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Nel primo giorno a Parigi il Papa non le manda a dire a Macron

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Francia in festa per Leone XIV, che all'Eliseo ha ribadito il ruolo pubblico della fede e denunciato la deriva della «morte programmata». Un monito sulla vita e sulla verità all'Unesco, poi i vespri a Notre-Dame restaurata e in serata la veglia con 80mila giovani.

Ecclesia 26_09_2026
(Mohammed Badra/Pool Photo via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Suonano le campane francesi per l'inizio della visita apostolica di Leone XIV. Il Papa è atterrato ieri mattina a Parigi, accolto dal presidente della Repubblica Emmanuel Macron e da sua moglie Brigitte sin dalla pista d'arrivo. Già sul volo Prevost aveva dato i primi titoli ai giornali, limitandosi ad un «qui siete tutti i benvenuti» alla domanda del corrispondente della Cnn che gli aveva chiesto un commento sull'esclusione della sua emittente dalla Casa Bianca.

Il meglio della prima giornata parigina è arrivato all'Eliseo dove Leone, incontrando le autorità, il corpo diplomatico e rappresentanti della società civile, ha fatto una sorta di shampoo a Macron. Lo ha pizzicato usando le sue stesse parole, tratte da un discorso presidenziale del 2018: «un presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere», ha detto il Papa. Leone ha ricordato che la Francia «è una terra dalle ricche radici cristiane» dai tempi di sant'Ireneo e del battesimo di Clodoveo.

Dopo una vigilia dominata dai retroscena sulle tensioni tra Vaticano ed Eliseo col no papale alla proposta presidenziale di accompagnarlo nella cattedrale di Notre-Dame e la "ripicca" di Macron che ha deciso di non partecipare alle Messe, Leone ha scelto di esordire mettendo i puntini sulle "i": sulla laicità ha detto che per essere giusta non deve «escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione». Il Pontefice ha puntualizzato che «il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria».

Una randellata anche al positivismo scientifico e tecnologico col j'accuse alla «tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze» che è causa di «illusione» perché «quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente».

Leone XIV si è detto preoccupato per le «attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata». Parole pesanti dette a poco più di un mese dall'entrata in vigore della legge sull'eutanasia. E dette di fronte a Macron e di fronte ad una delegazione di parlamentari.

Nel pomeriggio il Papa si è recato nella sede dell'Unesco ed è stato accolto da una standing ovation. Ma anche qui non ha pronunciato parole accomodanti con i padroni di casa. Passando dal francese all'inglese ha ricordato che «promuovere l’educazione, le scienze e la cultura è difatti impossibile senza promuovere la vita dell’uomo e della donna, che ne sono protagonisti». Il Pontefice ha sollevato il problema dell'«oblio della nostra nascita» che oscura l’idea di vita umana, perché la distacca dalla storia comune a tutti noi». Una situazione che fa sì che «la vita non viene più concepita come dono, ma come merce», ha detto Prevost. 

Da parte sua è arrivato anche un monito a non fare a meno della verità. «La libertà è bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere», ha sentenziato aggiungendo che «l’umanità aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze». L'immagine della visita è l'ulivo innaffiato insieme al direttore generale, Khaled El-Enany.

Lasciata la sede, il Pontefice si è regalato un bagno di folla sulla papamobile attraversando la rive gauche fra gli applausi di 250mila persone. Direzione Notre-Dame per la celebrazione dei vespri nella cattedrale restaurata dopo l'incendio devastante del 2019 e riaperta nel 2024. Il primo Papa a rimettere piede in un edificio che nell'omelia ha definito «luogo simbolo della Chiesa in Francia». Prevost ha ricordato i momenti drammatici dell'incendio, quando «abbiamo sollevato lo sguardo, sconcertati, riconoscendo l'umana insufficienza di fronte all'imponderabile». L'incendio, ha detto il Papa, ci ha fatto accorgere che «Notre-Dame è più di un monumento».

La cattedrale ricostruita è stata indicata come luogo di incontro tra passato e futuro e tra cielo e terra. Ma la celebrazione è stata anche l'occasione per rivolgersi al clero parigino e chiedere che le liturgie «siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole». «Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umiltà davanti al Mistero celebrato», ha raccomandato il Pontefice citando poi il Concilio Vaticano II che ha raccolto e approfondito quest'eredità. Leone si è concesso anche ai fedeli all'esterno della cattedrale per un breve momento di preghiera.

L'ultimo impegno della prima giornata è stata la veglia di preghiera allo Stade de France nella periferia di Saint-Denis davanti a 80mila giovani che occupavano gli spalti già da ore. Si può dire senza problemi che per Leone XIV in Francia è stata buona, buonissima la prima.