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REGUZZONI RACCONTA

"Stia con noi", come Napolitano disarcionò Berlusconi nel 2011

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La testimonianza di Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega alla Camera nel 2011, racconta come Napolitano, dopo lo strappo di Fini, insistette per far cadere il governo Berlusconi (anche usando toni minacciosi) e non sciogliere le Camere. Una vera bomba, finora non smentita.

Politica 28_09_2023
Berlusconi, Napolitano, Fini

Offendere la memoria di Giorgio Napolitano come hanno fatto negli ultimi giorni molti haters e leoni da tastiera è pratica incivile e deprecabile. Analogo discorso si può fare per quanto accaduto a giugno scorso in occasione della dipartita di Silvio Berlusconi, linciato anche post mortem da tanti suoi detrattori con offese irripetibili. Usare la Rete come sfogatoio delle proprie frustrazioni individuali per insultare gratuitamente persone che non ci sono più è atteggiamento indegno e riprovevole che non merita alcun commento.

Questo però non vuol dire in alcun modo santificare tutti coloro i quali passano a miglior vita. E’ giusto riconoscere i meriti e i demeriti di un personaggio pubblico anche quando muore, altrimenti con la stessa logica dovremmo assolvere tutti i personaggi del passato, anche quelli che si sono macchiati di gravi nefandezze. Un conto è l’umana pietas, altra cosa è il buonismo generalizzato.

Ecco allora che il ricordo del Presidente emerito Giorgio Napolitano diffuso da Marco Reguzzoni, ex capogruppo della Lega Nord alla Camera ed ex presidente della Provincia di Varese, che ha conosciuto Napolitano durante la sua esperienza politica romana, squarcia un velo di ipocrisia su alcuni passaggi della vita repubblicana, in particolare quello della caduta, a fine 2011, dell’ultimo governo Berlusconi.

Su quella pagina ancora molto nebulosa della storia politica del nostro Paese è stato detto tutto e il contrario di tutto. Golpe dei poteri forti contro Berlusconi per disarcionarlo? Salvataggio in extremis dell’Italia da parte di Monti? Due tesi opposte che si fronteggiano e che ogni tanto ritornano d’attualità.

L’ultimo saluto a Giorgio Napolitano non poteva non riaccendere questa polemica, visto che il Presidente emerito della Repubblica è stato considerato dal centrodestra l’ispiratore di una manovra di Palazzo per defenestrare l’allora Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e sostituirlo con il tecnico Mario Monti.

Che cosa aggiunge di nuovo la rivelazione di Reguzzoni? “Il Presidente - racconta l’ex deputato - voleva convincermi che, dopo lo strappo di Gianfranco Fini, il governo non aveva più i numeri e che occorreva cambiare premier e maggioranza. Mi permisi qualche timida obiezione. Si irritò, andammo in aula, il governo mantenne la maggioranza. Mi fece sapere che era arrabbiato, ma sempre con stile, come un sovrano deve essere”. Se fosse vero questo, significherebbe che Napolitano non è stato arbitro imparziale del confronto politico ma parte in causa, cioè braccio armato della sinistra per portarla a Palazzo Chigi attraverso Monti, che peraltro si fece nominare senatore a vita prima di accettare l’incarico di premier.

Ma Reguzzoni aggiunge altro: “Il secondo colloquio con Napolitano fu meno affabile, più deciso: non avrebbe acconsentito a sciogliere le Camere, lui era il Presidente, stop. Congedandomi mi disse «stia con noi, è così giovane che ha tutta una carriera davanti, non si metta contro di noi». Mi passò per la mente il pensiero che il Presidente avrebbe voluto essere rieletto, infrangendo per la prima volta una norma non scritta, ma forse era una maldicenza indegna di tal figura”. L’ex parlamentare leghista insinua dunque il sospetto che l’allora Capo dello Stato volesse trascinarlo dalla parte di Fini e di tutti gli affossatori del Cav, lusingandolo con complimenti e incoraggiamenti, addirittura per prepararsi alla rielezione con quel Parlamento a lui favorevole. Sarà vero? Arriveranno smentite dalla famiglia Napolitano?

Per ora si tratta di una bomba, che getta una luce tetra su un personaggio che ha ricoperto un ruolo formalmente super partes ma in realtà, come altri suoi predecessori, Oscar Luigi Scalfaro su tutti, avrebbe usato il Quirinale per orientare il corso delle vicende politiche in una direzione a lui gradita.

Nel 2014, peraltro, si rifiutò di concedere la grazia a Silvio Berlusconi, che aveva di fatto neutralizzato politicamente, salvo poi mostrare in varie circostanze un atteggiamento favorevole al Cav e alle sue aziende. Non è un caso che, nonostante la diffidenza reciproca che ha sempre contraddistinto il rapporto tra i due, il fondatore di Forza Italia, dopo la rielezione di “Re Giorgio”, esclamò “Meno male che Giorgio c’è”. Forse perché Berlusconi lo riteneva comunque il male minore rispetto all’eventualità che Presidente della Repubblica diventasse Romano Prodi o un altro suo nemico giurato.

Se, dunque, Napolitano ha “salvato” Berlusconi e la sua famiglia da guai peggiori, come sostiene anche qualche esponente di centrodestra, va comunque detto che la disfatta del berlusconismo in politica è stata provocata anche da fattori esterni all’Italia, attraverso speculazioni finanziarie (vedi spread) e macchinazioni di palazzo alle quali, secondo Reguzzoni e tantissimi altri, il Presidente emerito non fu affatto estraneo. La storia chiarirà i contorni di quella vicenda? Sarebbe auspicabile per onestà intellettuale nei confronti dei cittadini-elettori, che nel 2008 votarono per il centrodestra unito (anche con Gianfranco Fini) e nel 2011 videro il loro governo cadere per ragioni tutte da chiarire, al di là delle spiegazioni ufficiali. Il tempo sarà galantuomo come in altri casi?