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Intervista

Teresita, la speciale missionaria per bambini e sacerdoti

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Sedici anni fa nasceva Teresita, la bambina originaria della Russia e adottata da due coniugi spagnoli, morta in odore di santità nel 2021 a seguito di un tumore e dopo essere stata costituita missionaria della Chiesa cattolica. Diceva: «Sono innamorata di Gesù». Intervista alla madre adottiva.

Ecclesia 11_08_2026 Español
Teresita nel giorno della sua Prima Comunione (foto dalla madre adottiva)

L’11 agosto di sedici anni fa nasceva in Siberia una bambina intanto andata in Paradiso e destinata a far parlare ancora molto di sé: María Teresa Castillo de Diego (2010-2021), semplicemente detta Teresita. Un nome e cognome spagnoli perché spagnoli sono i suoi genitori adottivi, Eduardo e Teresa, che adottarono la piccola quando aveva tre anni. È stata un’esistenza terrena breve, quella di Teresita, tornata alla casa del Padre a dieci anni e mezzo, vittima di un tumore alla testa. Ma nei suoi dieci anni e mezzo quaggiù, questa bambina ha lasciato un’impronta indelebile, annunciando Gesù sia nella gioia che nella sofferenza.

Il suo slancio nella fede le è valso anche un singolare record: l’11 febbraio 2021, nel pieno del suo calvario, Teresita è diventata la più giovane missionaria di sempre, costituita ufficialmente come tale dall’agostiniano Ángel Camino Lamelas, vicario episcopale a Madrid. Soprattutto, la sua testimonianza è giunta in mezzo mondo, facendo riscoprire – nella sua essenza – il significato della missione. La Nuova Bussola ha intervistato Teresa de Diego, la madre adottiva della bambina (nella foto qui in basso insieme, due mesi dopo l'adozione).

Lei e suo marito Eduardo avete adottato Teresita quando aveva tre anni. Siete stati voi a trasmetterle la fede per la prima volta o la bambina proveniva già da un ambiente cristiano?
Nella casa-struttura per bambini dove Teresita ha vissuto in Siberia (Russia) fino all’età di 3 anni, ci hanno detto che era stata battezzata nella fede ortodossa. Quel battesimo è valido per i cattolici. Tuttavia, non ci hanno fornito alcun documento che attestasse il battesimo. Il nostro parroco ci ha indicato che, in caso di dubbio e in assenza di un certificato di battesimo, era opportuno battezzarla sotto condizione. L’abbiamo battezzata il 2 agosto 2014, giorno di Nostra Signora degli Angeli, con il nome di María Teresa de los Ángeles.

Cosa può dirci riguardo alla pratica religiosa di Teresita?
La sua vita di fede era per lei qualcosa di molto naturale. Veniva a Messa con noi, che ci andiamo ogni giorno, e dava la pace a tutti in chiesa. Dopo, come è consuetudine nella mia parrocchia, passava in sacrestia affinché il parroco le impartisse la benedizione e le desse una caramella. Ogni volta che partecipavamo alla Messa in qualsiasi chiesa, lei passava a salutare il sacerdote. Per strada diceva ai vicini e a chiunque incontrasse: «Vado a Messa».

Frequentava una scuola religiosa gestita da suore, le Figlie di Santa Maria del Cuore di Gesù. La sera recitava semplici preghiere da bambini: «Angelo mio custode, mia dolce compagnia...», «Il mio letto ha quattro angolini, quattro angioletti che mi accompagnano…». Da piccolissima si inventò una preghiera: «Santa Teresa, prenditi cura di Maria e Gesù». Più avanti, la sera recitavamo un mistero del Rosario. Aveva una grande sensibilità religiosa. Nella mia parrocchia, quando Teresita aveva 9 anni, iniziammo a tenere l’adorazione eucaristica per i bambini una volta al mese; a Teresita piaceva moltissimo. Durante le vacanze con i suoi cugini andavamo a Messa ogni giorno e la sera recitavamo tutti insieme il Rosario. Dopo la sua morte ho saputo che chiedeva ad alcune signore della parrocchia e ai compagni di scuola: «Tu sei amico di Gesù?». Il giorno della sua Prima Comunione, il 18 maggio 2019, è stato davvero speciale. Era radiosa. Le chiesi cosa avesse provato nel ricevere la Prima Comunione e mi rispose: «Ho sentito che Gesù mi voleva bene, mi amava e mi invitava in Paradiso».

