Sulla Russia le parole di guerra celano le contraddizioni della UE
Ascolta la versione audio dell'articolo
Si moltiplicano gli allarmi su presunti attacchi della Russia ai Paesi NATO, ma i leader europei cercano di nascondere la crisi energetica, aggravata dal muro contro muro con Mosca, che comunque minberà le sue capacità militari malgrado il forte aumento degli investimenti nella Difesa.
Dopo che Donald Trump ha rilanciato la proposta di negoziati tesi a concludere il conflitto tra Russia e Ucraina le vicende militari e la narrazione dei protagonisti sembrano muoversi su binari molto spesso contraddittori. Vladimir Putin ha ripetuto di non avere intenzione di attaccare l’Europa ma più rilascia dichiarazioni simili più i diversi governi europei lanciano allarmi per intrusioni di droni e “attacchi ibridi” spesso inventati e in nessun caso finora attribuiti con prove evidenti a Mosca. Persino il transito di aerei russi lungo lo strettissimo corridoio aereo sul Mar Baltico viene dipinto come provocazioni e attacchi ai Paesi della NATO.
Le esercitazioni condotte da truppe lituane e polacche intorno alla regione russa di Kaliningrad, separata dalla Federazione Russa, simulando il blocco terrestre e navale, hanno indotto Mosca a ricordare che la minaccia alla sua integrità territoriale prevede una risposta che potrebbe includere l’impiego di tutte le armi del suo arsenale. Un chiaro riferimento al ricorso alle armi atomiche, tipico di tutte le potenze nucleari qualora il loro territorio venga minacciato. Eppure la NATO ha risposto respingendo le «minacce russe» con dichiarazioni curiose del segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, per il quale Putin è consapevole che la NATO è molto più forte della Russia e in una guerra i russi non potrebbero vincere. Affermazione che voleva forse risultare rassicurante ma che cozza con le continue richieste ai partner europei di incrementare a tutti i costi le spese militari che nella UE quest’anno hanno raggiunto i 456 miliardi di euro (il triplo di quanto spende la Russia) contro i 418 dello scorso anno e una previsione di quasi 559 miliardi nel 2029. Cozza anche con il rapporto dei servizi segreti danesi che ritengono un attacco russo all’Europa possibile perché la NATO è debole.
Anche sul piano economico ci vorrebbe un po’ di chiarezza. La crisi energetica e finanziaria che sta colpendo l’intera Europa è figlia anzitutto dei suoi errori ma nessuno sembra volerne prendere atto e invertire la marcia pur nella consapevolezza degli ambienti industriali ed energetici che senza la pace in Ucraina e il ritorno all’energia russa le economie europee sono condannate alla de-industrializzazione. Mentre molte nazioni puntano a dirottare investimenti previsti per la Difesa verso provvedimenti utili ad abbassare i prezzi dell’energia la UE ha ribadito che da gennaio 2027 nessuna nazione aderente potrà più acquistare gas liquido e petrolio dalla Russia aggravando così una situazione già drammatica e aprendo la strada a ulteriori speculazioni sui prezzi.
Le contraddizioni quindi si sprecano e mentre tutti continuano in Europa a speculare sul possibile attacco russo, l’Estonia ha deciso di schierare sul confine un migliaio dei suoi appena 4.500 militari dell’esercito dotandoli di una quindicina di lanciarazzi in grado di colpire il territorio russo in profondità fino a 300 chilometri, quindi fino a san Pietroburgo. Un’iniziativa, ampiamente promossa mediaticamente, che gli ambienti militari estoni definiscono «difesa avanzata» ma che i russi potrebbero tranquillamente interpretare come una provocazione tesa a preparare un’aggressione.
Meglio preoccuparsene, perché le tre piccole repubbliche baltiche sono sempre in prima linea contro la Russia e a sostegno delle deboli forze militari baltiche sono schierate in Lettonia, Estonia e Lituania brigate terrestri e unità aeree degli alleati, inclusa l’Italia. Non a caso una fonte militare estone ha detto al Financial Times che «prima eravamo preoccupati per la guerra in Ucraina, ora siamo preoccupati che finisca».
