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Sussidi alle coppie gay, la Polonia forza la Costituzione

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La Polonia di Tusk si dimostra sempre più un insostenibile regime che si fa beffe della Costituzione e dello Stato di diritto. Via libera ai sussidi statali alle coppie dello stesso sesso. Il veto del presidente Nawrocki. 

Attualità 26_09_2026

La Polonia di Tusk si dimostra sempre più un insostenibile regime che si fa beffe della Costituzione e dello Stato di diritto. Nei giorni scorsi la notizia: la Polonia ha iniziato a erogare sussidi statali alle coppie dello stesso sesso, che si sono sposate all'estero e hanno fatto trascrivere i propri certificati di matrimonio nel registro polacco, come confermato dal Ministro per la famiglia, il lavoro e le politiche sociali, Agnieszka Dziemianowicz-Bąk.

Il paese era stato “obbligato” dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) a iniziare a riconoscere tali matrimoni, ma visto che ogni tentativo fatto dalla attuale maggioranza si sinistra-centro guidata l'europeista liberalpopolare Donald Tusk è stata fermata sia dal veto del presidente della Repubblica, sia dalla Corte Costituzionale, il Ministro della famiglia Dziemianowicz-Bąk ha stanziato un fondo per le coppie omosessuali polacche che si recano all’estero per sposarsi al fine di ottenere diritti in Polonia. 

Nel novembre 2025, la Corte di giustizia dell'Unione europea aveva stabilito che la Polonia avrebbe dovuto riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Stati membri dell'UE, ritenendo che il mancato riconoscimento violi la libertà di circolazione e di soggiorno all'interno dell'UE, nonché il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Giustificazione incartapecorita abusata dalla Corte in tutti i casi che hanno riguardato l’opposizione dei paesi dell’est Europa alla introduzione del matrimonio gay.

Alla luce di tale sentenza, nel marzo 2026, la Corte Suprema Amministrativa polacca (NSA), composta da giudici scelti dalla attuale maggioranza politica, aveva ordinato all'ufficio anagrafe di Varsavia di riconoscere un matrimonio celebrato in Germania da due uomini polacchi, trascrivendo nell'anagrafe civile polacca. A maggio poi, il governo polacco aveva emanato un regolamento amministrativo che autorizzava la trascrizione a livello nazionale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero, entrato in vigore ad agosto.

Tuttavia, già prima di allora, alcune città guidate da sindaci liberalpopolari e socialisti avevano iniziato a trascrivere i certificati di matrimonio, a cominciare da Varsavia e Breslavia. Alla fine di agosto poi, il Ministro per gli affari digitali Krzysztof Gawkowski aveva riferito che 84 coppie dello stesso sesso avevano già trascritto i loro matrimoni contratti all'estero, in conformità con la nuova normativa amministrativa. 

Tuttavia, per svelare la reale intenzione del governo di Donald Tusk e della sua maggioranza socialista e libertina, è dovuto intervenire il Presidente della repubblica Karol Nawrocki che ha posto il veto 17 luglio sui progetti di legge sui "contratti di convivenza" per le coppie dello stesso sesso approvate dalla maggioranza il 29 maggio precedente, infliggendo un duro colpo alle promesse fatte da Donald Tusk di attuare riforme in materia di aborto e diritti LGBT.

Proposte che, secondo il Presidente, avrebbero creato «una nuova istituzione formalizzata del diritto di famiglia, dotata di un ampio catalogo di diritti simili a quelli del matrimonio», una soluzione inaccettabile e contraria allo «status speciale del matrimonio, definito dall'articolo 18 della Costituzione come unione tra un uomo e una donna sotto la protezione e la cura della Repubblica di Polonia».

Inoltre il 28 luglio 2026 la Corte costituzionale, la massima autorità giudiziaria polacca aveva annullato una legge che avrebbe portato al riconoscimento giuridico dei coniugi dello stesso sesso che si erano sposati in altri Stati membri dell’UE e si erano successivamente trasferiti in Polonia, dopo che il governo di Varsavia si era mosso autonomamente per adeguarsi a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del novembre 2025. 

Una sentenza definitiva che stabilisce l’impossibilità di trascrivere nel registro civile polacco i matrimoni contratti nei paesi europei da coppie dello stesso sesso, perché in contrasto con diversi articoli della Costituzione, tra cui l’articolo 18 che riconosce il matrimonio «in quanto unione tra un uomo e una donna, così come la famiglia, la maternità e la paternità, sono posti sotto la protezione e la cura della Repubblica di Polonia». Lo scontro è a tutto campo, infatti il governo Tusk in violazione della chiarissima e «definitiva» decisione della Corte Costituzionale, ha ordinato il 24 agosto scorso a tutti gli uffici di stato civile in Polonia di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri paesi dell’Unione Europea.

Tuttavia, in Parlamento la maggioranza liberalsocialista non è riuscita a superare il veto del presidente Karol Nawrocki sulle leggi che avrebbero istituito un nuovo status giuridico per le coppie dello stesso sesso. Nel voto di metà agosto, la maggioranza dei 3/5 necessaria per superare il veto presidenziale non è stata ottenuta. Così si torna al paradossale punto di partenza, il matrimonio e le unioni civile gay e lesbiche sono illegali, la Corte Costituzionale vieta ogni regolamento che ne riconosca anche la registrazione civile, tuttavia il governo che si vantava di rispettare lo Stato di diritto, i valori europei e la democrazia viola leggi e Costituzione polacca senza batter ciglio e spende pure soldi pubblici per accreditarsi con le lobby LGBTI, con il compiaciuto silenzio-assenso di Bruxelles.