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L’ipotesi

Sminatori italiani in Ucraina? Uno strano dibattito

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Tajani ha parlato dell’idea di inviare militari con compiti di sminamento terrestre e navale quando finirà la guerra in Ucraina. Ma oggi le condizioni per uno sminamento postbellico non ci sono. E i chiarimenti offerti dal ministro non fugano del tutto i dubbi.

Politica 30_08_2025
Antonio Tajani, 28 agosto 2025 (LaPresse)

Truppe italiane potrebbero venire inviate in Ucraina col compito di sminare le regioni dove si è combattuto una volta cessato il conflitto? L’ipotesi di inviare militari con compiti di sminamento terrestre e navale, ventilata il 25 agosto dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha tenuto banco sui media nazionali negli ultimi giorni. Al Meeting di Rimini, Tajani ha confermato che nessun soldato italiano verrà inviato al fronte in Ucraina, ma ha offerto la disponibilità a collaborare nelle operazioni di bonifica del territorio dagli ordigni esplosivi (mine e munizioni inesplose). «Non siamo favorevoli a inviare truppe ma vogliamo dare un contributo importante grazie alla grande esperienza che abbiamo nello sminamento, sia marittimo che terrestre. Si sono fatti passi in avanti, anche dal punto di vista del coordinamento, su questa ipotesi. Poi si vedrà come evolveranno le cose».

Per ora si tratta soltanto di una disponibilità teorica ma secondo fonti al corrente dell’argomento, citate da Repubblica, il governo Meloni ne avrebbe già discusso con Gran Bretagna e Francia nel corso di riunioni riservate. Tajani è poi tornato sull’argomento precisando che «la visione italiana è quella di garantire la sicurezza dell'Ucraina attraverso un sistema di mutuo soccorso (modello art. 5 Nato) senza la presenza di truppe fisiche nel territorio ucraino. Alcuni volenterosi, in particolare la Francia, sono favorevoli all'invio di truppe europee in Ucraina, ma non è stata presa alcuna decisione. Si stanno valutando a livello militare quali possono essere tutte le opzioni, ma finché c'è la guerra non succede nulla. L'Italia ha qualità, tecnologie ed esperienze sia nel mondo privato che in quello militare per fare operazioni di sminamento e siamo pronti a metterle a disposizione, se ci fosse richiesto con l'accordo di tutti, per fare questa operazione. Noi abbiamo un'idea e una proposta su quello che deve essere il dopo per garantire la sicurezza, ma non siamo disposti a inviare truppe».

La possibilità di inviare guastatori del Genio per lo sminamento come possibile contributo italiano in caso di cessate il fuoco non è una novità, poiché nel 2022 il governo Draghi mise a disposizione navi cacciamine della Marina Militare per sminare i corridoi del Mar Nero utilizzati dalle rotte delle navi cargo nell’ambito degli accordi mediati dalla Turchia per garantire l’esportazione di cereali ucraini nel Mar Nero. Una missione che non ha mai preso il via. Sul fronte terrestre l’Ucraina avrà la necessità di bonificare almeno 100.000 chilometri quadrati di territorio (un sesto della superficie nazionale), e le acque del Mar Nero lungo tutta la costa, la foce del Dnepr e tra Odessa a la Crimea.

Altre aree del territorio ucraino, lontane oggi dalla linea del fronte ma oggetto delle operazioni militari nei primi due mesi del conflitto (quando i russi si spinsero nel nord fino quasi a Kiev), sono state bonificate o sono oggetto di lavori di sminamento per consentire il ripristino delle attività agricole e produttive.

Anche i russi vararono già nel 2022 programmi di sminamento per ripulire da mine e ordigni inesplosi i territori e gli spazi marittimi del Mare d’Azov conquistati, a cominciare dalle città di Mariupol e Berdyansk, per poi passare alla regione di Lugansk e alle aree sotto il loro controllo nelle regioni di Donetsk, Kherson e Zaporizhia. Recentemente i russi hanno avviato anche la bonifica di un migliaio di chilometri quadrati di territorio nella regione di Kursk che per diversi mesi è stata sotto il controllo delle truppe ucraine, poi respinte dopo furiosi combattimenti. Proprio a Kursk i russi hanno chiesto l’intervento di alcune migliaia di genieri nordcoreani, già peraltro segnalati lo scorso anno in attività nella regione di Donetsk. L’impiego dei guastatori di Pyongyang consentirà a Mosca di impiegare i propri reparti specializzati in questo compito in prima linea dove sono necessari a sostenere l’offensiva facendo esplodere i bunker e aprendo brecce nei campi minati ucraini per spianare la strada alle proprie truppe.

Oggi però le condizioni per uno sminamento postbellico non ci sono, né sembra ci saranno a breve termine, mentre Mosca non accetterà un accordo che preveda la presenza di truppe o basi di nazioni aderenti alla NATO sul suolo ucraino. Lo ha ribadito mercoledì il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov nel corso di un incontro con la stampa. «Abbiamo un approccio negativo in merito. Ne abbiamo parlato anche a vari livelli. In realtà, non esiste un esercito europeo: ci sono eserciti di Paesi specifici, e la maggior parte di questi Paesi sono membri della NATO», ha affermato Peskov. Il portavoce ha aggiunto che l’espansione dell’infrastruttura militare dell’Alleanza Atlantica e la sua penetrazione in Ucraina rappresentano «una delle cause profonde della situazione di conflitto» in Ucraina. Sminare il territorio con l’obiettivo di aiutare la ricostruzione e il ritorno alla vita normale delle popolazioni potrà quindi essere possibile solo una volta concluso il conflitto con un accordo che definisca tutte le condizioni della pace. Condizioni che impongono a Kiev la neutralità, la rinuncia ad alcuni territori e ad ospitare forze militari della NATO. Solo in questo scenario, oggi puramente teorico, è pensabile uno sforzo multinazionale per bonificare le regioni e le aree marittime del Mar Nero dove si è combattuto. Una missione del genere dovrebbe venire gestita dalle Nazioni Unite con il benestare della Russia.

Cosa diversa è invece inviare guastatori, che sono reparti da combattimento, in un contesto di presenza di truppe di nazioni NATO sul territorio ucraino: quella forza di “rassicurazione” di cui parlano gli anglo-francesi alla testa della “coalizione dei volenterosi” che cerca di impedire la sconfitta di Kiev. L’opzione oggi sul tavolo riguarda infatti l’invio di truppe europee per offrire garanzie di sicurezza all’Ucraina, garanzie che per essere tali devono includere anche il rischio di impiego bellico qualora il conflitto dovesse riaccendersi.

Se l’Italia inviasse i suoi genieri in questo contesto, i russi la considererebbero ostile e gli ucraini si aspetterebbero che operassero al loro fianco. I chiarimenti di Tajani non sgombrano del tutto il campo dai dubbi perché l’obiettivo dell’Europa è offrire garanzie di sicurezza all’Ucraina «sul modello dell’articolo 5 della NATO», che non saranno mai accettabili per Mosca.