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MOSCA E KIEV

Pace in Ucraina? Nuovi negoziati degli Usa, vecchie proposte

Gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, volano prima a Mosca e poi a Kiev per negoziare un nuovo accordo di pace. Una pace di compromesso: ritiro ucraino e dispiegamento di truppe Onu. Stessi termini del precedente tentativo di mediazione americana.

Esteri 10_09_2026
Kushner e Witkoff a Kiev, con Zelensky (AP)

Donald Trump sembra determinato a giocare di nuovo la carta dei negoziati di pace e né Mosca né Kiev intendono contrariarlo, pur in assenza di segnali che possano indurre all’ottimismo. Al termine della missione dei mediatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, la telefonata di un’ora tra Putin e Trump ha fatto il punto sulla situazione anche se i dettagli trapelati restano pochi.

Innanzitutto perché le operazioni militari continuano e poi perché i negoziatori statunitensi non hanno trasmesso a Mosca la posizione di Kiev circa l’apertura dei negoziati, come ha affermato ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo, sostiene che la conversazione tra Putin e Trump è stata "costruttiva e franca", termine solitamente utilizzato per evidenziare che molti punti restano da chiarire, ma entrambi intendono tenere aperti i canali di comunicazione. 

La scorsa settimana, al termine del vertice della Shangai Cooperation Organizaton, Putin aveva espresso apprezzamento per gli sforzi di Washington e l’incontro, allora imminente, con Witkoff e Kushner. L’ipotesi di un vertice a tre, con Volodymyr Zelensky, resta per il momento lontana, poiché solitamente i leader politici si incontrano per ratificare piani e programmi già messi a punto da rispettivi staff. A tal proposito un incontro trilaterale tra i negoziatori russi, ucraini e statunitensi potrebbe invece svolgersi già questo mese. «Se tutte le parti sono d’accordo, vogliamo tenerlo anche in autunno. Se settembre va bene, sarebbe ottimo. Prima avviene, meglio è», ha detto Zelensky ai giornalisti aggiungendo che conta «di incontrare Trump intorno al 20 settembre».

Putin ha certamente ribadito le linee rosse su cui Mosca è disposta a negoziare, ma le fonti russe hanno fatto sapere che il presidente considera “speculazioni” le affermazioni dei leader europei circa la "minaccia russa" e avrebbe ribadito a Trump di «non avere alcun piano contro i paesi europei», come del resto hanno confermato anche numerose fonti militari e d’intelligence sulle due sponde dell’Atlantico. Per Ushakov «i miti sulla minaccia russa servono agli europei solo come copertura per aumentare il sostegno all'Ucraina e le proprie spese militari», mentre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che «non abbiamo intenzione di attaccare nessuno. È una sciocchezza, un'idiozia. È la totale assenza di qualsiasi capacità di pensare in termini di Stato».

Lavrov ha però aggiunto rivolgendosi agli europei che «se questi discorsi significano che state preparando un attacco contro di noi, vi assicuro che la guerra sarà completamente diversa e molto breve», con un chiaro rifermento alle enormi capacità nucleari della Russia.

Witkoff e Kushner avevano espresso ottimismo riferendo di “significativi progressi" pur senza fornire dettagli circa le opzioni sul tavolo e dopo la loro vista però sia i media russi che quelli ucraini hanno fornito alcune rivelazioni circa i termini dell’accordo in discussione. Il nuovo piano di pace del presidente statunitense Donald Trump prevederebbe che Kiev riconosca Crimea e Donbass come territori russi, ritirando le sue truppe dalle limitate porzioni di territorio che ancora controlla in tre regioni contese (Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson). Secondo quanto trapelato, dopo il ritiro delle truppe di Kiev verrebbe istituita una zona cuscinetto presidiata da caschi blu delle Nazioni Unite in cui non sarebbero presenti contingenti di Paesi della Nato.