Potete raccontarci qualcosa del vostro rapporto con lei, in qualità di genitori adottivi? Quali sentimenti vi manifestava?
Ci regalava tanta gioia. Era simpatica e allo stesso tempo ci faceva ridere con le sue battute. Ci dava tanta vita, essendo così socievole e allegra. Era sempre attenta a tutto e a tutti. Era una bambina in tutto e per tutto; era felice al parco, a giocare, con un pallone… e il suo cuore andava anche dietro alle persone. Era anche molto affettuosa. Quando qualcuno veniva a casa, correva alla porta per accogliere con tanta gioia ed entusiasmo il nostro ospite. «Aveva un modo di salutare molto spontaneo», diceva mia madre. Cioè, salutava le persone con affetto e chiamandole per nome. Ho visto alcune signore commuoversi per strada per il modo in cui lei le salutava; forse queste signore, essendo anziane, si sentivano invisibili al mondo e l’affetto che lei trasmetteva loro le commuoveva nel profondo. Era entusiasta e forte. Amava godersi la vita. A scuola aveva alcune difficoltà, probabilmente a causa del suo ritardo evolutivo e anche delle conseguenze del tumore, ma non perdeva mai il buonumore. Le suore notavano che non si lamentava mai di alcun dolore. In ospedale i chirurghi ci dissero che era molto forte. E un’infermiera dell’ospedale in cui era ricoverata ci disse che in tutti gli anni in cui aveva lavorato in Pediatria non aveva mai conosciuto una bambina come lei. La sera le diceva: «Grazie mille per esserti presa cura di me». Era sempre piena di gioia. Si fermava anche con i mendicanti. Aveva un modo molto speciale di avvicinarsi alle persone.

Come affrontò l’inizio e poi tutto il decorso della malattia fino alla sua morte?
Le fu diagnosticato un tumore al talamo nel novembre 2015, quando aveva cinque anni. Affrontò la malattia con gioia. Fu operata per asportare il maggior volume possibile del tumore e ricevette la chemioterapia. Condusse una vita praticamente normale. La fase finale iniziò con il suo ricovero il 2 gennaio 2021. Non poté tornare a casa per l’Epifania, ma festeggiò comunque in ospedale. La pandemia di Covid ha reso particolarmente difficile l’isolamento e la comunicazione con i medici. Ha iniziato a soffrire di forti mal di testa e offriva la sua sofferenza per diverse intenzioni, vivendo la sua vocazione missionaria. La sua permanenza in terapia intensiva è stata molto dolorosa. La valvola che le era stata impiantata si ostruiva ripetutamente e ha avuto bisogno di diversi interventi. Ci siamo sentiti molto sostenuti dalla preghiera di tantissime persone. Ogni giorno recitavamo il Rosario in videoconferenza con altre famiglie. Il 7 marzo i medici ci hanno comunicato che le restavano poche ore di vita. Un sacerdote le ha impartito la benedizione e io le ho sussurrato che presto sarebbe arrivata in Paradiso e avrebbe rivisto tante persone care e i bambini per i quali aveva pregato e offerto le sue sofferenze.

Pur essendo solo una bambina, Teresita conosceva diversi santi, li considerava suoi “amici”. Ma quale ruolo hanno svolto i santi nella vita terrena di Teresita?
I santi erano molto presenti nella sua vita, sia per ciò che le raccontavano le suore a scuola e noi a casa, sia per le storie che ascoltava durante l’adorazione eucaristica per bambini e per i film che vedeva su di loro. Ad esempio, durante l’adorazione eucaristica ha conosciuto la vita di Carlo Acutis. Quando è stata ricoverata in ospedale per l’ultima volta, il 2 gennaio 2021, ha sognato suo nonno, che era morto un anno prima. Mi ha anche raccontato di aver chiesto a Dio se poteva vedere Carlo Acutis. «E sei riuscita a vederlo?», le ho chiesto. Mi ha risposto di sì. Le suore della sua scuola ci hanno chiesto se volessimo rivolgerci a un santo in particolare per la guarigione di Teresita; dato che aveva appena sognato Carlo Acutis, ho detto loro di pregare lui. Il giorno dopo, dissi a Teresita: «Le suore mi hanno chiesto quale santo pregare per te» e, prima ancora che finissi la domanda, Teresita mi disse: «Perpetua!», ma le risposi che avevo già detto alle suore di pregare Carlo. Mi ha colpito molto che la bambina mi dicesse di pregare Perpetua. Aveva visto molte volte delle immagini di questa santa. Provvidenzialmente, Teresita è venuta a mancare proprio nel giorno di santa Perpetua, il 7 marzo.

Durante la sua degenza, molte persone ci hanno inviato reliquie di diversi santi, tra cui Gemma Galgani, Carlo Acutis, Teresa di Gesù Bambino e Padre Pio.

