Timothy Cho, l'avvertimento di un nord-coreano al Regno Unito
Ascolta la versione audio dell'articolo
Candidato alle recenti elezioni locali in Inghilterra, Timothy Cho, ex profugo nord-coreano, con la sua storia avverte di come sia facile dare per scontata la libertà e perderla, proprio mentre gli elettori premiano anche candidati islamici ed ecologisti radicali.
Durante le elezioni locali del 7 maggio 2026 in Gran Bretagna, un candidato si è distinto dagli altri: Timothy Cho, ex profugo nord-coreano, candidato conservatore per Heatons North, una circoscrizione elettorale nell’area della Grande Manchester. Non ha vinto, è risultata eletta la candidata del Partito Laburista, tuttavia Cho ha portato qualcosa di nuovo e unico nella campagna elettorale: ha espresso un profondo senso di gratitudine per la storia e le istituzioni britanniche, derivante dalla sua esperienza di persecuzione in Corea e dalla conversione al cristianesimo mentre era imprigionato in Cina.
Mentre gli altri candidati si promuovevano sulla base delle loro conoscenze di governance politica ed economica, Cho, cresciuto in una delle dittature più oppressive del mondo, ha parlato per esperienza della necessità di proteggere la libertà e valorizzare la democrazia, pena la loro scomparsa.
In realtà, i diritti democratici fondamentali si stanno erodendo nel Regno Unito da anni. I procedimenti giudiziari in corso che coinvolgono cristiani accusati di pregare in silenzio, la violenza incontrollata di matrice razziale e religiosa, le numerose accuse alla polizia di agire a due velocità - nei confronti delle bande di adescamento, per le denunce di violenze sessuali contro ragazze e donne perpetrate da rifugiati e per gli arresti per incitamento all’odio -dimostrano che l’avvertimento di Cho è già una realtà per molti britannici.
Oltretutto se i risultati delle elezioni del 7 maggio hanno mostrato un chiaro rifiuto del tradizionale sistema partitico britannico, anche i musulmani integralisti e gli ambientalisti più fanatici hanno ottenuto un buon risultato.
Perciò l’incredibile avventura che ha portato Cho dalla Corea del Nord a Heatons North serve a ricordare chiaramente che dalle libertà democratiche all’oppressione il passaggio è possibile e più facile di quel che si possa pensare.
Timothy Cho è nato nella contea di Onsong, nell’estremo nord della Corea del Nord, vicino al confine con la Cina, in quella che lui definisce una “famiglia per bene”. All’età di nove anni, un giorno tornò a casa da scuola e scoprì che i suoi genitori, entrambi insegnanti di scuola superiore, erano fuggiti dal Paese.
Cho è diventato immediatamente il “figlio dei traditori”. In Corea del Nord le famiglie vengono punite collettivamente se un membro fugge. Questo principio è chiamato “colpa per associazione” o Yeo-jaw-mea in coreano. La sua casa è stata riassegnata ai “patrioti” ed è stato espulso dalla scuola. Per un periodo ha vissuto per strada con altri “nemici dello Stato”, sopravvivendo a malapena. In seguito si è recato dalla nonna. Ma quando è diventato adolescente, gli è stato detto che a causa del tradimento dei suoi genitori avrebbe avuto più probabilità di finire ai lavori forzati piuttosto che avere un futuro normale o una carriera militare.
Così nel 2004, Cho ha pianificato la sua prima fuga. Ci sono tre vie per uscire dalla Corea del Nord: verso la Corea del Sud, passando tra i due milioni di mine piazzate nella zona di confine; verso la Russia, attraversando una regione montuosa; o verso la Cina. Cho, insieme ad altre 18 persone, ha tentato la sorte con la Cina. Cho descrive così quanto accaduto: «Siamo stati tutti arrestati dall’esercito cinese al confine con la Mongolia. Quando i nordcoreani fuggono in Cina, spesso vengono arrestati molto facilmente e hanno anche una taglia sulla testa. I cinesi possono essere pagati se segnalano i fuggitivi nordcoreani».
Il gruppo è stato trasferito di prigione in prigione prima di essere infine rimpatriato in Corea del Nord e incarcerato; e lì Cho ha visto cose che «non dimenticherò mai». Ha assistito all’uccisione a coltellate di bambini, alla tortura di un uomo ed è stato costretto a guardare un’esecuzione pubblica, con i bambini costretti a sedersi in prima fila. Dopo essere stato torturato a sua volta e essere l’unico sopravvissuto del gruppo con cui aveva tentato la fuga, Cho ha raccontato di essere riuscito a malapena a camminare durante il viaggio di ritorno alla casa dei nonni.
