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Ora di dottrina / 220 – La trascrizione

Natura della corredenzione – Il testo del video

La partecipazione di Maria alla redenzione è unica e singolare perché lei partecipa all’acquisto delle grazie nell’atto stesso del sacrificio di Cristo. In teologia il suo merito è detto “de congruo”, o meglio ancora “de digno", secondo solo a quello del Figlio.

Catechismo 06_09_2026

Come avevo anticipato l’ultima domenica di luglio, dedichiamo questa catechesi a comprendere un po’ più a fondo la natura della corredenzione, così chiudiamo la sezione dedicata a questa parte della mediazione di Maria che riguarda la partecipazione alla redenzione in atto primo, cioè appunto la corredenzione. Da domenica prossima inizieremo a vedere il secondo aspetto della mediazione di Maria, cioè la distribuzione di tutte le grazie.

Oggi ci facciamo una domanda sulla natura della corredenzione e in particolare su quegli aspetti propri della redenzione di Cristo: vediamo se le dimensioni della redenzione che appartengono a Cristo si applicano anche a Maria. Faccio un brevissimo ripasso. Quando abbiamo parlato dei misteri di Cristo e della sua passione, avevamo visto la quæstio 48 della terza parte della Summa Theologiæ.

Quando parliamo della passione di Cristo noi sottolineiamo quattro aspetti:

1) il merito; con la sua passione Cristo ci ha meritato la salvezza in quanto capo delle membra. Nel caso di Cristo, è un merito infinito perché è il merito dell’uomo-Dio, cioè della persona divina del Verbo che ha preso la natura umana;

2) la soddisfazione (III, q. 48, a. 2): la passione accolta con immenso, purissimo e divino amore viene offerta al Padre per compensare tutte le offese che gli uomini hanno recato, recano e recheranno a Dio. Quando parliamo di soddisfazione, non parliamo esclusivamente delle sofferenze ma di quell’elemento formale che è l’accettazione, l’offerta con amore delle sofferenze;

3) il sacrificio. Che cos’è? Il sacrificio è l’offerta data a Dio per onorarlo, per placarlo. Non bisogna intendere questo “placare” in senso umano, come quando si dà qualcosa a qualcuno arrabbiato per farlo calmare. Si intende ciò che l’uomo ha creato con il suo peccato, il muro che ha creato tra sé e Dio e che, nello sforzo religioso dell’uomo, viene valicato con i sacrifici; ma in realtà sappiamo che l’uomo non potrebbe valicarlo se non fosse stato Dio stesso a valicarlo dapprima con l’incarnazione e poi mediante l’offerta del sacrificio di Sé stesso. Nel caso del sacrificio di Cristo abbiamo qualcosa di assolutamente singolare: Colui che si offre coincide con ciò che è offerto e coincide con Colui al quale è offerto, perché Cristo stesso è la vittima, è il sacerdote, è Dio al quale si offre;

4) la redenzione in senso proprio, cioè il riscatto dalla schiavitù del peccato, il prezzo pagato per questo riscatto.

Quindi abbiamo questi quattro elementi, ripresi dalla Summa. E ora dobbiamo capire in che modo si applicano a Maria Santissima, cioè in che modo si parla di una redenzione da parte di Maria, ossia di una partecipazione attiva di Maria alla redenzione di Cristo e che va sotto il nome di corredenzione.

Vediamo il primo aspetto: il merito. Abbiamo detto che il merito di Cristo è assoluto e infinito, ed è quello che teologicamente si chiama merito de condigno. Cosa vuol dire? Vuol dire che veramente quello che Cristo ha offerto, per com’è la sua persona e la sua offerta, veramente e giustamente ottiene un merito. Un merito che è corrispondente alla giustizia; questo è un po’ il punto da capire. Parliamo del merito personale nostro. Nell’insegnamento cattolico il merito degli atti buoni, delle virtù, è un merito reale: la salvezza è sì per grazia, ma questa grazia non esclude un merito. Ma che cosa intendiamo con questo merito nostro? Non è un merito di stretta giustizia. Infatti i nostri atti, per quanto buoni, non potranno mai, strettamente parlando, per questione di giustizia, ottenerci il Paradiso. C’è una sproporzione enorme tra quello che noi offriamo e quello che ci viene dato. Eppure parliamo di merito, ma parliamo di merito de congruo, nel senso che Dio ripaga con sovrabbondanza quell’atto virtuoso che pure ha un titolo di merito, seppure non adeguato.

