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«Referendum contro le unioni civili, si deve fare»

Abrogare la prima parte della legge sulle unioni civili, che de facto istituisce un simil-matrimonio, per evitare che le sentenze dei tribunali consentano l’adozione e la filiazione alle coppie dello stesso sesso. È questo che muove l’iniziativa lanciata da tutte le opposizioni di centro-destra che ieri alla Camera hanno presentato il Comitato promotore del referendum per la parziale abrogazione della legge approvata mercoledì. 


- IL TESTO DEL QUESITO
- È un dovere, nessuno si tiri indietro,
di R. Cascioli

Il Comitato promotore del referendum ieri alla Camera

Abrogare la prima parte della legge sulle unioni civili, che de facto istituisce un simil-matrimonio, per evitare che le sentenze dei tribunali consentano l’adozione e la filiazione alle coppie dello stesso sesso. È questo che muove l’iniziativa lanciata da tutte le opposizioni di centro-destra che ieri alla Camera hanno presentato il Comitato promotore del referendum per la parziale abrogazione del testo approvato definitivamente mercoledì a Montecitorio. 

Il quesito referendario mira a chiedere l’abolizione solo di alcuni articoli ovvero quelli che, prima del maxiemendamento su cui si sono votate due fiducie, erano tutti contenuti nel primo titolo del ddl Cirinnà dedicato alle unioni civili di cui possono beneficiare solo le coppie omosessuali. Questo referendum si propone quindi anche di eliminare ogni discriminazione tra ipotesi di convivenza tra coppie eterosessuali e omosessuali.

Tutta la prima parte della legge (dedicata solo alle relazioni omosessuali) è infatti strapiena di riferimenti al codice civile relativo al matrimonio; l’unica cosa che differenzia le unioni civili è la mancanza dell’obbligo di fedeltà. Invece, il secondo titolo del ddl, che va dall'articolo 37 al 67 della legge, verte sul tema delle convivenze di fatto e verrebbe mantenuto insieme a tutti i diritti individuali che esso va ad indicare; dall’assistenza in ospedale all’asse ereditario. 

Si potrebbe obiettare: perché non abolire tutta la legge? La risposta è che ci sono due sentenze della Corte Costituzionale che chiedono di riconoscere alle convivenze stabili i diritti di coppia e di inserirli come formazioni sociali. Esortazioni che sarebbero soddisfatte mantenendo appunto tutta la seconda parte della legge. E se mancano i riferimenti al matrimonio sarà più difficile per i giudici consentire l’adozione a coppie che tornano dall’estero con un bimbo generato tramite la maternità surrogata. 

Il quesito non sarà semplicissimo da spiegare ma la strategia è quella di dare la parola al popolo sovrano affinché si possa fermare con ogni mezzo possibile una deriva antropologica che non è stata oggetto nemmeno di dibattito in un Parlamento in cui le unioni civili sono state imposte con il voto di fiducia. 

Visto il contesto politico odierno, questa iniziativa referendaria ha ottenuto comunque un primo risultato quasi impensabile; il ricompattamento di tutto il vecchio schema del centro-destra sul tema della famiglia. 

Alla presentazione erano uno accanto all'altro i parlamentari Eugenia Roccella (che presiederà il comitato), Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi di Idea, Maurizio Gasparri, Lucio Malan e Antonio Palmieri di Forza Italia, Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni della Lega, Francesco Bruni e Lucio Tarquinio dei Conservatori e Riformisti, Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano di Area Popolare.

«C'è una base culturale condivisa nel centrodestra, ma la nostra è una proposta aperta alle associazioni: pensiamo alle piazze riempite dal Family Day nell'ultimo anno e alle associazioni Pro Life», ha spiegato Roccella. «Vogliamo fare un'operazione verità – ha evidenziato la portavoce del primo Family Day - questa non è una legge sulle unioni civili e i diritti. La finalità è il mercato della filiazione». 

Tutti i parlamentari intervenuti per l’occasione sostengono che la legge sulle unioni civili è solo un primo passo verso quella rivoluzione antropologica della società e della famiglia. Sono state citate infatti le dichiarazioni dei membri della maggioranza che annunciano prossimi interventi per le “adozioni per tutti”, l’eutanasia e la legalizzazione delle droghe.  

«Questa legge punta a cambiare la genitorialità. Ed è un primo passo verso la stepchild adoption come ha detto lo stesso Pd in dichiarazione di voto. La nostra richiesta di referendum è per difendere i più deboli: i bambini», ha sottolineato Quagliariello. Sulla stessa linea Centinaio: «Io voterò la legge sui matrimoni gay solo il giorno in cui Renzi mi dimostrerà che un essere umano nasce da due uomini o da due donne». 

C’è poi la questione del passaggio della legge al Quirinale. La speranza è che il presidente Mattarella rimandi la legge alle Camere dopo aver valutato tutti i profili di incostituzionalità. Per Lucio Malan il presidente della Repubblica dovrà tener presente anche la «totale inidoneità della copertura finanziaria della legge. La relazione del ministero dell'Economia è ridicola perché sottostima le spese». Malan annuncia poi l’invio a Mattarella di una relazione economica alternativa. «La legge stanzia 130 milioni nei primi dieci anni – spiega Malan – ma di questi solo 25 sono dedicati alla previdenza, il resto vanno a coprire gli aspetti fiscali. È chiaro quindi che non sono sufficienti perché lo stesso presidente dell’Inps Boeri (nominato da Renzi ndr) dichiara che gli aggravi saranno nell’ordine di centinaia di milioni di euro». 

In chiusura Carlo Giovanardi taglia la testa al toro e promette: «Se il centrodestra nel 2018 vince le elezioni non ci sarà nemmeno bisogno del referendum perché aboliremo queste norme con una legge». 

 

 

 

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