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Ora di dottrina / 209 – La trascrizione

Sede della Sapienza – Il testo del video

I Proverbi e il Siracide ci parlano della figura misteriosa della Sapienza. Nell’interpretazione cristiana Gesù è la Sapienza increata. E Maria è la sua dimora, di qui il titolo di Sede della Sapienza. Ma è anche, secondo un filone interpretativo che culmina nell’Ineffabilis Deus, la Sapienza creata.

Catechismo 17_05_2026

Oggi dedichiamo l’Ora di dottrina a un’immagine anticipatrice della Santissima Vergine un po’ controversa, ma fortemente presente nella liturgia della Chiesa. Mi riferisco alla Sapienza divina. Il riferimento liturgico è rappresentato da due testi dell’Antico Testamento, uno tratto dal libro dei Proverbi, l’altro tratto dal libro del Siracide che ritroviamo nel Comune delle feste della Beata Vergine Maria nel rito romano antico. Un testo che sembra sia stato inserito nel rito romano antico a partire già dal VII secolo e che troviamo anche nell’Ufficio divino, sempre del rito romano antico. Si tratta di testi che troviamo anche in alcune feste particolari della Madonna. Questo riferimento alla Sapienza che è prima della creazione del mondo viene inserito nella liturgia che si riferisce alla SS. Vergine. Bisogna capire bene il senso di questa scelta liturgica, che non è una scelta estemporanea di qualche decennio fa, ma attraversa la storia della liturgia romana e abbiamo anche delle presenze nella liturgia bizantina.

Per capire quello di cui stiamo parlando, leggiamo i due testi che ci interessano. Il primo, come accennato, è tratto dal libro dei Proverbi: «Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. […] quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo» (Proverbi 8, 22-31).

Il secondo testo è tratto dal Siracide: «Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. Ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. Il giro del cielo da sola ho percorso, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio. Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, in quale possedimento stabilirmi. Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta l'eternità non verrò meno. Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion. Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità» (Siracide 24, 3-12).

Questi due testi dei Proverbi e del Siracide ci parlano della figura misteriosa della Sapienza che era in origine, prima della creazione, presso Dio e che costituisce una delizia di Dio, a cui il Signore ordina di dimorare nella sua eredità, in Giacobbe e in Israele.

Vediamo innanzitutto brevemente la collocazione di questi testi nella tradizione interpretativa ebraica. Questa Sapienza, che preesiste alla creazione, che è prima di tutto ciò che viene creato, viene normalmente interpretata come la Torah, che verrà poi rivelata a Mosè e a cui il sapiente d’Israele dedica tutta la sua vita, tutta la sua riflessione. È chiaro che questo senso di una Torah preesistente, che è con Dio prima della creazione e che poi viene rivelata e pone la sua dimora in Sion, è stato interpretato in chiave cristiana principalmente riferendosi al Verbo incarnato. Cioè, noi abbiamo questo passaggio per cui la Torah non è solo una legge scritta su pietra, non è solo una legge preesistente, ma è una persona stessa che incarna quella legge, è l’autorivelazione che Cristo fa di Sé stesso: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6). Dunque, i cristiani intendono Cristo come la Sapienza incarnata, il Verbo incarnato che preesisteva nella sua divinità e che a un certo punto pone la sua dimora nel suo popolo.

Questa prima interpretazione in senso cristologico la ritroviamo anche in un testo del Nuovo Testamento, in particolare quando la mettiamo in parallelo con il testo del cap. 24 del libro del Siracide che abbiamo appena visto. Noi troviamo che al versetto 3 si dice che la Sapienza è «uscita dalla bocca dell’Altissimo», e noi sappiamo che Cristo è la parola del Padre. Troviamo un parallelo interessante con il brano del Vangelo di San Luca, al cap. 2, cioè il brano che fa riferimento allo smarrimento di Gesù e poi al suo ritrovamento nel Tempio. Se riprendiamo Sir 24, 10 leggiamo: «Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion». Ora, il fatto che Cristo rimane a Gerusalemme, che riceve questo ordine di rimanervi dal Padre, viene letto nell’episodio del Vangelo di S. Luca come la Sapienza che si ferma, rimane a Gerusalemme: Gesù dodicenne pieno di Sapienza; «il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele». E rimane nel Tempio, nella casa del Padre suo, nella sua tenda in Sion, nell’eredità del Padre. In particolare questo testo dice: «nella porzione del Signore, sua eredità»; la porzione scelta sono i discendenti dei leviti, i sacerdoti; quindi, Gesù è in mezzo ai dottori del tempio. E questa permanenza di Cristo che interroga i dottori della legge e che dà delle risposte per cui rimangono stupiti è come la realizzazione di questo testo veterotestamentario che parla della Sapienza, che riceve l’ordine di dimorare nella sua eredità, di stare in Gerusalemme.

