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Scelto Bonomi, Confindustria punta sulla discontinuità

Gli industriali hanno ufficializzato ieri il cambio al vertice tra l’uscente Vincenzo Boccia e Carlo Bonomi. Il presidente di Assolombarda, che ha avuto la meglio su Licia Mattioli (123-60), rappresenta la discontinuità rispetto all’attuale fase politica. È stato critico verso la deriva assistenzialistica degli ultimi governi e punta a un riscatto dei valori d’impresa.

Nelle ultime settimane Confindustria ha intensificato il pressing sul governo affinché faciliti le riaperture, sia pur in condizioni di sicurezza, e acceda a tutte le opportunità di finanziamento, Mes compreso, al fine di evitare la chiusura di migliaia di imprese.

Ieri è stato ufficializzato il cambio al vertice tra Vincenzo Boccia e Carlo Bonomi, attuale presidente di Assolombarda e nuovo presidente designato di Confindustria. È una svolta ben più importante di un normale avvicendamento, soprattutto per l’entità dell’affermazione di Bonomi, che verrà eletto definitivamente trentunesimo presidente di Confindustria durante l’assemblea privata degli industriali fissata per il 20 maggio.

Bonomi sarà il presidente per il mandato 2020-2024 ed è stato votato da 123 aventi diritto su 183. La sua sfidante, Licia Mattioli, attuale vicepresidente per l’internazionalizzazione, ha raccolto solo i rimanenti 60 voti. La votazione del consiglio generale si è ovviamente svolta telematicamente, per via dell’emergenza Covid-19. La competizione si era ridotta da inizio marzo a una corsa a due, dopo il passo indietro dell’industriale bresciano Giuseppe Pasini.

La svolta sta anche nel fatto che Bonomi, a differenza della Mattioli, rappresenta la discontinuità rispetto all’attuale fase politica. Non è mai stato tenero con gli ultimi governi e ha sempre denunciato la deriva assistenzialistica, tradottasi in provvedimenti come il reddito di cittadinanza, auspicando un riscatto dei valori dell’impresa e una valorizzazione più sostenuta del made in Italy. Anche nelle ultime settimane il presidente di Assolombarda aveva manifestato un forte disappunto verso le scelte governative, fondate più sui sussidi che sull’attivazione di meccanismi in grado generare Pil. In particolare, Bonomi aveva tuonato contro l’elefantiasi burocratica, assecondata da alcuni provvedimenti governativi, che avevano finito per frenare la competitività del sistema Paese.

E ieri, subito dopo l’esito della votazione a lui favorevole, il presidente di Assolombarda ha ribadito il suo punto di vista: «Non è il momento di gioire. Dobbiamo metterci immediatamente in condizioni operative tali per affrontare con massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è davanti a noi: continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavoli necessari rispetto ad una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento, che non ha idea della strada che deve percorrere il nostro Paese». Occorre, ha aggiunto «riaprire le produzioni ma evitare la seconda ondata di contagio. La voragine del Pil è tremenda, è una grande occasione per cambiare l’Italia. Far indebitare le imprese non è la strada giusta, l’accesso alla liquidità non è immediato. La politica ci ha esposto ad un pregiudizio fortemente anti-industriale che sta tornando in maniera importante in questo Paese».

Secondo Bonomi, la classe politica «non ha idea della strada da percorrere. Non pensavo di sentire più l’ingiuria che le imprese sono indifferenti alla vita dei propri collaboratori. Sentire certe affermazioni da parte del sindacato mi ha colpito profondamente. Credo che dobbiamo rispondere con assoluta fermezza».

Bonomi dovrà essere dunque il presidente della ricostruzione dell’economia del Paese, e lo farà con il dinamismo tipico dell’imprenditoria del Nord. Questo potrebbe risultare provvidenziale per il rilancio dell’Italia, considerato che la pandemia ha colpito soprattutto regioni come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e l’Emilia Romagna, che da sole producono più della metà del prodotto interno lordo nazionale.

Ora sono necessarie due cose: che tutto il mondo confindustriale supporti Bonomi, mettendo da parte divisioni e rivalità; che il dialogo tra industriali e governo diventi sempre più serrato e che le ragioni delle imprese trovino crescente spazio nelle politiche di questo governo, che però finora - anche per ragioni di provenienza di gran parte dei ministri, oltre che del premier - ha guardato decisamente più a Sud.

Non è un caso che tra i primi a congratularsi con Bonomi ci siano stati Silvio Berlusconi e Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Bonomi è un lombardo di Crema, ha 54 anni, la sua azienda, la Synopo, opera nel settore biomedicale e lui, già come presidente di Assolombarda, si è contraddistinto come uomo del fare. Ama dire le cose senza peli sulla lingua e la sua schiettezza, anche di recente, si è rivelata utile e profetica, visto che poi i nodi sono arrivati al pettine e la situazione economico-finanziaria è peggiorata, anzi stava già peggiorando prima dell’esplosione della pandemia.

È il settimo lombardo a ricoprire la carica di presidente di Confindustria. L’ultimo era stato Giorgio Squinzi, dal 2012 al 2016. Vista la spiccata sensibilità ai temi dell’innovazione, Bonomi appare in questo momento l’uomo giusto alla guida di Confindustria, in una fase contrassegnata da criticità epocali, superabili proprio con una forte e costruttiva spinta al cambiamento.

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