Melania Calvat, la veggente di La Salette
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Ad Altamura riposano le spoglie di Melania Calvat, la pastorella che nel 1846, insieme a Massimino Giraud, vide la Madonna nei pressi di La Salette. La veggente ebbe una vita travagliata, ma godette della stima di santi come Annibale Maria Di Francia, che cercò (invano) di farne avviare la causa di beatificazione.
Il più frequentato itinerario religioso di Puglia oggi porta sul Promontorio del Gargano a San Giovanni Rotondo presso la tomba di Padre Pio. Il luogo, già dal VI secolo, era meta di pellegrinaggi nella vicina città di Monte Sant’Angelo, dove sorge il santuario di San Michele Arcangelo.
In futuro un’altra tappa di pellegrinaggio, sempre in Puglia, potrebbe essere la città di Altamura, al confine con la Basilicata, a circa 40 chilometri da Bari. La città deve il suo nome alle mura megalitiche del V secolo a.C. che la circondano ancora in parte. Oggi ha circa 70.000 abitanti, è nota per la superba cattedrale costruita per volere dell’imperatore Federico II di Svevia nel XIII secolo e per la scoperta nel 1993 di uno scheletro umano integro che si fa risalire a circa 200.000 anni fa. Tra i suoi illustri figli ricorda Saverio Mercadante, uno dei più grandi operisti dell’Ottocento.
Ad Altamura è morta, la notte tra il 14 e il 15 dicembre 1904, Melania Calvat. Questo personaggio, il cui nome risulta sconosciuto ai più, è la fortunata pastorella che il 19 settembre 1846, non ancora quindicenne, insieme a Massimino Giraud, allora undicenne, ebbe il privilegio di vedere la Santa Vergine e ricevere un suo messaggio sulla montagna di La Salette in Francia. I due pastorelli ricevettero anche un segreto ciascuno.
La Messaggera Celeste aveva raccomandato la preghiera, la penitenza e rappresentato il rischio di calamità e guerre, chiedeva la conversione della nazione dove era dilagante l’ateismo, diffusa la bestemmia e la profanazione del giorno festivo. «“Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, che non mi si vuole concedere”. È questo – aggiunse la Madonna nel messaggio pubblico – che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio». La Madre celeste chiese dunque di osservare il precetto festivo e richiamò anche sull’osservanza del digiuno quaresimale.
L’inchiesta diocesana disposta dal vescovo di Grenoble dichiarava nel 1851 che l’apparizione ai due pastorelli aveva tutte le caratteristiche della verità e che i fedeli potevano fondatamente crederla indubitabile e vera.
In seguito la storia personale di Melania è stata travagliata: vittima di ingiurie e persecuzioni e anche di non meno tormentose lusinghe, al punto da essere costretta a lasciare la Francia e migrare in diversi paesi d’Europa, spesso in incognito per farsi dimenticare. Venuta in Italia, a un certo punto, nell’agosto 1897, incontrò in Puglia un santo sacerdote: Annibale Maria Di Francia (che è stato canonizzato il 16 maggio 2004), il quale, avendone intuito il carisma e ammirato le virtù, le affidò la direzione (da lei mantenuta per poco più di un anno) della sua congregazione religiosa in Messina: le Figlie del Divino Zelo, dedite all’assistenza ai poveri e agli orfani.
Melania volle poi fermarsi in Puglia nella città di Altamura, dove visse nel nascondimento gli ultimi mesi della sua vita, conosciuta solo come “la signora francese”, e dove chiuse santamente i suoi giorni all’età di 73 anni. Morì terziaria domenicana. Firmava i suoi scritti: “Maria della Croce, vittima di Gesù, pastorella de La Salette”. Sant’Annibale Maria ha lasciato in numerose lettere un ricordo ricco di ammirazione per Melania. Inoltre, ne pronunciò l’elogio funebre e si adoperò perché fosse avviata la sua causa di beatificazione, che tuttavia non ebbe seguito. Volle che le sue spoglie fossero custodite dalla congregazione da lui fondata e perciò deposte con ogni onore presso la chiesa di Sant’Antonio ad Altamura; fece anche erigere un monumento artistico con una suggestiva epigrafe. Ancora oggi le Figlie del Divino Zelo di Altamura decorosamente ne custodiscono la tomba e un piccolo museo con oggetti appartenuti alla veggente. Mantengono vivo il ricordo di Melania, secondo la volontà del Fondatore, anche con biografie e scritti, e accolgono con cortese ospitalità i visitatori sempre più numerosi. Il Comune di Altamura nel 2004 ha intitolato a Melania Calvat una scuola dell’infanzia.
È sorprendente il diverso destino toccato a Melania, almeno su questa terra, a confronto di altri veggenti, come Bernadette Soubirous di Lourdes e i tre pastorelli di Fatima, cioè Lucia, Giacinta e Francesco. Per loro, a cui pure non mancarono le difficoltà, è arrivata la fama e anche la gloria degli altari (di Lucia, venerabile, è in corso la causa di beatificazione), riflesso, beninteso, di una vita santa; Melania, invece, è stata destinataria di critiche malevoli e infine di un certo oblio che solo da poco tempo è stato superato. Eppure, nella sua vita contrastata, godette della stima di personaggi come il Santo Curato D’Ars, di eminenti vescovi e di laici come Leon Bloy. Ma all’epoca alcune rivelazioni del messaggio della Vergine furono considerate scomode e ignorate. E Melania stessa diffuse più versioni del segreto.
Tuttavia a La Salette, che si trova sulle Alpi Francesi poco lontano dall’Italia, si è presto sviluppato un valido culto mariano. Sul luogo dell’apparizione è stata costruita una grande basilica, che è affidata alla congregazione clericale dei Missionari di Nostra Signora di La Salette (detti comunemente Salettiani). Diverse chiese in Italia sono dedicate alla Madonna di La Salette.
Mélanie e Maximin, apostoli della Madonna di La Salette
Il 19 settembre 1846 la Beata Vergine apparve a Mélanie Calvat e Maximin Giraud. In quell’apparizione, riconosciuta dalla Chiesa, Maria consegnò ai due pastorelli un messaggio pubblico e, a ciascuno, un segreto. Entrambi vissero varie difficoltà, ma difesero fino alla morte terrena la verità di quella mariofania.

