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Nuovo concistoro: i temi cambiano, i tavoli sinodali restano

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Quattro sessioni in due giorni e infine la Messa dei santi Pietro e Paolo nel calendario dei lavori del sacro collegio che si riunirà dal 26 al 29 giugno. Accanto alla missione e alla "novità" di Magnifica humanitas la sinodalità continua a tenere banco anche nell'organizzazione in gruppi di lavoro, col rischio che le voci controcorrente restino mute.

Ecclesia 24_06_2026
Foto Vatican Media/LaPresse 08 Gennaio 2026 - Città del Vaticano, Cronaca - Papa Leone XIV durante il Concistoro Straordinario - Seconda Sessione DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

La Sala Stampa vaticana ha reso noto il calendario dell'ormai imminente secondo concistoro straordinario voluto da Leone XIV: il sacro collegio sarà radunato venerdì 26 e sabato 27 giugno per due giorni di lavori in quattro sessioni e infine per la Messa di lunedì 29 in onore dei santi Pietro e Paolo.  Come si evinceva già nella lettera inviata il 3 giugno  dal cardinale decano Giovanni Battista Re restano in sospeso liturgia e Praedicate Evangelium, “congelati” al primo concistoro di gennaio. «La ragion d’essere della Chiesa non è per i cardinali né per i vescovi né per il clero. La ragion d’essere è annunciare il Vangelo. E quindi questi due temi: Sinodo e sinodalità, come espressione del cercare come essere una Chiesa missionaria nel mondo di oggi, ed Evangelii Gaudium, annunciare il kerygma, il Vangelo con Cristo al centro», aveva spiegato il Papa la sera del 7 gennaio. «Gli altri temi non vanno perduti», aggiunse, ma solo rinviati a un secondo momento che non è ancora arrivato.

Da allora la pubblicazione di Magnifica humanitas ha ulteriormente cambiato le carte in tavola, facendo della prima enciclica di Leone XIV la base di partenza per le discussioni cardinalizie e in particolare per la seconda e la terza sessione. A calamitare l’attenzione mediatica era stato soprattutto l’invito presente nella lettera del decano con diretto riferimento a Magnifica humanitas, a «interrogarci su come ribadire oggi “il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra” (n. 192) e su quali vie concrete possano aiutare i popoli e le comunità cristiane a custodire e costruire la pace».

Nel fitto calendario dei lavori (in parte anticipato il 16 giugno, insieme alla Nota informativa, dal blog Messainlatino.it) la discussione sulla «guerra giusta» non viene esplicitamente menzionata, ma è verosimile che venga affrontata a proposito di conflitti, tensioni e pace, al centro della seconda sessione dedicata a La cultura della potenza e la civiltà dell’amore, introdotta dal cardinale Victor Manuel Fernández e ulteriormente dettagliata da domande, del tipo: «In che modo le tensioni, le divisioni e i conflitti che attraversano il mondo toccano oggi la vita delle nostre Chiese e dei nostri popoli?» e «Quali linguaggi, atteggiamenti e pratiche possono aiutare a costruire riconciliazione, convivenza e pace?». La prima sessione avrà invece un taglio più missionario (In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?), introdotta da una meditazione biblica del cardinale Grzegorz Ryś, arcivescovo di Cracovia, mentre a introdurre la terza, incentrata su Costruire nel bene: i cantieri del nostro tempo, sarà il cardinale Stephen Brislin, arcivescovo di Johannesburg. Infine, la quarta avrà come oggetto Il cammino di attuazione del Sinodo e naturalmente sarà aperta dal cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi.

Sinodalità e missione continuano dunque a tenere banco accanto alla “novità” di Magnifica humanitas, e sinodale è anche la logistica con 20 gruppi di lavoro, così suddivisi, stando alla Nota informativa: «9 gruppi di Cardinali Elettori Ordinari (inclusi Nunzi e Cardinali Elettori che hanno concluso il servizio come Ordinari)», in pratica dal “territorio”, emeriti compresi purché con meno di 80 anni, e «11 gruppi di Cardinali Elettori della Curia Romana e Cardinali Non Elettori». A gennaio toccò poi solo ai primi riferire in aula, come spiegò il Papa stesso: «poiché per me è più facile chiedere consiglio a coloro che lavorano nella Curia e vivono a Roma, i gruppi che riferiranno saranno i 9 provenienti dalle Chiese locali». Come andrà a giugno non è molto chiaro, a giudicare dal contenuto sibillino della Nota: «I gruppi dei Cardinali Ordinari presenteranno la propria relazione in Aula (massimo tre minuti per gruppo). Nel corso dei lavori, ci sarà l’opportunità anche per ciascuno degli altri gruppi di relazionare, una volta, la propria relazione, sempre per tre minuti». Come a dire: i primi parleranno, ma (forse) anche i secondi.

L’unica certezza sono i tre minuti e anche gli interventi ai tavoli saranno necessariamente cronometrati: dopo i dieci minuti del breve intervento introduttivo, tre minuti ciascuno nel primo round degli interventi personali e poi ancora due ciascuno nel successivo ascolto condiviso nei gruppi. Tre minuti anche per gli interventi liberi di sabato pomeriggio con il Santo Padre prima della conclusione (altri interventi liberi sono previsti venerdì sera e sabato a mezzogiorno ma in quel caso solo sul tema della sessione). 

L’altra certezza sono i tavoli sinodali, applicati per la seconda volta anche al sacro collegio, ma a quanto pare “travasati” nel concistoro di gennaio a preparazione in corso. Infatti, il primo concistoro inizialmente era previsto secondo la modalità consueta, nell’Aula del Sinodo (quindi in plenaria), stando alla lettera inviata il 7 novembre 2025 dal cardinal decano Giovanni Battista Re, pubblicata da Diane Montagna, insieme al programma ricevuto dai porporati due giorni prima del concistoro, il 5 gennaio, che invece era scandito proprio dai famosi «gruppi di lavoro» nella ben più ampia Aula Paolo VI. Cambio di location che per le assemblee sinodali era stato inaugurato a partire dall’ottobre 2023, e così descritto all’epoca da Settimana News: l’Aula Paolo VI «è grande abbastanza per accogliere tutti i partecipanti, mentre nell’Aula nuova del Sinodo ci sarebbero stati a malapena i Membri e non gli Esperti. Ma soprattutto l’Aula Paolo VI può essere sistemata con tavoli a cui possono sedere gruppi di una decina di persone, rendendo più rapido il passaggio tra sessioni in plenaria e lavori di gruppo e soprattutto facilitando la dinamica della conversazione nello Spirito».

Metodologia che «è indicata come una modalità di gestione dei processi decisionali e di costruzione del consenso» nell' Instrumentum laboris del Sinodo del 2023. Con il rischio neanche troppo remoto che le voci meno allineate vengano udite solo dai “commensali” seduti allo stesso tavolo. Ed è ancora l'Instrumentum laboris a spiegare come funziona: «Nuovamente ciascuno prende la parola: non per reagire e controbattere a quanto ascoltato, riaffermando la propria posizione, ma per esprimere che cosa durante l’ascolto lo ha toccato più profondamente e da che cosa si sente interpellato con più forza». Il consenso è garantito, l'eventuale dissenso un po' meno.



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