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India

Preghiere e aiuti per le vittime della violenza nel Maipur

Lo stato indiano da maggio è teatro di scontri e disordini tra le tribù Meitei, indù, e Kuki, cristiane

Da oltre due mesi sono in corso gravi scontri tribali in uno stato dell’India, il Manipur. Ne sono protagoniste le etnie Meitei e Kuki. I Meitei, che costituiscono più del 50% della popolazione, sono in maggioranza indù e vivono quasi tutti in pianura, a fondo valle. I Kuki, minoranza etnica insieme ai Nagas, sono in gran parte cristiani e abitano sulle colline e le alture. Tanti motivi si sommano a creare tra le due comunità tensioni, di recente sono degenerate in un conflitto che da maggio ha già provocato almeno 130 morti, 400 feriti e più di 60.000 sfollati. Una delle cause scatenanti è stata la richiesta di un tribunale di assegnare ai Meitei lo status tribale ufficiale, status che consentirebbe ai Meitei di acquistare dei terreni e ne accrescerebbe l’influenza già forte sul governo e nella società. I Kuki temono che possano impadronirsi delle loro terre ancestrali e insediarsi nei loro territori. Altro fattore scatenante è stata la notizia, rivelatasi poi falsa, che una donna Meitei fosse stata violentata da un Kuki. L’immigrazione illegale dal vicino Myanmar contribuisce ad accrescere i problemi derivanti da scarsità di terre coltivabili e disoccupazione. Centinaia di chiese (si stima più di 300) e oltre 12 templi sono stati distrutti. Diverse scuole e strutture sportive parrocchiali sono state date alle fiamme. È difficile dire quanto giochi il fattore etnico e quanto quello religioso. Certo è che l’integralismo indù ha un ruolo nel determinare un clima di odio, diffidenza, risentimento crescenti nei confronti delle minoranze religiose. Il 2 luglio le comunità cattoliche in tutto il paese hanno indetto una giornata di preghiera per gli abitanti del Maipur. La Conferenza episcopale indiana ha messo a disposizione fondi per aiutare gli abitanti dello stato coinvolti nelle violenze, ha distribuito aiuti agli sfollati e istituito un presidio medico nella regione più colpita.