Del resto le contraddizioni si sprecano anche in termini politici e nei valori che l’Europa un tempo riteneva inviolabili. Continuare a sostenere che in Ucraina difendiamo la democrazia cozza non solo con la messa al bando di 11 partiti perché “filo-russi" ma anche con la considerazione che sia Zelensky che il parlamento ucraino sono scaduti da oltre due anni. La giustificazione che in guerra non si può votare è stata contestata nelle scorse settimane anche dall’ex ministro della Difesa Mikhaylo Fedorov; del resto Zelensky rimuove chiunque affermi che l’Ucraina è ormai allo stremo e l’imminente inverno potrebbe darle il colpo di grazia. Vietato parlare di negoziati, forse perché secondo un sondaggio condotto a settembre dall'Istituto di sociologia di Kiev (Kiis) il 75% degli ucraini è favorevole a negoziati con la Russia per porre fine alla guerra immediatamente mentre solo il 21% si è detto contrario?
Oppure perché lo stesso sondaggio, condotto telefonicamente su 1.002 maggiorenni residenti nei territori controllati dal governo ucraino, rivela che il 53 per cento degli ucraini ritiene che il presidente Volodymyr Zelensky debba limitarsi all'attuale mandato e non candidarsi alle prossime elezioni presidenziali? Tale percentuale è aumentata rispetto al 46 per cento registrato nel dicembre 2025.
Mentre Kiev preme per entrare al più presto nell’Unione Europea dovremmo preoccuparci di più di un’Europa che tende ad assomigliare all’Ucraina quanto a rispetto dei diritti basilari. In Lettonia, il parlamento ha approvato una legge che vieta all'emittente radio TV pubblica di produrre contenuti in lingua russa se non in caso di emergenza nazionale. Le autorità lettoni hanno progressivamente limitato l'uso del russo nella vita pubblica. Una normativa ha eliminato il russo dai menu degli sportelli bancomat nel 2024, mentre il suo utilizzo nelle applicazioni bancarie è stato vietato nell'estate del 2025. La radio e la televisione pubbliche non trasmettono più in russo dal 1° gennaio 2026. Finora, i contenuti in lingua russa della Radiotelevisione pubblica erano limitati al sito web e ai social media. Dal 1° gennaio 2027 il russo verrà quindi totalmente messo al bando nella programmazione della RadioTv pubblica anche se il russo è la lingua madre di circa un terzo degli abitanti della Lettonia.
A Bruxelles e nelle capitali europee non risulta vi siano state proteste o sanzioni alla Lettonia per la violazione dei diritti di questi cittadini della UE. Eppure la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea all’Articolo 21 vieta «qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali», mentre l’Articolo 22 sancisce che «l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica».
Chiesa di guerra: l'uso di reliquie e icone nella Russia di Putin
Il Patriarcato di Mosca fa la sua parte, nelle elezioni e in guerra. Le icone e le reliquie dei santi ortodossi sono portate fin sul fronte ucraino, nonostante i rischi. Ma così la Chiesa si riduce a braccio spirituale del potere politico.
La Germania accusa la Russia di attacchi ibridi. Ma con un occhio al voto
La Germania ritiene ufficialmente la Russia responsabile del tentativo di attentato all'aeroporto di Lipsia. Si tratta di un'accusa grave, ma non supportata da prove inoppugnabili. E viene da pensare che l'obiettivo sia politico, contro l'AfD e i partiti euroscettici, Vannacci incluso.
L'Ue scommette 90 miliardi sulla sconfitta della Russia
L'Ue ha congelato a tempo indeterminato i beni finanziari russi in Europa. Si tratta di una misura più moderata rispetto al proposto sequestro, ma sempre pericolosa, perché riavremo quei soldi solo in caso di sconfitta della Russia (che non è in vista)

