Strage di cristiani nella Repubblica Democratica del Congo
Le ADF hanno attaccato tre villaggi nell’arco di pochi giorni, hanno ucciso 35 cristiani e incendiato decine di abitazioni
Una nuova ondata di violenza jihadista ha colpito negli ultimi giorni di luglio i cristiani dell’Ituri, la provincia nord orientale della Repubblica Democratica del Congo dove militano le ADF, il gruppo islamista originario dell’Uganda che da oltre 20 anni ha stabilito le sue basi nell’est del paese. Il 20 luglio i jihadisti hanno attaccato il villaggio di Mamuku, dove hanno sgozzato 15 cristiani e hanno dato alle fiamme 30 abitazioni, e il villaggio di Soma, dove hanno ucciso dieci cristiani e hanno dato fuoco a circa 20 abitazioni. Quattro giorni dopo, il 24 luglio, hanno attaccato il villaggio di Lukaya uccidendo altri dieci cristiani. Dal 2016 le ADF sono affiliate all’Isis, lo Stato Islamico, e dal 2019 fanno parte dell’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico dal 2017. L’Iscap rivendica l’uccisione di almeno 1.210 cristiani “combatants” dalla fine del 2024 a oggi. Usa il termine francese “combatants”, combattenti, per indicare i cristiani e gli ebrei che non si convertono all’islam e che non pagano la jizya, cioè l’imposta chiesta nei domini musulmani ai dhimmi, i sudditi non musulmani, in cambio di protezione e tolleranza. “I cristiani ora gemono sotto i colpi dello Stato Islamico, dal Congo orientale e dal Mozambico fino alla Nigeria orientale – dichiarava l'editoriale di un numero di maggio 2026 di Al-Naba, il settimanale dell’Isis – questo è dunque un appello a ogni cristiano in Africa. Abbracciate l’Islam e sarete al sicuro. Se rifiutate, pagate la jizya con umiltà e sarete al sicuro. Ma se rifiutate anche questo, allora la colpa è solo vostra perché questa è la vostra scelta e questo è il nostro credo”.