Dall’altra parte abbiamo Israele, il vero Israele, simboleggiato da Maria Santissima e San Giuseppe che cercano la Sapienza: non si danno pace finché non trovano questa Sapienza. Quindi, quello del Vangelo di San Luca è un testo che, letto sullo sfondo del Siracide, ci fa capire che non è semplicemente un episodio capitato per caso quando Gesù aveva 12 anni: è un episodio storico che ha una lettura profonda e che indica l’avvento della Sapienza, che dimora nel tempio.

Questa è un po’ l’introduzione, la cornice. Ora andiamo a vedere che cosa deriva da questi testi riguardo al mistero di Maria SS. Noi possiamo dire prima di tutto che se Cristo è la Sapienza incarnata, che preesisteva alla creazione, che era l’architetto di tutta la creazione, che giocava davanti al Padre prima dei secoli e che a un certo punto si incarna e pone la sua tenda fissa in Giacobbe e la sua eredità in Israele, se Cristo è dunque la Sapienza allora comprendiamo perché la tradizione cristiana ha chiamato Maria Santissima “Sede della Sapienza”, Sedes Sapientiæ, un titolo che troviamo anche nelle Litanie lauretane. Maria SS. è infatti colei che ha ricevuto in sé la Sapienza incarnata, in modo corporeo, e anche in senso spirituale, secondo quell’idea dei Padri per cui Maria ha concepito in sé il Verbo prima con la mente, cioè con la fede, l’apertura dell’anima, e poi con il suo corpo. E lei diventa quindi la sede, il trono, dove la Sapienza pone la sua dimora. Capiamo anche, per esempio, questa idea nell’iconografia, a partire da quella romanica. Nelle statue mariane del periodo romanico noi troviamo solitamente la Madonna seduta in trono con in braccio il Figlio. Questa immagine indica proprio la Sede della Sapienza, il trono su cui la Sapienza siede. E da lì impartisce il suo insegnamento, espande il suo verbo eterno in tutto il mondo. Quindi è un’immagine che è molto forte, molto radicata nella tradizione della Chiesa sia dal punto di vista della devozione, della predicazione, sia dal punto di vista dell’iconografia.

Abbiamo però un altro filone interpretativo che identifica Maria non “solo” come Sede della Sapienza, ma come la Sapienza stessa. Facciamo un piccolo passo indietro. Anche nella lettura che l’ebraismo dà di questi passi, la Sapienza è vista come la sposa di Jahvè, quindi non solo come la Torah. Jahvè si vuole “costruire” una sposa, Israele, per unirla a Sé. C’è l’immagine sponsale di Israele, una sposa infedele che si dà anche alla prostituzione: sappiamo che l’idolatria nell’Antico Testamento è adulterio: ogni volta che il popolo di Israele venera altri dèi viene considerato come un’infedeltà di tipo matrimoniale. Quindi c’è questa idea molto forte del rapporto sponsale. La Sapienza è dunque vista come la sposa stessa di Jahvè.

Ora, anche nell’interpretazione cristiana c’è questa idea di fondo: se è vero che la Sapienza può essere vista come il Verbo incarnato, è anche vero che c’è una sottolineatura della femminilità della Sapienza. E dunque i grandi Padri, gli autori cristiani, gli interpreti vanno in qualche modo a caccia di chi possa adempiere questa figura femminile: qui abbiamo il filone interpretativo che vede Maria e la Chiesa, a titolo differente, come l’incarnazione di questa Sapienza, come la Sapienza creata, ma che pure in un certo modo era presente a Dio prima della creazione.