Può raccontarci il momento in cui Teresita è diventata ufficialmente missionaria?
Durante il suo ultimo anno di vita ci ha detto più volte che voleva diventare missionaria. Il 12 dicembre 2020, festa della Vergine di Guadalupe, durante un incontro di preghiera con un gruppo di famiglie, ha detto con grande convinzione davanti a tutti: «Voglio diventare missionaria, subito!». Quello stesso anno ci disse in un paio di occasioni: «Sono innamorata di Gesù». L’11 febbraio 2021, giorno della Madonna di Lourdes e degli ammalati, mentre si trovava in terapia intensiva tra un intervento e l’altro, vennero a impartire a Teresita l’unzione degli infermi, come avevano sempre fatto prima di ogni intervento. Questa volta, trattandosi di una festività speciale, venne il rappresentante del vescovo, il vicario dell’VIII Vicariato dell’Arcidiocesi di Madrid, don Ángel Camino Lamelas, per impartirle l’unzione e darle l’Eucaristia. Teresita era più debole e non più loquace come altre volte. Dissi alla bambina: «Di’ al signor vicario cosa vorresti fare da grande», e lei rispose: «La missionaria». Poi recitò molto bene la preghiera Oh Señora mía (una preghiera di consacrazione alla Madonna, ndr).

Don Ángel ne rimase molto commosso e le disse che l’avrebbe nominata missionaria e, per attestarlo, le avrebbe consegnato un diploma, che le avrebbe fatto recapitare in ospedale nel pomeriggio. Non sapevamo che sarebbe tornato di persona nel pomeriggio per portarglielo, insieme a una croce da missionaria. Teresita ne fu felicissima e mandò un messaggio a suo padre: «Sono già una vera missionaria!». Fu davvero emozionante.

Cosa significava per Teresita essere una missionaria?
Il giorno dopo la sua nomina a missionaria, chiesi a Teresita – anche se non sapevo se mi avrebbe risposto, visto che non stava bene – se poteva dirmi perché voleva diventare missionaria, per raccontarlo ai bambini del catechismo dell’amica che me lo aveva chiesto. Ed ecco cosa rispose alle mie domande:

- «Perché vuoi diventare missionaria?» - «Perché così sono più vicina a Gesù e mi sento più santa. E perché voglio portare gli altri a Gesù, voglio portare a Gesù i bambini che non lo conoscono, affinché vadano in Paradiso felici per sempre, sempre».

- «Cosa significa essere missionaria?» - «Essere missionaria significa portare le persone in Paradiso».

- «E tu, cosa fai come missionaria?» - «Parlo sempre di Gesù e dono gioia; e in questi giorni in cui sono stata un po’ male, ho offerto questa mia sofferenza per le persone, per esempio per qualcuno che sta male, per i sacerdoti».

- «Cosa diresti ai bambini per incoraggiarli a diventare missionari?» - «Essere felici, essendo amici di Gesù e stare sempre accanto a Lui».

Sono ormai passati più di cinque anni dalla morte di Teresita. Quale eredità lascia ai bambini e, in generale, alla Chiesa?
L’eredità di Teresita risiede soprattutto nella sua definizione di missionario: «Dare gioia ed essere felici essendo amici di Gesù». Lei alimentava quell’amore nell’Eucaristia e nel suo rapporto interiore con Lui. Lo trasmetteva attraverso la sua gioia, nel suo immenso affetto verso le persone che amava senza distinzioni e questo faceva sì che molti si avvicinassero a Dio. Anche nell’offerta della sua sofferenza e in tutto il distacco che hanno comportato i suoi ultimi giorni.

Un sacerdote mi ha detto che l’esempio di Teresita lo ha aiutato a rinnovare la sua vocazione sacerdotale. Una missionaria che opera in Congo e in Camerun racconta che, da quando ha ascoltato la sua storia, ha chiesto a Teresita di accompagnarla nella sua missione e che Teresita è sempre con lei. Monsignor Juan Esquerda Bifet, rinomato teologo, missionario e formatore di generazioni di sacerdoti, ci ha scritto dicendoci che grazie a Teresita capiva meglio la teologia, la vita e l’azione missionaria. Padre Rufino María Grández, cappuccino, ha scritto due bellissime poesie su Teresita.

Teresita ha toccato il cuore di molte persone che si affidano a lei ed è desiderosa di aiutarci a diventare missionari. Come dice sua nonna Teresa: «Teresita ti faceva sentire come se fossi unico, con un amore esclusivo, e credo che questo sia l’Amore di Dio verso ciascuno di noi».

 



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