Pakistan, il teatro dalla parte delle donne
Un artista cristiano organizza da 25 anni rappresentazioni teatrali per sensibilizzare contro le violazioni dei diritti umani, specialmente delle donne
Alvas Rahmat è un artista cristiano di Lahore, Pakistan, direttore dell’organizzazione CHANAN, Community Healthy Advocacy Network At Nation, che da 25 anni porta in città e villaggi delle rappresentazioni teatrali per sensibilizzare con questo strumento su temi che riguardano i diritti umani. In particolare si concentra sulla violenza contro le donne, i matrimoni precoci, l’educazione delle ragazze, la violenza domestica, ma anche i diritti delle minoranze e la formazione alla partecipazione politica. Nel corso degli anni Rahmat ha formato più di 30 gruppi teatrali giovanili in tutto il paese che hanno messo in scena più di 6.500 spettacoli teatrali e di marionette in almeno 150 città e villaggi raggiungendo un pubblico di oltre sette milioni di persone. “Le persone apprezzano molto questi temi – spiega – perché raccontano le loro vite, le loro storie quotidiane e la loro realtà”. Dopo le rappresentazioni il pubblico viene coinvolto in un confronto nel quale può condividere esperienze e opinioni. Ma più di una volta Rahmat e i suoi collaboratori si sono scontrati anche con l’ostilità di una parte del pubblico e hanno subito minacce da parte di esponenti religiosi e forze di sicurezza. Nella provincia del Sindh, racconta, durante una rappresentazione che aveva per tema i matrimoni precoci e forzati, degli uomini hanno interrotto lo spettacolo accusandolo di manipolare ragazze e donne e di diffondere un messaggio contro l’islam. Cercare di spiegare che il tema era sociale non religioso è stato inutile. Rahmat si è dovuto scusare ed è stato costretto ad andarsene. Gli hanno detto di non azzardarsi a tornare altrimenti avrebbe dovuto affrontare le conseguenze. A Quetta invece un religioso musulmano ha interrotto lo spettacolo dedicato ai matrimoni precoci dicendo che non era possibile tollerare la sua “propaganda” e avanzando il sospetto che facesse parte di una “agenda straniera”. Anche in quel caso è stato ingiunto di andarsene.

