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Legge elettorale

Sì della Camera allo Stabilicum, ecco cosa prevede

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Montecitorio ha approvato il testo della nuova legge elettorale, che passa ora all’esame del Senato. Un “sì” arrivato dopo settimane di polemiche e tensioni, anche interne al centrodestra. Tra le novità, il premio di governabilità, l’obbligo di indicare il candidato premier, il voto per i fuorisede.

Politica 17_07_2026
Camera 16 luglio 2026 (LaPresse)

Dopo settimane di polemiche, scontri parlamentari e un clamoroso incidente interno alla maggioranza, la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura la nuova legge elettorale fortemente voluta dal governo Meloni. Ieri, 16 luglio, il cosiddetto Stabilicum ha ottenuto il via libera con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni al termine di una votazione a scrutinio segreto che rappresenta soltanto il primo passo dell'iter parlamentare. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato, dove potrebbe essere modificato. In quel caso il testo dovrebbe tornare nuovamente alla Camera per una seconda approvazione, con il rischio di allungare i tempi in vista delle elezioni politiche del 2027.

L'approvazione arriva al termine di un percorso tutt'altro che lineare. La prima versione della riforma era stata presentata dal centrodestra lo scorso 26 febbraio e prevedeva un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza, accompagnato da un eventuale ballottaggio tra le due coalizioni o liste più votate nel caso in cui nessuna avesse raggiunto la soglia del 40 per cento dei voti. Durante le audizioni in Commissione Affari costituzionali, però, costituzionalisti ed esperti avevano evidenziato diverse criticità, soprattutto riguardo al meccanismo del premio di governabilità.

Di fronte a queste osservazioni, la maggioranza ha riscritto il testo. È stato eliminato il ballottaggio, la soglia per ottenere il premio di maggioranza è stata innalzata dal 40 al 42 per cento e sono stati ridotti i seggi aggiuntivi destinati alla coalizione vincente. A inizio giugno la Commissione ha adottato questa nuova versione come testo base, aprendo la strada alla discussione in Aula.

Anche l'approdo alla Camera è stato caratterizzato da forti tensioni. La discussione generale è iniziata il 26 giugno, ma il prosieguo dell'esame è stato rinviato di una settimana su richiesta delle opposizioni, che avevano chiesto più tempo anche per consentire ai parlamentari di partecipare a una manifestazione politica. Nel frattempo sono stati presentati oltre duecento emendamenti. Tra le modifiche approvate figura una delle novità più attese, cioè il voto dei fuorisede. Se la riforma entrerà definitivamente in vigore, gli elettori che vivono lontano dal comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche potranno votare nel luogo in cui sono temporaneamente domiciliati, senza essere costretti a rientrare nella città di origine.

Ben diverso è stato invece l'esito dell'emendamento sulle preferenze, diventato il simbolo delle divisioni interne alla stessa maggioranza. Fratelli d'Italia, insieme a Noi Moderati e Udc, aveva proposto di superare almeno in parte il sistema delle liste bloccate, introducendo la possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze sui candidati. Dopo iniziali resistenze anche Lega e Forza Italia avevano annunciato il proprio sostegno, facendo pensare a un'approvazione scontata. Il voto segreto ha però riservato una sorpresa. L'emendamento è stato bocciato per un solo voto, 188 contrari contro 187 favorevoli, facendo emergere la presenza di circa quaranta franchi tiratori all'interno della maggioranza. Un episodio che ha provocato un evidente imbarazzo nel centrodestra e ha scatenato l'esultanza delle opposizioni, che hanno parlato di una maggioranza divisa e hanno perfino invocato le dimissioni del governo. Dopo quella battuta d'arresto, i gruppi di opposizione hanno deciso di ritirare gran parte dei propri emendamenti, definendo il confronto parlamentare una «farsa» e una «pantomima». La scelta ha consentito di accelerare l'iter fino al voto finale di ieri.

Ma cosa cambia con lo Stabilicum? La riforma mira ad archiviare il Rosatellum e introdurre un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità. La lista o la coalizione che raggiungerà almeno il 42 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato riceverà un premio che le garantirà la maggioranza assoluta dei seggi: fino a 220 deputati a Montecitorio e 113 senatori a Palazzo Madama. Se nessuna forza politica o coalizione raggiungerà quella soglia, i seggi saranno invece distribuiti con un sistema proporzionale puro.

Restano le liste bloccate, dopo la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze, e rimangono in vigore anche le soglie di sbarramento già previste dal Rosatellum: il 3 per cento per le liste e il 10 per cento per le coalizioni. La riforma introduce inoltre l'obbligo, per ogni lista o coalizione, di indicare già al momento della presentazione del simbolo il nome della persona proposta come presidente del Consiglio. Tra le altre novità figurano la nuova disciplina della circoscrizione Estero e il riconoscimento del voto ai fuorisede.

L'approvazione alla Camera ha alimentato lo scontro politico. La maggioranza rivendica il risultato come un passaggio storico. Secondo il centrodestra, la nuova proposta di legge elettorale rafforza la stabilità dei governi, riduce il rischio di maggioranze fragili e restituisce ai cittadini un maggiore potere di scelta, rendendo più chiaro il rapporto tra il voto espresso alle urne e la futura guida del Paese. Di tutt'altro avviso le opposizioni. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, Italia Viva e Futuro Nazionale accusano il governo di voler piegare le regole elettorali ai propri interessi e parlano di una riforma che tradisce le promesse fatte agli italiani. Le critiche si concentrano soprattutto sul premio di maggioranza, sulle liste bloccate rimaste nel testo e sull'obbligo di indicare preventivamente il candidato premier, giudicato una sorta di "premierato mascherato". I partiti di opposizione promettono ora battaglia a Palazzo Madama, dove annunciano una nuova offensiva parlamentare nel tentativo di modificare il provvedimento.

La partita, dunque, è ancora aperta. L'esame al Senato rappresenterà il prossimo banco di prova per una riforma che il governo considera decisiva per garantire stabilità al sistema politico, ma che continua a dividere profondamente maggioranza e opposizione.



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