Facciamo un esempio semplice. Un buon educatore – un genitore, un insegnante – applica più o meno questo principio nei confronti dei bambini. Supponiamo che il bambino debba scrivere un tema o fare un disegnino. È chiaro che quando l’insegnante darà il premio assegnandogli ad esempio un “ottimo” – o anche quando il genitore gli darà un premio – di per sé eccede il valore di quella cosa: il tema di un bambino non sarà mai, per esempio, del valore della Divina Commedia o di un affresco di Giotto. In senso di stretta giustizia, in senso assoluto, è un’opera limitata; però cosa fa l’educatore? Vede che c’è un merito reale, perché il bambino ha fatto uno sforzo, si è applicato davvero, ha dato il meglio che poteva. E quindi prende il suo disegno, che non è un capolavoro, prende il suo tema, che non è un’opera d’arte, e comprende che dietro c’è un lavoro, uno sforzo, un’applicazione autentica. E quindi c’è un merito, che viene premiato più di quello che in sé stesso meriterebbe. Il Signore con noi fa così. Non è che non c’è un merito e il Signore a prescindere ci dà un premio. Ma è evidente che il premio che ci viene dato supera il merito stesso nel senso di giustizia. Ma è pure evidente che il merito c’è, perché c’è veramente una partecipazione libera dell’uomo che opera, coopera con la grazia per la sua salvezza. È chiaro che anche la nostra cooperazione è suscitata dalla grazia, dunque questo premio ha sempre dietro l’azione di Dio che suscita, sostiene, accompagna, porta a compimento lo sforzo dell’uomo e alla fine lo premia anche. E tuttavia questo merito c’è, e viene chiamato merito de congruo.

Torniamo a Maria Santissima. Quando parliamo di Maria che merita la nostra redenzione, non lo intendiamo nel senso nostro normale ma nel senso – come abbiamo avuto modo di vedere ripetutamente – che lei partecipa all’acquisto delle grazie della redenzione in atto primo, cioè nell’atto stesso del sacrificio di Cristo, del sacrificio della croce. Dunque la sua è una partecipazione singolare e unica. Ricordate una delle ultime Ora di dottrina, in particolare, come san Giovanni Paolo II ha insistito su questo aspetto. Ma poi c’è un’altra singolarità nella Madonna, cioè il fatto che in lei, a motivo dell’immacolata concezione, quindi della sua purezza, e della pienezza della grazia, questo merito, pur non essendo infinito in quanto questa persona non è Dio, è talmente grande da avere come premio tutte le grazie di salvezza degli uomini, qualcosa che effettivamente corrisponde alla sua offerta. Non è come per noi. Se vogliamo usare il paragone di prima, noi siamo come i bambini che fanno il tema, la Madonna è come Dante che scrive la Divina Commedia.

Quindi, a quale conclusione sono arrivati i teologi? Che sicuramente la Madonna interviene nel merito dell’acquisto delle grazie almeno de congruo. Quindi il de congruo c’è. Ed è l’acquisto di grazie che, a differenza nostra, si applica nell’atto primo, quindi nell’acquisto delle grazie della redenzione. Mentre per noi questo merito consiste nell’applicazione di queste grazie a noi stessi e nella possibilità di intercedere per tanti nostri fratelli, nel caso della Madonna il merito è proprio nell’atto primo della redenzione. Molti teologi, a mio avviso giustamente, preferiscono applicare a Maria Santissima l’espressione de digno. Spieghiamo: se Cristo merita de condigno, e noi meritiamo de congruo, la Madonna in fondo non è né come Cristo né come noi; allora una delle espressioni che vengono utilizzate per lei è appunto de digno. Questa espressione la pone al di sopra di tutti gli uomini: perché? Perché, come dicevamo prima, realmente in lei il merito richiederebbe per giustizia la salvezza di tutti gli uomini, perché la sua è l’offerta di una donna immacolata e piena di grazia per volontà di Dio. Però lei non è Dio e quindi non ha un merito infinito. Ed ecco quindi questa terminologia che la distingue da Cristo, ma anche dagli altri uomini. E quindi si parla di un vero merito, almeno de congruo, o più probabilmente de digno. Questo è il primo aspetto della corredenzione.

Il secondo aspetto è la soddisfazione. Anche in questo caso dobbiamo fare un ragionamento analogo a quello che abbiamo fatto per il merito, perché la Madonna soddisfa la giustizia divina. Nella già richiamata quæstio 48, laddove si parla della soddisfazione di Cristo, san Tommaso spiega che Cristo compensa «tutte le offese del genere umano. Primo, per la grandezza della carità con la quale volle soffrire. Secondo, per la dignità della sua vita, che era la vita dell’uomo-Dio e che Egli offriva come soddisfazione. Terzo, per l’universalità delle sue sofferenze e la grandezza dei dolori accettati» (III, q. 48, a. 2). Allora, se abbiamo questi tre aspetti, è chiaro che il primo (la grandezza della carità) lo troviamo anche in Maria, non nella stessa “misura” di Cristo che è l’uomo-Dio, eppure in una grandezza immensamente più grande di quella del più grande santo che possa esistere sulla faccia della terra. La sua non è la vita dell’uomo-Dio eppure è la vita della Madre di Dio e dell’Immacolata. E l’universalità delle sue sofferenze e la grandezza dei dolori accettati sono presenti in Maria Santissima.

