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IL DOPO ATTENTATO

Modena, se per il vescovo la strage è figlia della solitudine

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Con un notevole disprezzo della realtà monsignor Castellucci ritiene Salim El Koudri vittima di una società che rifiuta l'integrazione. Mentre crescono sempre più dubbi sulla versione ufficiale del malato psichiatrico, sostenuta dal suo avvocato.

Editoriali 21_05_2026
Ermanno Muccini, uno dei feriti della tentata strage (LaPresse)

Sui principali media italiani in pochissimi giorni la tentata strage di Modena è stata derubricata da attentato (sospetto terrorismo) ad azione isolata di un giovane disoccupato con problemi psichici, fino ad essere oscurata da un altro fatto di cronaca, la vicenda dei cinque italiani morti alle Maldive per una immersione finita male. E ora anche dalle vicende della flottiglia pro-Pal fermata dall’esercito israeliano.

Pur con tutto il rispetto per le vittime delle Maldive e pur non negando la rilevanza della sorte degli italiani arrestati, è inquietante questa volontà di rimuovere un fatto gravissimo che per la prima volta accade in Italia, ma che ha ormai una lunga serie di precedenti in altre città europee e che ha l'aria di essere soltanto la punta dell’iceberg nel nostro Paese. 

Quel che è ancora più sconcertante (anche se non sorprende) è che a voler chiudere gli occhi di tutti sulla realtà sia anche l’arcivescovo di Modena, monsignor Erio Castellucci, che è anche vice-presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). In diverse interviste rilasciate in questi giorni (l’ultima a Famiglia Cristiana) si è prodigato per escludere qualsiasi riferimento alla cultura di origine di Salim El Koudri e spostare tutto sul problema della solitudine e dell’incapacità della società di rispondere ai bisogni di queste persone abbandonandole a se stesse. Il problema, per mons. Castellucci, è in quanti «colpevolizzano gli immigrati o fanno proclami che riducono le possibilità di integrazione», anche perché – ha detto a La Stampa – «gesti del genere li compiono gli italiani così come gli stranieri».

Evitiamo di commentare quest'ultima affermazione e concentriamoci sul tema centrale: che ci sia un problema di integrazione è chiaro, però l’arcivescovo di Modena dovrebbe riconoscere che la prima causa non è nel presunto razzismo degli italiani ma nella difficoltà e nella volontà di non integrarsi da parte di chi proviene da Paesi islamici. E anche nella pretesa che tutto debba essere assicurato a chi arriva: casa, lavoro, servizi sociali.

Di giovani disoccupati purtroppo ce ne sono molti, ma non per questo dovremmo aspettarci da loro di essere aggrediti per strada o falciati dalle loro auto. Così anche di persone sole e con problemi psichiatrici ce ne sono molte: nel 2024 in Italia erano 845.516 gli utenti seguiti dai servizi psichiatrici, dovremmo considerare fisiologico che una parte di loro vada in giro a investire i malcapitati passanti?

Solitudine e disoccupazione non sono fenomeni nuovi, ma è solo di recente che buona parte delle nostre città ha cambiato volto introducendo barriere di cemento all’ingresso delle principali strade pedonali. Monsignor Castellucci dovrebbe chiedersi come mai.

Questo non significa, come abbiamo già scritto, che Salim El Koudri sia automaticamente un jihadista – questo lo stabiliranno le indagini – ma allo stesso tempo è evidente che quanto ha compiuto sia una emulazione della modalità jihadista.

E a questo proposito sia consentito avere sempre più dubbi sulla versione ufficiale che si tenta di far passare, quella di un giovane con problemi psichiatrici che non si rende conto di quello che fa. Sicuramente non lo crede il Giudice delle Indagini Preliminari (Gip), che ieri ha convalidato il fermo in carcere di El Koudri escludendo che «il gesto da lui compiuto sia conseguenza» della patologia psichiatrica.

In realtà tutta la narrazione sulla personalità e sulle reazioni di El Koudri è opera dell’avvocato che lo difende, Fausto Gianelli, perché lui – il protagonista – davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere e, per quanto è dato sapere, nulla ha risposto anche subito dopo l’arresto. Dunque è dal suo avvocato che sappiamo che Salim è confuso, non si rende conto di quel che ha fatto, che non prendendo medicine negli ultimi mesi era peggiorato. Per questo ha annunciato che richiederà la perizia psichiatrica (anche se il 19 maggio a Mattino 5 ha detto che aspetterà la conclusione delle indagini). Ed è sempre dall’avvocato che sappiamo che i suoi genitori sono sconvolti e pensano più ai feriti che non al loro figlio.

Insomma un bel quadro di una famiglia distrutta dal dolore e di un figlio che – chissà come e perché – a un certo punto ha compiuto un gesto folle. Un bel quadro costruito ad uso della difesa per indirizzare anche l’opinione pubblica; un quadro che si sposa perfettamente anche con le tesi di monsignor Castellucci per cui «il compito delle comunità cristiane» è «quello di intercettare l’isolamento, di affinare le “antenne” capaci di cogliere la solitudine». Insomma fare un po’ di assistenza sociale.

Poi però scopriamo dagli inquirenti che nella casa di Salim El Koudry sono stati sequestrati 5 telefoni cellulari, 4 computer, 2 hard disk, 2 chiavette USB, 1 tablet, 1 PlayStation, 100 fogli manoscritti, agende, block notes. E anche un biglietto con password per criptovalute. Ammettendo anche che abbia accumulato queste cose nel tempo – quindi non tutte attualmente usate – si tratta di un elemento quantomeno strano, che fa nascere molte domande. Soprattutto è lecito chiedersi come possa un giovane disoccupato che, a quanto viene detto, non ha neanche rapporti stretti con la propria famiglia, avere casa, automobile, e tutto quell’armamentario digitale.

E a dirla tutta anche la scelta dell’avvocato è quantomeno singolare. Non sappiamo con certezza se sia stato scelto dalla famiglia o si sia offerto lui stesso, però Gianelli è noto per la sua militanza di sinistra (è stato anche consigliere comunale per i Ds) e pro-Pal, nonché per essere stato il legale di alcuni degli arrestati accusati di finanziare Hamas dalla procura di Genova. È anche il coordinatore dei Giuristi Democratici di Modena e membro del Comitato esecutivo ELDH, l’Associazione Europea degli Avvocati per la Democrazia e i Diritti Umani, anch’essa impegnata in tutte le campagne della sinistra internazionale.

Ce ne è abbastanza per ritenere che la storia della tentata strage di Modena sia ancora tutta da scrivere.

Domani 22 maggio, il Venerdì della Bussola (diretta streaming ore 14) sarà dedicato ai fatti di Modena, con la partecipazione di Souad Sbai e Anna Bono.

 



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