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TRADIZIONI

Nel presepe manca il bue. È made in China

Capita di scartare un presepe e di non trovarvi il bue. Se è made in China, cioè viene da un Paese ufficialmente ateo, puoi trovare (o non trovare) di tutto. Ripassiamo allora la storia di una lunga tradizione...

Cronaca 06_12_2013
Presepe

Certo, nessun Vangelo ne parla – al massimo ne allude lontanamente citando la mangiatoia - ma da un millennio nel presepe il bue fa coppia fissa con l’asinello, a scaldare Gesù Bambino nella grotta. Ed allora perché eliminarlo?

Un paio di settimane fa ho comprato nel centro di Roma un presepe completo, incartato e riposto con cura in una scatola. Quando l’ho aperta mancava il bue. Il giorno dopo sono tornata al negozio e il commesso mi ha dato un nuovo presepe. Ho aperto la seconda confezione: anche in quella il bue non c’era. Come mai? Entrambi i presepi erano made in China, e cosa ne sanno, in un paese dove è stato bandito il cristianesimo, del bue e dell’asinello, ma anche di Gesù Bambino, della Madonna e di Giuseppe?

La Repubblica Popolare della Cina ufficialmente è atea e cristianesimo, sciamanesimo, taoismo, islamismo o buddhismo sono più o meno la stessa cosa. Su una popolazione di un miliardo e trecentomila persone, i cristiani sarebbero solo sessanta milioni; e secondo la “China Aid”, un’organizzazione per la difesa dei diritti umani, il Partito Comunista cinese ha redatto un documento contro il crescente diffondersi del cristianesimo nei campus universitari.

Nei presepi che arrivano dalla Cina potremmo trovare di tutto, dalle giraffe al posto delle pecore, ad una bambina nella mangiatoia. Invece della grotta un bel minareto con la mezza luna e la stella. A Mosca ho visto un presepe realizzato con le matrioske, pecore incluse, però in regola.

Il bue e l’asinello sono il presepe, anche se i Vangeli non ne parlano. Il primo testo a inserire i due animali nella natività, non proprio alla nascita ma al terzo giorno, sembra sia stato un apocrifo, il Vangelo dello Pseudo-Matteo: quando la Sacra Famiglia si sposta dalla grotta ad una stalla. Ma la loro funzione non era tanto quella di scaldare con il fiato nella notte di Betlemme il Figlio di Dio, bensì di adorarlo, rafforzando il riconoscimento della sua divinità, sull’esempio di angeli, pastori e re magi. Ma c’è dell’altro: i due animali danno compimento alle profezie di Isaia – ll bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone – e di Abacuc – In mezzo a due animali ti farai conoscere. Insomma, il bue e l’asinello, ma questo i nostri cinesi non possono neppure immaginarlo, sono diciamo due “strumenti teologici”, per confermare appunto le promesse dell’Antico Testamento e ammonire chi non riconosceva il Salvatore in quel bambino.

Una volta entrati nella grotta, sui due animali si pronunciarono in tanti all’interno della Chiesa. Per san Gerolamo rappresentavano l’Antico e il Nuovo Testamento; per san Riccardo l’asinello l’umiltà evangelica e per san Girolamo la pazienza virtuosa. In ogni caso il bue e l’asinello sono entrati definitivamente nel presepe fin dal IV Secolo, ed è un anonimo francescano del Trecento a trasformarli in un calorifero e investendoli di una devozione romantica. San Francesco non sminuì la tradizione, imponendo nella sua sacra rappresentazione la coppia di animali, non solo per verismo ma per una questione di umiltà, un messaggio implicito di pace e povertà; il contrario della presunzione e dell’altero cavallo che, a quei tempi e ancora a lungo, rappresentava il mezzo di trasporto dei nobili ricchi e dei cavalieri.

Una leggenda vuole che, nella notte di Natale coperta dalla neve, nelle stalle al bue e all’asinello – proprio per il ruolo che rappresentano nella Natività – è concesso di parlare e di dialogare con l’uomo. Naturalmente se la Cina permette la loro presenza.