Dunque, anche in questo caso, quando parliamo della soddisfazione, non possiamo parlare di un de condigno, ma non possiamo parlare neanche di un de congruo, che riguarda noi, ma di un de digno, analogamente al ragionamento che abbiamo fatto prima, sul merito.

Il terzo aspetto che abbiamo visto in Cristo è quello del sacrificio. E in Cristo, come detto, abbiamo un’identità tra Colui che offre, ciò che è offerto e Colui al quale si offre, perché Cristo è vittima, sacerdote e Dio. Cosa possiamo dire dell’offerta sacrificale di Maria Santissima? Nelle Ore di dottrina del mese di luglio, abbiamo potuto vedere ad abundantiam i testi del magistero dove si parla proprio dell’offerta di Maria e si parla della sua co-offerta, della sua offerta co-sacrificale, cioè unita a Cristo, con Cristo: è un’offerta di Cristo e di sé stessa, ed è a tutti gli effetti un’offerta sacrificale perché l’offerta di Cristo fu tale. E a questa offerta la Madonna si unisce, si conforma. Possiamo dire che Cristo, con la sua passione, e Maria Santissima, con la sua compassione – vedete di nuovo la particella “co-” che incontriamo in Corredentrice, co-offerta, co-sacrificale –, indica proprio che non c’è un’offerta di Maria slegata da Cristo. Dunque, Cristo con la sua passione e Maria con la sua compassione hanno offerto, cioè hanno meritato e soddisfatto sacrificando sé stessi: Cristo sacrifica Sé stesso; Maria sacrifica Cristo e sé stessa, associandosi a Cristo, alla sua offerta, sia nell’offrire Lui che nell’offrire sé stessa.

Qui si apre un grandissimo capitolo che non trattiamo, perché è più di pertinenza della teologia e cioè il sacerdozio di Maria. Possiamo sostenere che Maria sia sacerdote? Evidentemente, se pensiamo al sacerdozio ministeriale, la risposta è no. Però c’è indubbiamente un aspetto sacerdotale nella corredenzione di Maria, per la ragione che abbiamo appena detto: Maria realmente offre Cristo in sacrificio e realmente offre sé stessa in sacrificio. Dunque, sotto questo punto di vista, Maria come Cristo è vittima e sacerdote, pur in modalità diversa; il suo non è propriamente un sacerdozio ministeriale. Quello che non possiamo invece affermare è che lei sia la stessa destinataria di questo sacrificio, perché mentre in Cristo abbiamo l’unione ipostatica – in Lui abbiamo l’uomo-Dio, quindi il soggetto a cui si offre il sacrificio è Cristo stesso nella sua divinità –, per Maria non è così, perché Maria appartiene all’ordine ipostatico ma non ha l’unione ipostatica.

Quarto e ultimo aspetto è quello redentivo, cioè del riscatto dal peccato, dal dominio del maligno, sotto il quale siamo caduti con il peccato. Nostro Signore questo ce lo ricorda molto bene: chi commette il peccato è schiavo del peccato. Dunque, il peccato non richiede solo una soddisfazione, dei meriti e un sacrificio, ma anche un atto vero e proprio – attraverso la soddisfazione, il merito e il sacrificio – di riscattare dalla potestà del maligno sotto la quale il nostro peccato ci ha messo.

Ora, possiamo dire che Maria entra a tutti gli effetti in questa liberazione dell’uomo dalla colpa e dalla pena. Al riguardo abbiamo tutti quei testi di cui abbiamo già parlato, che sono stati anche ripresi dai pontefici, e che vedono in Maria la nuova Eva associata al nuovo Adamo e impegnata in una lotta, in una battaglia, in una guerra contro il drago che tiene schiava l’umanità. Maria ottiene la sua glorificazione nell’Assunzione, analogamente a come Cristo la ottiene nella sua Ascensione; questo è l’effetto di una battaglia che hanno combattuto insieme e hanno vinto insieme, e quindi ne godono insieme anche gli esiti, cioè la glorificazione: l’Ascensione per Cristo, l’Assunzione per la Madonna. Quindi, la figura di Maria come nuova Eva in fondo ci dice proprio questa sua partecipazione alla redenzione, al riscatto vero e proprio.

