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Müller celebra per Benedetto XVI a tre anni dalla morte

All'altare della Cattedra una Messa in suffragio e in ricordo di Ratzinger: «non è una persona del passato, ma un membro del Corpo di Cristo vivo», ha detto il porporato tedesco che ha presieduto la celebrazione per il Papa suo connazionale.

Borgo Pio 31_12_2025
DANIELE STEFANINI - imagoeconomica

«Se un cristiano in cerca di ispirazione e turbato nella fede mi chiedesse cosa dovrebbe leggere soprattutto, gli consiglierei i tre volumi su Gesù di Nazareth»: a parlare è il cardinale Gerhard Ludwig Müller e i tre volumi sono quelli di Joseph Ratzinger, che esattamente tre anni fa, il 31 dicembre 2022, lasciava questo mondo nel monastero Mater Ecclesiae in cui viveva da quasi un decennio, dopo la rinuncia al pontificato. Ieri pomeriggio all'altare della Cattedra della Basilica vaticana il cardinale, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha celebrato la Messa in suffragio e in ricordo di Benedetto XVI, la cui immensa opera intellettuale, mossa dal «servizio alla Parola», è «un dono per tutta la Chiesa» (delle parole di Müller riporta ampi stralci Vatican News).

Müller ha inoltre menzionato la comune radice agostiniana di Benedetto XVI e del suo attuale successore, Leone XIV, poiché entrambi attingono «al patrimonio spirituale e teologico del grande dottore della Chiesa sant’Agostino, per questo ambedue pongono Gesù Cristo al centro della fede della Chiesa, il corpo di Cristo, in illo uno unum sumus». Un collegamento tra i due Pontefici non di mera circostanza, poiché lo stesso Ratzinger ha più volte pubblicamente rievocato il ruolo di sant'Agostino nella sua formazione, sin dalla tesi di dottorato, definendolo «colui che tanta parte ha avuto nella mia vita di teologo e di pastore, ma direi prima ancora di uomo e di sacerdote», come affermò nel 2007 a Pavia, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che custodisce le spoglie mortali del santo di Ippona, accolto dall'allora priore generale degli Agostiniani, padre Robert F. Prevost.

Al centro della sterminata eredità intellettuale del Papa tedesco c'è Gesù Cristo, ha ribadito Müller, ricordando con Ratzinger che il «cristianesimo, con tutte le sue grandi conquiste culturali nell'insegnamento sociale, nella musica e nell'arte, nella letteratura e nella filosofia, non è una teoria o una visione del mondo, ma un incontro con una persona». Ed ecco perché la Chiesa «non è un'organizzazione creata dall'uomo con un grandioso programma etico e sociale», ma la comunità dei discepoli di Cristo nella quale tuttora vive Benedetto XVI, che «non è una persona del passato», ha sottolineato Müller all'inizio della celebrazione, «ma un membro del Corpo di Cristo vivo, che è uno in cielo e in terra».