Maria Mediatrice, come si bloccò il dogma. I casi Billot e Lepidi
Nonostante le perizie favorevoli alla definibilità della mediazione universale di Maria e l’uso del titolo di Corredentrice da parte di Pio XI, il cammino verso il quinto dogma mariano a un certo punto si bloccò. La possibile influenza del cardinale Billot e quella di padre Lepidi.
Le perizie delle tre commissioni avevano dunque dato parere positivo sulla definibilità della mediazione universale di Maria (vedi qui). Lo stesso Pio XI sembrava più che favorevole, sebbene non fosse ancora chiaro se il papa volesse esprimersi tramite il Magistero ordinario, in una lettera enciclica, o piuttosto con una definizione ex cathedra. Il papa, tra l’altro, il 20 luglio 1925, in un Breve indirizzato alla Madonna del Rosario di Pompei, sdoganò il titolo di “Corredentrice”: «Ma ricordati pure che sul Calvario divenisti Corredentrice, cooperando per la crocifissione del tuo cuore alla salvezza del mondo, insieme col tuo Figliuolo crocifisso». Eppure tutti questi esiti positivi segnavano paradossalmente l’inizio del calvario del “quinto dogma”.
Come si è potuto vedere a più riprese negli articoli dedicati alla presentazione delle perizie delle tre commissioni, la mediazione mariana viene correttamente considerata nella sua integralità, ossia nel suo aspetto di acquisizione delle grazie, nell’associazione al sacrificio redentore di Cristo (corredenzione), e in quello dell’intercessione e della dispensazione di tutte le grazie. Ora, sembra esser stata proprio l’inclusione della dimensione corredentiva della mediazione di Maria ad aver urtato la sensibilità di alcuni teologi di peso.
Tra tutti, va segnalato il nome del gesuita Louis Billot (1846-1931), uno dei maggiori teologi dogmatici del Novecento, che san Pio X creò cardinale nel 1911, probabilmente come riconoscimento della sua collaborazione alla lotta contro il modernismo e la stesura dell’enciclica Pascendi Dominici gregis. Billot fu probabilmente il teologo più autorevole e influente della Sede apostolica. L’idillio però si ruppe, quando Pio XI decise di condannare il movimento politico dell’Action Française, cui Billot era fortemente legato: il teologo francese reagì, rinunciando alla berretta cardinalizia e ritirandosi nella casa gesuitica a Galloro, dove morì pochi anni dopo.
Secondo la ricostruzione che ne ha fatto il professor don Manfred Hauke, potrebbe essere stato proprio Billot ad aver messo i bastoni tra le ruote per la definizione dogmatica della mediazione di Maria, sebbene non vi siano vere e proprie prove a supporto di questa ipotesi. Favorevole alla mediazione, Billot rifiutava però la partecipazione di Maria alla redenzione nell’acquisizione delle grazie; in altre parole, rifiutava la corredenzione. Il domenicano P. Édouard Hugon, che fu la prima scelta di Pio XI per la commissione romana, ma che preferì lasciare il posto al confratello, P. Garrigou-Lagrange, per poter esercitare la propria influenza in altro modo, temeva l’opposizione di Billot; e per questo sperava che le perizie non finissero tra le mani del Sant’Uffizio, dove Billot, come membro, esercitava tutta la sua influenza, ma passassero invece dalla Congregazione per i Sacri Riti. Lo stesso cardinale Désiré-Joseph Mercier era consapevole di questo possibile ostacolo; per questo decise di passare dalla Congregazione dei Riti chiedendo (e ottenendo) l’istituzione della festa liturgica di Maria Mediatrice di tutte le grazie (ne abbiamo parlato qui e qui).
Un’interessante precisazione sulla posizione di Billot viene dalla penna di suor Florence Coomans, la quale fa presente come «Billot non rifiuta completamente il titolo di corredentrice […]. Per Billot, ad essere impensabile è attribuirle una qualche cooperazione all’opera della redenzione comune con cui Cristo ha soddisfatto de condigno per la nostra salvezza» [Marie Médiatrice de toutes graces dans la Commission pontificale instituée par Pie XI (1922), p. 99]. Nella prospettiva del cardinale Billot – almeno per come si esprime nell’opera di riferimento, il De Verbo Incarnato –, Maria aggiunge una perfezione accidentale alla Redenzione, una nota materna, che le meriterebbe il titolo di coreparatrix. Ella non solo ha dato la natura umana al Redentore, ma ha anche meritato, poggiando sui meriti di Cristo, in forza di quella spada che le ha trapassato l’anima, di essere la madre di tutti gli uomini. Billot sembra dunque escludere una cooperazione alla redenzione, espressa dal titolo di Corredentrice, che, a suo avviso, porrebbe Maria nella posizione di non essere essa stessa redenta, mentre ammette un’associazione di Maria a Cristo nella riparazione.
La posizione di Billot non è certo nella direzione di quella delle tre perizie, ma il problema non sembra teologicamente insormontabile, tanto più che Billot era un forte sostenitore della mediazione universale di Maria e aveva sottoscritto la duplice richiesta che Mercier aveva inviato ai confratelli vescovi di supportare la canonizzazione del Montfort e la richiesta di una definizione dogmatica della mediazione universale della Madonna, appunto. Ma il carattere del cardinale era piuttosto focoso e alcune frizioni precedenti con il P. Hugon, che invece era favorevole alla stessa corredenzione, pare abbiano pesato molto. Il casus belli sembra essere stato il miracolo per la canonizzazione di santa Giovanna d’Arco, che Billot attribuiva all’intercessione della Madonna e non a quella della Pucelle d’Orléans.
Non minore effetto frenante deve aver giocato il rifiuto che il domenicano P. Alberto Lepidi (1838-1925), Maestro del Sacro Palazzo Apostolico e consultore al Sant’Uffizio, diede anni prima (1915) alla richiesta di una definizione dogmatica sulla mediazione universale di Maria avanzata dai vescovi belgi. A differenza di Billot, P. Lepidi espresse la propria contrarietà anche alla mediazione di Maria, come veniva espressa nella richiesta, ritenendola una “nova doctrina”.
Sia Billot che Lepidi, il quale era tra l’altro il responsabile a Roma della concessione dell’imprimatur, si facevano forti di un precedente pronunciamento del Sant’Uffizio, contenuto nel volume delle Censuræ Librorum degli anni 1746-1747, che censurava il titolo di “corredentrice” all’interno di una Via Crucis. E tuttavia, lo stesso Sant’Uffizio, nel decreto Sunt Quos Amor (26 giugno 1913), elogiava l’uso di accostare al nome di Cristo quello «di sua madre, la nostra corredentrice, la beata Maria» e, qualche mese dopo, concedeva un’indulgenza parziale alla recita di una preghiera di riparazione che riconosceva le «sublimi prerogative di vera Madre di Dio, sempre Vergine, concepita senza macchia di peccato, di corredentrice del genere umano».
Davvero la mediazione universale di Maria era una nuova dottrina? Davvero non era possibile affermare una cooperazione di Maria all’opera della redenzione? Le tre perizie avevano già risposto a queste domande. Ma ci sembra importante andare a vedere più in dettaglio la posizione contraria di P. Lepidi, perché, a un secolo di distanza, essa conserva i suoi difensori.
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