del nucleare civile, con assistenza americana, in cambio dell'adesione agli Accordi di Abramo. È la nuova offerta dell'amministrazione Trump all'Arabia Saudita. Che vuole il nucleare, anche militare. 

Esteri 24_07_2026
Mohammed bin Salman e Trump (AP)

L’amministrazione Trump ha annunciato mercoledì 22 luglio un accordo fra Usa e Arabia Saudita per lo sviluppo di un programma nucleare civile. Ma è giallo sull’arricchimento dell’uranio e soprattutto Trump aveva dimenticato di annunciare l’aspetto più importante, aggiunto ieri (23 luglio): si concluderà l’accordo sul nucleare solo se l’Arabia Saudita aderirà agli Accordi di Abramo, normalizzando i rapporti con Israele.

Le dichiarazioni di ieri del presidente americano, affidate come sempre al suo canale personale Truth (il social network di sua proprietà), permettono di inquadrare la trattativa nella sua giusta prospettiva. La promessa di un aiuto per il nucleare civile è uno strumento che incentiva, o dovrebbe incentivare, la firma del re saudita sugli Accordi di Abramo, completando un processo di normalizzazione fra regni sunniti e Stato ebraico iniziato nel 2020, durante la prima amministrazione Trump. Allora avevano aderito Emirati Arabi Uniti e Bahrein, con il beneplacito dei sauditi, ma senza la loro partecipazione diretta. Riad è protettore dell’islam sunnita mondiale, non può permettersi di abbandonare la causa palestinese. La precondizione per l’adesione agli Accordi di Abramo, ribadita più volte dal principe reggente Mohammed bin Salman, è il riconoscimento internazionale della Palestina.

L’incentivo del programma nucleare civile non è un espediente inventato da Trump, ma risale al 2023, all’amministrazione Biden. Anche allora, soprattutto all’indomani della sessione inaugurale dell’Assemblea Generale dell’Onu, era in corso uno sforzo bipartisan per indurre Riad a firmare. E una delle promesse, in cambio della firma, era proprio quella di aiutare i sauditi di dotarsi di energia nucleare civile. Il pogrom del 7 ottobre, scatenato da Hamas in Israele, ha interrotto bruscamente queste trattative.

La questione si riapre quasi tre anni dopo, in una situazione molto più difficile, durante la ripresa della guerra condotta da Israele e Usa contro l’Iran. Ma anche questo è nello spirito degli Accordi di Abramo. Lo spirito dell’accordo, infatti, sottintende un nemico comune allo Stato ebraico e ai regni sunniti: la repubblica sciita rivoluzionaria iraniana, con il suo “Asse della Resistenza” diffuso in Medio Oriente (Hezbollah, Houthi, milizie sciite irachene e l’alleanza strategica con Hamas). La guerra stessa è un incentivo per accelerare la firma.

Tuttavia è giallo sulle clausole più importanti dell’accordo nucleare americano-saudita. Secondo le anticipazioni dei media, infatti, include anche la costituzione di una commissione di studio che in due anni dovrà decidere sulla costruzione, in territorio arabo, di un sito di arricchimento dell’uranio. Si tratterebbe di una prima volta in assoluto: gli Usa hanno sempre seguito la “regola aurea” di evitare l’arricchimento dell’uranio in territori stranieri, anche di paesi alleati. E questo proprio per evitare il rischio di proliferazione nucleare militare: una volta appresa la tecnica e installati gli impianti, nessuno potrebbe impedire ai sauditi di arricchire l’uranio fino al grado necessario alla costruzione di armi atomiche, a meno di non sottoporli a un rigido regime di controlli. Trump ha comunque negato, sempre su Truth, che l’accordo riguardi “arricchimento di materiale”, come scrive testualmente.

Non è dato sapere, per il momento, se le due parti abbiano discusso della Palestina, perché per i sauditi è sempre stata, appunto, una condizione irrinunciabile. Mohammed bin Salman vi rinuncerebbe in cambio di un buon accordo sul nucleare? O è sottinteso che saranno gli Usa, una volta firmati gli Accordi di Abramo, a riconoscerla come Stato? Mistero.

Dal canto loro, i sauditi sono interessati a un programma nucleare civile per sopravvivere nella prossima economia post-petrolio e diversificare le loro fonti. Gli Usa hanno tutto l’interesse (economico) ad aiutarli, perché le aziende coinvolte si aspettano profitti multi-miliardari. Ma l’Arabia Saudita, soprattutto in tempo di guerra, ha tutta l’intenzione di dotarsi anche di armi nucleari, non solo di centrali.

Nel 2018, intervistato alla Cbs, il principe reggente dichiarava che, se l’Iran si fosse dotato di armi atomiche, anche l’Arabia Saudita avrebbe avuto le sue. Per questo, la possibilità di arricchire l’uranio sul proprio territorio, può essere un primo passo verso l’atomica di Riad. Poi bisognerà verificare se gli americani daranno loro questa possibilità (e Trump, su Truth, per ora lo nega), ma l’interesse dei sauditi per l’arma atomica è ormai evidente. E non è uno scenario rassicurante. Basti ricordare un celebre saudita, presente in tutte le cronache di esteri fino alla sua morte quindici anni fa: Osama bin Laden.