Nel suo secondo tentativo nel 2006, grazie a un amico di sua nonna, è riuscito a fuggire oltre il confine in Cina con altre nove persone. Hanno scavalcato la recinzione di una scuola americana a Shanghai, sperando che qualcuno li proteggesse, ma sono stati nuovamente arrestati dalla polizia cinese e mandati in una prigione internazionale. Qui Cho è caduto in una profonda depressione. Piangeva ogni giorno, convinto che sarebbe stato rimandato in Corea del Nord e giustiziato. «Piangevo ogni notte nel carcere internazionale di Shanghai – racconta Cho -. Nella mia cella c’era un sudcoreano, un tipo davvero spaventoso che era un mafioso. Era l’unico con cui potevo parlare perché nordcoreani e sudcoreani parlano la stessa lingua. Leggeva la Bibbia ogni notte e, vedendomi piangere, me la portò. “Puoi leggerla e pregare Dio per la tua sopravvivenza”, mi disse. Lo guardai e pensai: “Non ho nulla da perdere”».
Cho non sapeva come pregare, così chiese al mafioso cosa fare. «Dici ‘amen’ alla fine dei tuoi desideri», gli disse. Così Cho pregò: «Dio, non voglio essere ucciso. Amen». Quella fu la prima preghiera di Cho. Più tardi pregò: «Se la tua realtà esiste in questo mondo, sii la mia libertà e dedicherò il resto della mia vita a te». Inaspettatamente, dopo due mesi di preghiere disperate, i media internazionali contribuirono a ottenere il suo rilascio dopo che il suo caso fu segnalato ai giornalisti da uno studente della scuola che scattò una foto del gruppo mentre venivano arrestati.
Con l’aiuto delle reti cristiane e delle persone che assistono i fuggiaschi dalla Corea del Nord, Cho ha viaggiato attraverso alcuni Paesi dell’Asia in cerca di asilo prima di raggiungere finalmente la salvezza in Gran Bretagna nel 2008. Aveva 17 anni. Cho ha descritto il suo arrivo in Gran Bretagna come il momento in cui ha sperimentato per la prima volta sia la libertà fisica che la dignità personale.
Guardando indietro alla sua vita, Cho ha detto: «Soffro ancora di disturbi da stress post-traumatico. Le immagini delle urla e dell’angoscia continuano a perseguitarmi. La Corea del Nord ha i sistemi di tortura più creativi al mondo. Tanti atti di disumanità avvenivano davanti ai miei occhi, ma sono grato a Dio di essere riuscito in qualche modo a liberarmi».
Da quando è arrivato nel Regno Unito, ha conseguito una laurea in Relazioni Internazionali e Politica presso l’Università di Salford e un master in Relazioni Internazionali e Sicurezza presso l’Università di Liverpool. Ha lavorato come assistente della deputata Fiona Bruce dal 2018 al 2019 e attualmente lavora come addetto alle indagini presso il Gruppo parlamentare interpartitico del Regno Unito sulla Corea del Nord. Si è candidato alle elezioni locali inglesi del maggio 2021 e del 2026.
Cho ha parlato pubblicamente di cosa significhi per lui la libertà al Vertice di Ginevra per i diritti umani e la democrazia del 2022, affermando: «Ciò che ricordo della mia esperienza di vita in quel regime totalitario è che non sapevo chi fossi, quali scelte avessi, cosa amassi e quale fosse il mio sogno. Gli ultimi anni della mia vita in democrazia mi hanno aiutato a scoprire chi sono, cosa amo e a cosa tengo, e per cosa combattere: i nostri valori costituzionali democratici di libertà di fede, di espressione, di parola e di opportunità».
Elezioni locali britanniche: verso un nuovo bipolarismo Reform-Verdi
Vittoria incredibile di Farage, con il suo Reform Uk, che moltiplica la sua forza nei consigli locali, conquistando anche roccaforti laburiste e conservatrici. I Verdi emergono come il futuro della sinistra, anche se restano di nicchia.
L'attacco di Vance mette a nudo un'Europa che tradisce se stessa
Le élite politiche europee si sono scandalizzate per lo storico discorso alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, ma il vice-presidente americano ha messo il dito nella piaga di un'Europa che tende pericolosamente all'autoritarismo e che, se non inverte la rotta, va verso il suicidio.
- Adam Smith-Connor: "Grato a Vance per aver sollevato il mio caso", di Patricia Gooding Williams
- Romania: Trump toglie la copertura al golpe UE, di Luca Volontè


