Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Albino di Angers a cura di Ermes Dovico
Cristiani Perseguitati
a cura di Anna Bono
Africa

Tornano a casa in Nigeria i cattolici perseguitati

A migliaia sono già tornati nella diocesi di Maiduguri, nello stato del Borno dove Boko Haram è nato e tuttora ha le sue basi operative

La Nigeria è il paese in cui più cristiani perdono la vita uccisi in odium fidei. Nel nord est sono perseguitati da due gruppi jihadisti, Boko Haram e Iswap, attivo dal 2009 il primo e dal 2016 il secondo. Gli abitanti del Borno, lo stato dove Boko Haram è nato è ha tuttora le proprie basi operative, sono i più colpiti, vittime di attentati, sequestri di persona, attacchi devastanti che hanno costretto centinaia di migliaia di persone – musulmane non solo cristiane – a fuggire. Quasi 100.000 cattolici sono fuggiti dalla sola diocesi di Maiduguri, la capitale dello stato, e più di mille sono stati uccisi, senza contare le persone rapite molte della quali non hanno più fatto ritorno a casa. Inoltre sono state distrutte o gravemente danneggiate dieci parrocchie e più di 200 chiese. Di recente la situazione è leggermente migliorata, gli attentati e gli attacchi si sono fatti meno frequenti e tanto è bastato perché migliaia di sfollati decidessero di tornare a casa. A raccontarlo il 18 febbraio scorso all’organizzazione Aiuto alla Chiesa che Soffre sono monsignor Oliver Dashe Doeme, vescovo di Maiduguri, e il suo ausiliario, monsignor John Bogna Bakeni. “La fede del nostro popolo è incrollabile. Il numero di cattolici nella nostra diocesi è ora superiore a quello che avevamo prima della crisi di Boko Haram. Si celebrano molti matrimoni; il numero di bambini che ricevono la Santa Comunione è aumentato vertiginosamente; il numero di bambini battezzati è salito a 1.000. La differenza è di migliaia, non di centinaia”. La situazione nella diocesi resta tuttavia instabile, bisogna essere molto prudenti. Eppure, conferma monsignor Bakeni, questo non ferma i fedeli che coraggiosamente decidono di ritornare. “È paradossale – commenta – di solito quando le persone si trovano ad affrontare la violenza, la chiesa dovrebbe essere meno popolato, ma quello che stiamo vedendo è l’opposto. Per quanto grave sia la persecuzione, queste sono le testimonianze che rileviamo, testimonianze di fede, è la fede che viene messa alla prova”.