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No gender: oggi primo sciopero autorizzato dai genitori

Dopo i genitori francesi, anche quelli italiani: oggi non mandano a scuola i propri figli per protesta contro l’insegnamento del gender. Con questa iniziativa "Generazione Famiglia" vuole manifestare contro le unioni civili e il ” totalitarismo dell’ideologia gender”, che rischia di insinuarsi nell’educazione dei più giovani. 

La manifestazione del 20 giugno a Roma

«Cara ministra, per questo Natale vorrei essere ricevuto insieme agli altri rappresentanti delle associazioni che il 20 giugno hanno riempito la piazza più grande di Roma, per poterti raccontare che cosa c'è che non va con tante attività proposte e svolte nelle scuole dei nostri figli e nipoti su temi molto intimi e delicati». Inizia così la lettera che "Generazione Famiglia" ha indirizzato al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, per chiedere un confronto sul comma 16 della legge Buona Scuola, recante l’obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di integrare i piani triennali dell’offerta formativa con attività sul contrasto alla discriminazione e alla violenza di genere.

Dietro ai buoni propositi del contrasto alle discriminazioni e al bullismo continuano, infatti, ad affermarsi attività scolastiche sull’affettività e sull’educazione sessuale che mirano esplicitamente ad affermare l’idea che l’identità sessuale della persona è completamente slegata dal dato biologico ma che consista piuttosto nella momentanea e assolutamente autonoma autopercezione di sé. Questa deriva ideologica trova piena attuazione soprattutto ad un livello scolastico territoriale e periferico, come conferma la recente convocazione di tutti i dirigenti scolastici delle elementari e della materne di Bari da parte del tavolo Lgbt del Comune per chiedere di fatto di far entrare nelle scuole corsi sul gender. Iniziativa preceduta dalla adesione della Regione Puglia alla Rete Ready, (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere). 

Di fronte all’acuirsi dell’emergenza e al moltiplicarsi delle segnalazioni, "Generazione Famiglia" ha invitato quindi tutte le famiglie italiane a sottoscrivere e inviare una lettera di protesta al ministro Giannini (è ancora possibile scaricarla in una versione precompilata sul sito http://www.generazionefamiglia.it/). Inoltre, proprio per la giornata di oggi, tutti i genitori sono invitati a tenere i propri figli a casa per ribadire il diritto prioritario e originario di scegliere l’impostazione generale dell’educazione dei proprio figli. La protesta ha raccolto l’adesione ufficiale anche di altre sigle  che hanno organizzato il Family Day di giugno, come “Voglio la Mamma” di Mario Adinolfi, “ProVita Onlus” e “Giuristi per la Vita”; e sono già migliaia le lettere scaricate e inviate da genitori di tutte le parti d’Italia.

«È chiaro che non mandare i figli a scuola non è una scelta contro il singolo istituto ma un modo per far arrivare l’eco di questo disagio ancora più forte al ministero e al governo», spiega Filippo Savarese, portavoce di “Generazione Famiglia”. Savarese ricorda, infatti, che in Francia una simile iniziativa ha avuto un’adesione molto forte e ha portato il ministero ad ascoltare le rivendicazioni delle famiglie. «Noi speriamo che questo possa accadere anche in Italia». “Generazione famiglia” sostiene quindi che un confronto con il ministro Giannini non è più rinviabile, dal momento che continuano a moltiplicarsi i casi che confermano l’allarme lanciato dalle associazioni pro-family riguardo ad una errata interpretazione del comma 16 della legge Buona Scuola. 

I vertici di viale Trastevere devono comprendere che molto spesso, a seconda di come la pensa chi dirige il singolo istituto scolastico, vengono attuate o meno iniziative che non hanno il ben che minimo consenso dei genitori o che vanno persino  contro la loro espressa volontà. «Per tutti questi motivi», conclude Savarese, «il 4 dicembre rappresenta la data a partire dalla quale le famiglie potranno riappropriarsi di un’influenza naturale e positiva sulla scuola che molto spesso gli è stata sottratta».

 

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