Rémi Brague rilegge l’Europa
In un dialogo con l’Associazione Patres confluito nel libretto Rileggere l’Europa, il filosofo dà risposte molto stimolanti, in particolare sulla concezione moderna dell’uomo.
Le Edizioni Ares pubblicano un libretto di piccole dimensioni su un dialogo di Rémi Brague con l’Associazione Patres: Rileggere l’Europa. Cristianesimo e storia.
Le domande sono intelligenti, le sintetiche risposte di Brague molto stimolanti. Una in particolare merita di essere segnalata qui. La concezione moderna dell’uomo, cioè come l’uomo, che occupa il posto più alto nella natura, si rovescia nel suo contrario: la natura è pura e l’uomo è il male. Viene meno anche l’idea che possa esistere un umanesimo senza cristianesimo e lo stesso “umanitarismo”, vale a dire la nuova religione civile massimamente inclusiva, sembra al tramonto. Nell’Europa anticristiana di oggi sembra non esserci più posto per l’umanesimo.
Davanti a questo quadro, Brague fa notare che se si pensa che al mondo non esista nulla di più importante dell’uomo, non ci sarebbe nessuna istanza superiore che riconosca e legittimi la bontà dell’uomo. Non può essere l’uomo ad emettere un giudizio di valore su se stesso perché non si può essere nello stesso tempo giudici e parte in causa. Un tempo ci si riferiva a Dio e alla natura, dicendo che l’uomo è quella realtà che realizza al meglio i fini della natura, che ci produce, e quindi anche di Dio che ci crea. Se però la natura è solo qualcosa da sfruttare, allora non siamo più in grado di dire che siamo il meglio di quanto esiste.
Oggi gli uomini intendono la natura come qualcosa da sfruttare e la amano per questo, poi però rifiutano che essa ci imponga dei comportamenti e ci dica che dovremmo essere qualcosa di diverso da quello che desideriamo. È quanto avviene nella tendenza a scegliere il proprio genere. Amiamo la natura quando ci dice come utilizzarla ma la odiamo quando ci obbliga ad essere ciò che siamo. La natura restringe la nostra assoluta autonomia. Un altro esempio è quello del suicidio assistito. La natura ci obbliga a morire e in tempi non stabiliti da noi, ma la nostra autonomia non capisce perché dovremmo accettarlo. Oggi la cultura dell’Europa sembra fondarsi su questa concezione di autonomia assoluta.
Stefano Fontana