Allora, questo riconoscimento della Sapienza come figura di Maria SS. lo troviamo anche in un testo magisteriale molto importante, la bolla Ineffabilis Deus, con cui Pio IX ha proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione. Il testo dice così: «È costume della Chiesa sia negli uffici ecclesiastici sia nella santa liturgia usare e applicare all’origine della Vergine le medesime espressioni con le quali le divine Scritture parlano della Sapienza increata e ne rappresentano le eterne origini, avendo Dio prestabilito con un solo e medesimo decreto l’origine di Maria e l’incarnazione della divina Sapienza». Qui Pio IX ci sta dicendo qualcosa di più, ossia che quelle parole che vengono utilizzate per la Sapienza increata vengono come traslate alla Madonna stessa. Per quale ragione? Perché Dio ha «prestabilito con un solo e medesimo decreto» – questo è il testo fondamentale che troviamo nell’Ineffabilis Deus – sia le origini di Maria sia l’incarnazione della divina Sapienza. Detto in altri termini, quando in questi testi si parla della divina Sapienza, si parla sia dell’incarnazione della Sapienza che della Sapienza creata, in cui la Sapienza increata si incarna. Perché? Perché Cristo e Maria SS. vengono predestinati con un unico decreto: non c’è il Figlio senza la Madre, non c’è la Madre senza il Figlio. Non c’è la Sapienza increata senza la Sapienza creata e viceversa, c’è un unico decreto. E questo ci fa capire che, per usare un linguaggio accessibile a noi comuni mortali, nel pensiero di Dio, Cristo e Maria Santissima sono presenti dall’eternità, prima della creazione. Cosa vuol dire? Vuol dire che la creazione, tutto ciò che è venuto dopo è stato creato, pensato e voluto in vista di Cristo e di Maria Santissima: è un pensiero molto forte e che tuttavia è fortemente presente, con differenti accenti, in diversi testi da Oriente a Occidente; vedremo anche alcuni teologi russi ortodossi, che hanno sviluppato molto bene questo tema attraverso la sofiologia.

Possiamo quindi dire che, nell’interpretazione cristiana, Maria è da un lato la Sede della Sapienza, dall’altro è la Sapienza stessa creata: non è la Sapienza increata che si fa carne, ma è la Sapienza creata. Maria non è da sola ma è con la Chiesa. In che senso? Nel senso che abbiamo come una sorta di triade che è fin dall’origine nel pensiero di Dio: tutto quello che Dio opera ad extra (non ad intra) è compiuto in vista di questa triade: la Sapienza increata e incarnata, cioè Gesù Cristo; la Sapienza creata, cioè Maria Santissima; e la Chiesa, che è un’altra forma di Sapienza creata. Dunque, nella mente di Dio tutte le opere ad extra hanno in vista questo: Cristo, la Madre di Cristo e il corpo mistico di Cristo, con Maria, Madre della Chiesa. Questo, potremmo dire, esaurisce tutta la progettualità di Dio stesso, cioè tutta la creazione è pensata, voluta con questo scopo, per realizzarlo. Qui abbiamo le coordinate fondamentali.

Iniziamo a vedere alcuni testi della tradizione cristiana che parlano del tema Maria-Sapienza o Maria-Sede della Sapienza. Iniziamo con un autore non conosciutissimo, un sacerdote del XII secolo, Rodolfo Ardente, che ha scritto un testo che, partendo da Siracide (24, 16, Vulgata), dice così: «Nella pienezza dei santi è la mia permanenza. Dove infatti vi è maggior santità, qui la divina Sapienza è più attirata e vi dimora. Ma se in tutti questi santi la divina Sapienza riposa, più che in tutti loro e in maniera singolare dimora in Maria. Ella infatti ha tutte queste cose e altre ancora. Chi infatti più di Maria fu superiore a Giacobbe come lottatrice contro i vizi? Chi fu scelta anzi prescelta come Maria? Chi fu Sion, cioè contemplativa, come Maria? Quale città fu santificata come Maria che è la città e il ricettacolo di Dio? […] Perciò la Sapienza di Dio ha riposato in Maria in modo singolare ed eccellentissimo» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 3, Roma 1996, p. 71). In questo testo troviamo chiaramente che la Sapienza è Cristo, e Maria Santissima è la Sede della Sapienza, la Sede in cui la Sapienza increata e incarnata è andata a porre la sua dimora.

