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L'EDITORIALE

Pistorius, le gambe e la volontà

La qualificazione ai 400 metri nel mondiale mostra come la forza di volontà di Pistorius è fatta di una lega ben più speciale di quella delle sue gambe al carbonio. La cui ammissione però apre a situazioni difficili da gestire.

Editoriali 29_08_2011

A leggere la vicenda umana e sportiva di Oscar Pistorius - atleta privo di gambe che grazie a particolari protesi ieri notte si è qualificato per la semifinale dei 400 metri al Mondiale di Daegu – viene da pensare che sia proprio vero il brocardo che recita “le difficoltà sono opportunità”. Ma in questo caso l’opportunità si trasforma in paradosso perché la sfortuna di non avere entrambi gli arti inferiori si toglie la maschera e diviene – o almeno così pare – la fortuna di gareggiare con leve in fibra di carbonio capaci, secondo alcuni, di far correre più velocemente. Diversamente abile perché più abile, dunque.


Da qui il dilemma: ha fatto bene il Tas, il Tribunale Sportivo di Losanna, ad ammettere Pistorius alle gare? In questa vicenda ci troviamo di fronte non ad un handicap il quale diventa grazie al talento dello sventurato il suo punto di forza. In tal senso è da benedire la sordità di Beethoven – forse la peggior sciagura per un musicista – o la balbuzie di Demostene grazie alla quale a suon di esercizi di dizione tenendo in bocca dei sassolini il greco divenne un insuperato oratore.


No, nel caso di Pistorius il problema sta nel comprendere se quelle gambe in carbonio lo pongono su un piano di favore rispetto agli altri atleti. In breve: Pistorius ha gareggiato a pari condizioni con gli altri? Tentiamo di dare un risposta.


C’è chi afferma: Pistorius deve essere escluso dalle gare perché quelle gambe nate in un laboratorio hi-tech sono un aiuto artificiale, cioè un plus che viene dall’”esterno” e che non rappresentano un risultato raggiunto con il sudore della fronte in allenamento. Un po’ come spingere un ciclista in salita. Questa motivazione che fa perno sul concetto di artificiosità non regge. Anche le scarpe per correre, l’alimentazione adeguata, un chiodo chirurgico in un ginocchio malandato sono aiuti artificiali esterni, ma di certo non sono banditi dai regolamenti. Perché?
 

Per risolvere la questione bisogna far riferimento al doppio principio di “cooperazione-sostituzione”. Scarpe, alimentazione etc. sono ammessi perché sono strumenti che aiutano l’atleta nelle sue funzioni (il correre), non si sostituiscono all’atleta nel correre. Nel caso di Pistorius le leve in carbonio non aiutano le sue gambe a correre, ma sostituiscono le gambe nella loro funzione propria. Vero è che le gambe artificiali recuperano una funzione persa, ma la recuperano tramite un surrogato, non per mezzo di un aiuto. Una cosa quindi è aiutare nel compiere un’azione, un’altra è sostituire ciò che dovrebbe naturalmente compiere quell’azione (le gambe).


Usando quindi il principio di “cooperazione-sostituzione” si supera anche l’obiezione che è stata alla base dell’ok espresso dal Tas a favore dell’atleta sudafricano: le gambe artificiali sono da accettare perché non favoriscono ingiustamente Pistorius ma al contrario appianano le diseguaglianze, eliminano cioè l’handicap del corridore e lo portano al medesimo livello di abilità degli altri concorrenti. Quindi non un trattamento di favore bensì un riequilibrare le condizioni di partenza, dopodiché vinca il migliore. Questa argomentazione è da rigettare.


Da una parte per rigore logico allora anche un atleta dilettante potrebbe esigere – visto il suo gap naturale di non avere le stesse qualità innate del primatista dei 100 metri Usain Bolt – di partire qualche decina di metri più avanti così da colmare il divario tra lui e il campione giamaicano. Sul piano agonistico, a voler veder bene, tutti i geneticamente normodotati sono un po’ handicappati rispetto ai campioni ai quali madre natura di certo ha donato una marcia in più.


Su un altro versante poi poco importa che le gambe artificiali ristabiliscano una situazione di equità iniziale in quanto a performance: a seguire questo principio allora si dovrebbero aprire le porte ad ogni sorta di artifizio meccanico-ingegneristico. Ad esempio se sono state accettate le gambe in carbonio perché non dire sì anche a gambe artificiali che terminano con rotelle le quali permettono di correre ancor più spediti ovviamente al pari dello sforzo profuso dagli altri normodotati?


Per paradosso sono queste leve in carbonio a risultare poco eque, a svantaggiare gli altri perché per l’appunto rimpiazzano quelle gambe che sono lo strumento diretto, principale e quasi esclusivo della disciplina “corsa”. E qui ci imbattiamo nel secondo motivo per cui sarebbe stato giusto non ammettere Pistorius alle gare. Infatti è come se in una gara di scherma un atleta si presentasse con fioretto e un altro un po’ meno dotato con la più offensiva sciabola. Tra le altre cose quindi la decisone del Tas ha aperto ad una ibridazione di strumenti per gareggiare nella medesima disciplina davvero insolita.


Detto tutto ciò, come diceva Pascal anche il cuore ha le sue ragioni e la notte scorsa siamo certi che molti hanno fatto il tifo per Pistorius perché ha dato prova che sua forza di volontà è fatta di una lega ben più speciale di quella delle sue gambe al carbonio. E in questo è e rimarrà un primatista assoluto.