La Russia si impegnerebbe a non schierare truppe con capacità offensive nelle cinque regioni ucraine annesse, mentre Kiev limiterebbe la consistenza delle sue forze armate a 60mila militari (oggi sono oltre un milione). Sempre secondo le indiscrezioni, l’Ucraina dovrebbe indire nuove elezioni entro cento giorni dalla firma dell’accordo e riformare la sua Costituzione per inserirvi la rinuncia all'adesione alla Nato e ad altre alleanze militari oltre ai territori annessi dalla Russia. Infine, il documento prevederebbe la firma di un vero e proprio trattato di pace da parte del nuovo governo ucraino, con successiva ratifica attraverso una procedura speciale in seno all'Onu.

Non sono emerse conferme o smentite a queste indiscrezioni, ma il piano sembrerebbe ricalcare in buona parte le proposte già presentate da Trump lo scorso anno dopo il vertice con Putin in Alaska e che vennero respinte da Kiev. Un accordo di questo tenore sancirebbe una sconfitta onorevole dell’Ucraina, ma non la sua disfatta e con la pace potrebbero decollare la ricostruzione post-bellica in vista di una possibile adesione alla Ue. Per la Russa si tratterebbe di una vittoria, ma non di un trionfo, con il vantaggio di vedere disegnata una cornice di scurezza credibile ai suoi confini occidentali, idonea a normalizzare in futuro i rapporti con gli europei.

Con l’Ucraina ormai in ginocchio sul piano economico, militare ed energetico, le possibilità che un accordo venga definito dipendono essenzialmente dalle valutazioni sulla tenuta dell’Ucraina con l’avvicinarsi dell’inverno e dal ruolo che assumeranno gli europei. E per ora i segnali non sono positivi. Sul primo punto Peskov si è detto convinto che Kiev non stia «dimostrando molta flessibilità, e non direi nemmeno che voglia davvero porre fine a questa guerra». Gli ucraini, ha aggiunto l’8 settembre, «vengono provocati in modo significativo da alcuni Paesi europei» per continuare il conflitto.

Ieri invece il portavoce del Cremlino ha auspicato che gli sforzi di pace di Washington continuino valutando che «Kiev sa perfettamente cosa bisogna fare e quali compromessi bisogna mostrare per raggiungere davvero una soluzione pacifica» evidenziando come l’improvvisa flessibilità mostrata dall’Ucraina sia direttamente collegata alla sua mancanza di denaro e armi.

Circa il secondo aspetto la Ue ha concesso all'Ucraina i fondi per l'acquisto d’urgenza di armi per la difesa aerea. «La prossima erogazione di 3,2 miliardi di euro consentirà all'Ucraina di proteggere meglio i propri cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia», ha fatto sapere la presidente della Commissione Ursula von der Leyen d'intesa con il Segretario generale della Nato Mark Rutte. In realtà gli europei hanno pochi missili disponibili da fornire a Kiev (che chiede altri 23 miliardi di euro aggiuntivi per le spese militari) e quelli ordinati oggi richiederanno anni per venire consegnati.

La Germania è pronta a fornire parte delle sue scorte di Patriot ma il ministro della Difesa ucraino, Yevgeniy Khmara, ha messo in luce i termini della questione precisando che sono in fase di conclusione contratti per la fornitura di circa 1.000 missili per i sistemi Patriot (che pagheranno gli europei). «Tuttavia, la maggior parte di questi missili inizierà a essere consegnata solo nei prossimi anni, ed è per questo che vi chiediamo di fornirci i missili dai vostri arsenali già oggi». Con queste prospettive è difficile ritenere che l’Ucraina possa affrontare l’offensiva russa nei prossimi mesi, considerando anche le crescenti difficoltà al fronte dove le truppe di Mosca continuano ad avanzare.

Il portavoce del Cremlino ha fatto balenare anche i vantaggi che un accordo di pace offrirebbe all’Europa che sta pagando il prezzo della scelta di rinunciare al gas russo, mentre i costi dell'energia salgono vertiginosamente. Peskov, ha affermato che l'Europa si sta danneggiando acquistando gas costoso sul mercato spot, anziché optare per le più economiche alternative russe. «Gli europei dovrebbero cercare delle fonti di energia più economiche. Il gas russo, sia esso trasportato via gasdotto o sotto forma di GNL, avrebbe potuto rappresentare da tempo un'opzione più conveniente per loro, sebbene il GNL venga sempre venduto ai prezzi del mercato spot».