Abbiamo poi un testo di Egberto di Schönau, siamo sempre nel XII secolo, che insiste su questo tema: «Davvero è piaciuto a Dio abitare dentro di te, quando dalla sostanza stessa della tua carne illibata con ineffabile architettura “la Sapienza di Dio si è edificata una casa” [qui abbiamo un altro testo, che è Proverbi 9, 1] come se fosse stata fatta con i legni del Libano. […] Quelli sono i sette spiriti di Dio e questa è quell’unica nella quale soltanto Egli trovò quel riposo che cerca in tutte le cose [qui si cita Sir 24, 11, Vulgata] e nel suo seno trasfuse senza misura tutti i suoi tesori» (Ibidem, p. 403). Di nuovo c’è la lettura di Maria come Sede della Sapienza.

Un testo un po’ più ricco, articolato, è quello di Isacco della Stella: siamo di nuovo nel XII secolo, nella scuola benedettina-cistercense. «Così il Signore con un nuovo artificio ha rinnovato a partire da ciò che era vecchio una nuova eredità nella quale dimorare e un tabernacolo in cui riposare, Lui che prima aveva cercato in tutti riposo [si cita di nuovo Sir 24, 11, Vulgata] senza trovarlo da nessuna parte. [Citando sempre lo stesso versetto] “Dimorerò nell’eredità del Signore”. Per eredità del Signore si intende in senso universale la Chiesa, in senso speciale Maria, in senso singolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo dell’utero di Maria, Cristo ha dimorato nove mesi; nel tabernacolo della fede della Chiesa dimorerà fino alla fine del mondo; nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele dimorerà per tutti i secoli dei secoli» (Ibidem, p. 330). Anche qui troviamo questa spiegazione di Maria come ricettacolo, Sede della Sapienza, ma con questa articolazione tipica di Isacco della Stella che abbiamo già visto in un’altra catechesi [sulla sposa del Cantico]: cioè, quello che si intende in senso universale con la Chiesa, come eredità di Dio in cui Cristo dimora, lo si intende in modo speciale con Maria, e in senso singolare con l’anima fedele. Senza confonderle, si collegano queste tre realtà. E noi vedremo come in Maria abbiamo tutte le caratteristiche proprie della Chiesa e anche di superiori, in modo tale che a lei e solo a lei si possa attribuire il titolo di Dimora di Dio, Sede della Sapienza.

La prossima volta proseguiremo presentando altri testi dell’area occidentale, venendo a tempi più recenti, poi ci “trasferiremo” nella Russia moderna, con la sua teologia, in cui troveremo delle indicazioni molto interessanti relativamente a Maria come Sapienza.



Ora di dottrina / 209 – Il video

Sede della Sapienza

17_05_2026 Luisella Scrosati

I Proverbi e il Siracide ci parlano della figura misteriosa della Sapienza. Nell’interpretazione cristiana Gesù è la Sapienza increata. E Maria è la sua dimora, di qui il titolo di Sede della Sapienza. Ma è anche, secondo un filone interpretativo che culmina nell’Ineffabilis Deus, la Sapienza creata.

Ora di dottrina / 208 – La trascrizione

Il Paradiso – Il testo del video

10_05_2026 Luisella Scrosati

Nei testi dei Padri della Chiesa è molto presente l’immagine di Maria Santissima come nuovo Paradiso, restaurazione e perfezionamento dell’Eden. Lei, nuova terra vergine, insieme a Cristo, è il cuore della nuova creazione.

Ora di dottrina / 207 – La trascrizione

La nuvola – Il testo del video

03_05_2026 Luisella Scrosati

Nella piccola nuvola che preannuncia la fine della siccità al tempo di Elia la tradizione ha visto un’anticipazione di Maria Santissima. Altra figura è la nube del cap. 19 di Isaia: profezia della Sacra Famiglia in Egitto. Gesù: l’acqua portata dalla Vergine.