Notre-Dame, la guerra per le vetrate finisce in tribunale
Ascolta la versione audio dell'articolo
Il progetto, sostenuto da mons. Ulrich e da Macron, di sostituire le antiche vetrate della cattedrale di Parigi (non danneggiate dall’incendio del 2019) continua a suscitare proteste. E dopo l’autorizzazione ai lavori di rimozione, è stato presentato un ricorso legale.
A settembre è in programma il viaggio apostolico di Leone XIV nel primo Paese europeo che ha inserito l’aborto nella sua Costituzione, la Francia. Così come la Spagna, dove il Papa si recherà a giugno, si trova a vivere un duro scontro giudiziale interno sulle illegittime decisioni prese dal cardinale José Cobo, in combutta con il governo socialista, su quel monumento nazionale e luogo di fede che è la Basilica della Santa Croce della Valle dei Caduti, la Francia è teatro della contesa giudiziaria sulla sostituzione – voluta da Emmanuel Macron e dall'arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich – di alcune delle antiche vetrate della cattedrale di Notre-Dame, per nulla distruttesi nel misterioso incendio del 15 e 16 aprile 2019.
Lo scorso 20 aprile, l’autorizzazione alla rimozione e sostituzione delle finestre di una delle cappelle meridionali della navata centrale, progettata nel XIX secolo da Eugène Viollet-le-Duc, l’architetto autore dell’iconica guglia di Notre-Dame, è stata affissa pubblicamente sulle inferriate della cattedrale, scatenando una reazione legale immediata. L’associazione Sites et Monuments, che opera a tutela del patrimonio, ha assistito impotente all’installazione dei ponteggi il 27 aprile, ma ha annunciato la presentazione di un ricorso d’urgenza dinanzi al Tribunale amministrativo di Parigi, contestando l’autorizzazione stessa.
Il progetto di sostituire queste vetrate con opere contemporanee dell'artista francese Claire Tabouret, presentate al pubblico al Grand Palais nel dicembre del 2025, ha suscitato una grandissima protesta negli ultimi due anni: un’opposizione fatta da esperti di beni culturali, semplici fedeli, sacerdoti e personalità del mondo cattolico transalpino. Tra i principali argomenti contrari vi è il fatto che le vetrate di Viollet-le-Duc risalgono al restauro ottocentesco della cattedrale e che l'introduzione di opere contemporanee nella navata ne comprometterebbe l'equilibrio. Gli stessi progetti proposti sono stati criticati anche per essere eccessivamente figurativi e poco adatti alla navata della principale cattedrale francese. Inoltre, per molti critici, la rimozione di vetrate sopravvissute all'incendio del 2019, da allora pulite e restaurate, è di per sé in contrasto con la logica stessa del restauro. Per di più il costo stimato del progetto, circa 4 milioni di euro, è assolutamente sproporzionato rispetto alle più ampie esigenze di tutela del patrimonio. A tutto ciò si aggiunge che sin dal 2024 c’è stata la netta opposizione della Commissione nazionale francese per il patrimonio e l'architettura, che ha espresso un parere negativo sull’intera operazione “ammodernamento”.
Per Julien Lacaze, presidente di Sites et Monuments e componente di diverse istituzioni statali di conservazione del patrimonio artistico francese, il contenzioso tocca il cuore della tutela del patrimonio perché, come ha recentemente dichiarato a Famille Chrétienne, il «punto è se le vetrate di Viollet-le-Duc abbiano o meno un valore artistico e storico (…), era un creatore nel senso più pieno del termine. Ciò che conta è la sua visione del Medioevo e la libertà con cui l'ha interpretata». L'associazione presieduta da Lacaze aveva già presentato un ricorso legale lo scorso anno, contestando l'autorità dell'ente pubblico responsabile del restauro di Notre-Dame di rimuovere le vetrate; il ricorso è tuttora in fase di appello, mentre la nuova azione legale dei giorni scorsi va direttamente al merito della questione. Al di fuori delle aule di tribunale, la protesta contro le nuove vetrate “fluide” continua a crescere in tutta la Francia, con circa 350.000 persone che hanno firmato una petizione per chiedere la salvaguardia delle vetrate ottocentesche di Viollet-le-Duc, che mantengono uniformità e stile neomedievale nell’intera cattedrale.
Nel dicembre 2023, l’arcivescovo Ulrich e il presidente Macron hanno annunciato che le antiche vetrate sarebbero state sostituite da opere contemporanee. Le vetrate, come accennato, non avevano subito alcun danno nell'incendio che sette anni fa distrusse la guglia di Viollet-Le-Duc; avevano solo bisogno di una pulizia. Una delle voci più autorevoli contro la rimozione è quella di padre Michel Viot, un sacerdote parigino che ha lanciato un appello per una protesta pubblica pacifica, invitando coloro che hanno contribuito al restauro della cattedrale a riunirsi nei pressi della cattedrale di Notre-Dame «per pregare o protestare», chiedendo «il rispetto della legge contro la decisione arbitraria» e affermando che «l’attacco alla bellezza alimenta una cultura della morte».
Tuttavia, il fatto che i lavori siano stati autorizzati e gli avvisi pubblici affissi, nonostante i ripetuti pareri negativi delle autorità preposte alla tutela dei beni culturali e i contenziosi giudiziari in corso, ha rafforzato in molti la preoccupazione di un'iniziativa calata dall'alto e guidata principalmente da considerazioni politiche. Ciò ha scatenato un'ondata di indignazione sui social media contro le presunte voglie di Macron di lasciare un segno del suo ‘regno’, con la complicità dei vertici della Chiesa locale, sulla cattedrale di Notre-Dame, simbolo della cattolicità di Francia. Per ora in molti confidano nel giudizio del Tribunale amministrativo, dove presto potrebbe essere deciso il destino del progetto.