Sotto questo punto di vista il pensiero teologico ci offre tre sfumature che non sono propriamente tre linee antitetiche per cui se si sposa una non si può seguire l’altra, ma in realtà danno un quadro d’insieme interessante. La prima sfumatura è che questa partecipazione e questa effettiva redenzione che abbiamo da Maria in Cristo, da Maria con Cristo o se preferite da Cristo mediante Maria – l’importante è che sia chiaro che Cristo è il soggetto principale e che Maria è sua socia – sottolinea questo aspetto, ossia che questa partecipazione di Maria è stata chiesta ed è stata accolta da Dio Padre cosicché, uniti a quelli di Cristo, i suoi meriti siano un unico principio di salvezza. Qui ritorna l’idea fondamentale dell’unica predestinazione, cioè nel progetto di salvezza di Dio, nel decreto di predestinazione del Figlio all’incarnazione redentrice; Maria è presente, è inserita lì dentro. E dunque, anche quando si realizza questo piano, noi non abbiamo due princìpi: abbiamo un unico principio di salvezza che include i meriti di Cristo e i meriti di Maria, con la distinzione che abbiamo visto quando abbiamo parlato del merito.

Una seconda corrente mette in luce come questa partecipazione di Maria alla nostra redenzione, al nostro riscatto, sia stata esercitata come una sorta di influsso sulla volontà di Cristo perché si offrisse. E così Cristo si conforma, possiamo dire, e alla volontà del Padre e alla volontà della Madre. Cioè, Maria ha partecipato alla redenzione preparando e sostenendo la volontà di Cristo – non che Cristo non volesse! – di modo che l’atto redentivo avviene come un atto con cui Cristo si conforma alla volontà del Padre, che è anche la volontà della Madre, rispettando così l’ordine che Dio stesso ha voluto: Dio non ha, per così dire, sottratto a Maria la sua influenza materna per riservarsi il Figlio per il sacrificio. Non è stato questo il piano della salvezza. Così come non è stato il piano della salvezza il fatto di imporre l’incarnazione a prescindere; ma come Dio ha scelto, ha voluto, ha atteso la libera collaborazione di Maria Santissima per l’incarnazione, così ha anche atteso, ha voluto, ha suscitato e sostenuto la cooperazione di Maria per la redenzione. Precisamente, detto in modo più semplice, Maria Santissima si è conformata al punto tale all’opera della redenzione da sostenere ella stessa la volontà sacrificale del Figlio.

Simile a questa ma con una sfumatura diversa è quella corrente che sostiene l’abdicazione dei diritti materni: questa è un’espressione che abbiamo trovato in diversi testi del magistero. Maria abdica ai suoi diritti materni. Quali sono questi diritti e doveri materni? Evidentemente sono quelli di proteggere, custodire il Figlio. Quindi Maria abdica a questi diritti, rinuncia. E questa rinuncia di Maria, nel piano che Dio ha voluto per la redenzione, è necessaria. Questo è analogo al discorso che stavamo facendo prima. Dio poteva forzare tutto quello che voleva, ma Dio ha scelto di avere non solo il consenso del Redentore ma anche il consenso della Madre del Redentore, la quale acconsente ad abdicare ai suoi diritti materni per cedere il Figlio in offerta, in sacrificio per tutti gli uomini, per la salvezza di tutti gli uomini.

Si intuisce così quale intensità di partecipazione Maria Santissima ha avuto al piano della salvezza, quale purezza infinita, dal momento che è l’Immacolata Concezione e la Vergine purissima, quale intensità di carità, dal momento che è la piena di grazia; la sua pienezza di grazia non ha fatto altro che aumentare ora dopo ora, minuto dopo minuto. Ed è per questo che molti mariologi fanno fatica a star dentro i limiti del merito e della soddisfazione de congruo: hanno bisogno di trovare un termine che faccia vedere l’eccellenza di Maria nell’opera della redenzione. Si tratta del famoso de digno di cui parlavamo prima.

Vedete dunque che scrutare il mistero della corredenzione non significa occuparsi di qualcosa “a fianco” del mistero della redenzione, ma significa andarvi al cuore, perché esso fa parte dell’unico decreto di Dio, dell’unico piano di salvezza nel quale Dio ha stabilito che l’immolazione del Figlio passasse attraverso un consenso, una partecipazione, un’offerta della Madre.

Da domenica prossima inizieremo a parlare di Maria come Mediatrice nella distribuzione delle grazie. Fin qui abbiamo visto Maria come Mediatrice nell’acquisto delle grazie, nella corredenzione, con il suo merito, la sua soddisfazione, il suo sacrificio, la sua partecipazione alla redenzione. Da domenica prossima invece inizieremo a vedere cosa vuol dire questa cooperazione nell’applicazione dei frutti della redenzione, quei frutti che provengono da quei meriti che lei stessa ha acquistato con Cristo e in Cristo.



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