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ISLAM

Natale in Pakistan e Malesia, importanti segnali di tolleranza

Il Pakistan ha organizzato feste pubbliche per Natale nelle sue maggiori città. Mentre in Malesia, il governo (islamico) ha respinto una circolare contro le decorazioni natalizie. 

Libertà religiosa 03_01_2026
Natale in Pakistan (La Presse)

In Italia, in questo periodo di Natale, si sono verificati come al solito diversi episodi di insofferenza e intolleranza nei confronti della religione cristiana, spesso giustificati come forme di rispetto per chi non è cristiano, soprattutto per riguardo ai musulmani ormai numerosi. I più dolorosi, ingiusti e insostenibili sono quelli che hanno avuto come protagonisti dei bambini ai quali gli insegnanti hanno impedito di festeggiare insieme il Natale, a scuola, facendo il presepio e l’albero e partecipando a recite natalizie.

Uno degli episodi più deplorevoli si è registrato a Bagno a Ripoli, una città in provincia di Firenze. L’insegnante di religione di una scuola elementare aveva organizzato una recita di canti natalizi. Ma i dirigenti scolastici all’ultimo momento hanno bocciato l’iniziativa sostenendo che i canti, essendo legati alla tradizione natalizia e al progetto di religione, non avrebbero coinvolto gli alunni, 28 su 77, che non seguono il corso di religione. In alternativa hanno proposto di rinviare il concerto a dopo le feste per inserire nel programma anche dei “canti laici con l’obiettivo inclusivo di far partecipare tutti”. L’insegnante di religione allora ha deciso, con il sostegno dei genitori dei bambini, di tenere la recita fuori dall’istituto e così è stato: i piccoli cantori si sono esibiti nel piazzale esterno della scuola, su suolo pubblico.

Mentre fatti del genere succedono in Italia, il resto del mondo, anche quello islamico, si adorna e risplende di luci e decorazioni perché è Natale. In Pakistan, dove i cristiani sono meno dell’1,4% della popolazione (circa 3,3 milioni sul totale di 255 milioni) i festeggiamenti per Natale sono iniziati il 30 novembre a Karachi che, con i suoi 20 milioni di abitanti, è la città più grande del paese. “Benvenuto Natale” è il nome dato a un corteo che dal cimitero cristiano ha raggiunto il centro cittadino. I partecipanti hanno sfilato intonando canti natalizi che sono risuonati in tutta la città mentre uomini vestiti da Babbo Natale salutavano folle di curiosi lungo il percorso, alcuni a dorso di cammelli. Il 7 dicembre un corteo analogo ha attraversato le vie della capitale Islamabad.

Inoltre, per la prima volta nella storia, il governo di una delle quattro province pakistane, il Punjab, ha deciso di festeggiare ufficialmente il Natale, e con un calendario di eventi lungo 12 giorni. La capitale della provincia, Lahore, con 14 milioni di abitanti seconda città del paese, è stata tutta illuminata come mai si era visto prima. Le grandi arterie brillavano di decorazioni e luci, alberi di Natale tuttora decorano i centri commerciali. Domenica 14 dicembre in città si è svolto il primo Christmas Interfaith Harmony Rally: migliaia di cristiani, musulmani, indù e sikh hanno sfilato intonando carole natalizie e altri canti lungo i sette chilometri che collegano la Cattedrale del Sacro Cuore al Liberty Roundabout, una rotonda del centro città, seguiti da autobus e autocarri addobbati a festa. Le amministrazioni distrettuali del Punjab hanno ricevuto, come ogni anno e come in tutto il paese, l’ordine di predisporre misure straordinarie di controllo e protezione ai quartieri cristiani e alle chiese, perché durante le principali festività cristiane il rischio di attentati jihadisti è più elevato. Ma quest’anno sono state incaricate anche di accertarsi che quartieri e chiese fossero decorati e illuminati per la ricorrenza. Infine, per la prima volta, il governo ha stabilito che il 26 dicembre fosse un giorno festivo per la comunità cristiana. 

Anche in Malesia i cristiani sono la minoranza, circa il 9% mentre più del 63% della popolazione è musulmana. L’islam inoltre è la religione ufficiale dello stato. Eppure, come in tanti altri paesi islamici, anche in Malesia a dicembre le città e i centri commerciali si sono riempiti di decorazioni e di grandi alberi di Natale scintillanti. Però quest’anno il ministero degli Affari religiosi ha emanato una circolare con cui, pur approvando le decorazioni natalizie, vietava di installarle in esercizi commerciali, alberghi e ristoranti certificati “halal”, cioè conformi alle prescrizioni islamiche, sostenendo che il Natale è una festa religiosa e che potevano sorgere “questioni legate alla fede”.

Si è trattato di una decisione inaspettata perché i locali pubblici certificati halal sono frequentati da clienti di tutte le fedi e quindi si adornano di decorazioni in occasione di varie ricorrenze non soltanto islamiche: ad esempio, il Capodanno cinese e il Diwali, la Festa delle Luci indù. Sta di fatto che il governo unanime ha respinto la circolare. Particolarmente deciso è stato l’intervento del ministro del turismo, della cultura, delle arti, della gioventù e dello sport del Sarawak, Abdul Karim Rahmab Hamzah, che ha invitato gli Affari religiosi ad adottare una mentalità più aperta: «se non riescono ad accettarlo – ha detto – allora sarebbe meglio che vivessero da soli, su un’isola, come eremiti». I leader di tutti i partiti, di governo e di opposizione, concordi, hanno affermato che i titolari del certificato di verifica halal possono benissimo utilizzare immagini, illustrazioni o decorazioni relative a feste religiose non islamiche.

Un governo islamico e i suoi ministri si sono opposti e hanno respinto una direttiva che in Italia molti invece approverebbero.