• GOVERNO AUSTRIACO

"Mappa dei luoghi islamici" contro il fondamentalismo

L’iniziativa fa discutere ma per il ministro Raab e il cancelliere Kurz è necessaria a segnalare i luoghi dell’islam politico. Il progetto prevede che l'islam sia insegnato nelle scuole da docenti che parlano tedesco e nelle moschee da imam formatisi in Austria. Raab, ideatrice della mappa: “Se oggi vuoi fondare un'associazione islamica ma non che la gente lo sappia è perché vuoi predicare di nascosto. Così difendiamo anche i musulmani che rifiutano l'estremismo”.

“La mappa dell’islam” fa discutere in Austria. Per qualcuno è una provocazione; per altri razzismo; per altri ancora, amore per il destino della propria terra. Per il ministro per l’integrazione Raab e il cancelliere Kurz, l’iniziativa del governo è chiara: segnalare ai cittadini e alle autorità, ma anche fuori i confini nazionali, tutte le informazioni sui luoghi dell’islam politico in Austria. Dove sono; è una moschea o un centro culturale; da chi è gestita; chi è l’imam e da dove viene; chi la finanzia e quindi controlla? È questa la mappa dell’islam, nient’altro che l’ultimo atto politico del governo per cercare di rendere l’Austria immune dall’islamismo.

Il piccolo atlante interattivo riporta la mappa dei circa 600 luoghi di predicazione islamica nel Paese, da Klagenfurt a Innsbruck, da Linz a Vienna. Un esercizio di trasparenza volto ad eradicare ogni forma di separatismo islamico che oggi, per esempio, in Francia non si sa più come affrontare.

Per la Comunità dei credenti islamici in Austria (la Iggö), la “mappa dell’islam” non “dimostra che il chiaro intento del governo di stigmatizzare tutti i musulmani come un pericolo potenziale”. La gioventù musulmana austriaca (Mjö) ha minacciato una causa contro il governo, “immaginate se lo avessero fatto con gli ebrei o i cristiani”, ha dichiarato Tarafa Baghajati dell'Iniziativa musulmani in Austria (Imö).

Se nessuno ci aveva mai pensato prima con questi ultimi, se non il comunismo, il motivo è che non c’è mai stata l’esigenza di recidere, tra le altre ovvie ragione, il legame finanziario e formativo, fra i luoghi di culto in Austria e i finanziatori stranieri come si è costretti a fare con l’islam. Il progetto prevede semplicemente che l'islam sia insegnato nelle scuole da docenti che parlano tedesco e predicato nelle moschee da imam formatisi in Austria.

Ma le polemiche non accennano a placarsi. Anche in Italia è stata vista come una “provocazione razzista”. Il ministro austriaco per l’Integrazione, Susanne Raab, è l’ideatrice di questa mappa elaborata da tecnici ed esperti e la vede diversamente. “Se oggi mi dici che vuoi fondare un'associazione islamica, ma che non vuoi che la gente lo sappia, che sia consapevole di quello che fai lì o che la tua identità venga rivelata, è perché preferisci predicare in stanze private nascoste sul retro, e qui sta il problema. Questa mappa serve gli interessi dei musulmani che rifiutano di farsi coinvolgere in movimenti estremisti. Dopo tutto, devono essere in grado di sapere in quale moschea stanno andando e quali sono le strutture e le ideologie dietro di essa”.

L’Austria la strada aveva iniziato a tracciarla già nel 2018. Quando Kurz, in brevissimo, chiuse sette moschee ed espulse sessanta imam predicatori di separatismo con il sogno di instaurare corti della shari’a a  Vienna. Erano tutte moschee legate alla Turchia, e la cosa irritò non poco Erdoğan. Un’inchiesta aveva infatti rivelato come avveniva la formazione dei piccoli islamici. Figli di immigrati di seconda generazione. Famiglie che avrebbero dovuto essere integrate e che invece lasciavano che i più piccoli venissero educati in pomeriggi in cui si replicava la battaglia di Gallipoli - primavera del 1915, il massacro di europei per mano dei turchi - con tanto di simulazioni in divisa.

Società parallele, islam politico e radicalizzazione non hanno posto nella nostra società”, spiegò allora il cancelliere, sul quale da sempre piovono accuse di islamofobia. Oggi, gli austriaci sanno che nel quartiere viennese di Weißgerber, c'è una casa dalla porta grigia lontana dall'attirare attenzione e sospetti. Ma che in quel condomino c’è la Moschea Tuna, lo ha svelato la mappa dell’islam. Una di quelle moschee piccoline e camuffate di proposito, ormai caratteristiche in Germania e Francia, della cui esistenza solo gli iniziati sanno.

Dalla mappa interattiva ora tutti sanno dov’è, e che è gestita dalla Federazione islamica (FI), la branca austriaca del movimento Millî Görüş. Attivo anche in Germania e da molti anni monitorato dall'Ufficio per la Protezione della Costituzione. In turco vuol dire “visione nazionale”, è l’organizzazione musulmana turca presente un po’ in tutta Europa, prodotto dell’ideologia e dell’agenda politica del famoso intellettuale turco, Erbakan: movimento anti-occidentale, lavora per il sogno del risveglio islamista in Europa. 

Nelle note che fanno da corredo alla mappa, si può leggere che l'FI gestisce circa 70 moschee in Austria, che i suoi imam sono generalmente formati in Egitto e la maggior parte di loro non parla tedesco. E si apprende anche cosa viene predicato in quelle quattro mura molto frequentate: “Uno stile di vita islamico in conformità con la legge della shari’a, che non può che prevalere sul contesto regionale, culturale e sociale di tutta la società europea”. Negli ultimi anni, l'Austria è diventata una sorta di laboratorio per la lotta senza compromessi contro l'islam politico. E oggi la Germania guarda al suo vicino nel tentativo di capire le conseguenze nel breve termine di questa strategia anti-islamista. La Francia ci ha provato, ad oggi, con scarsissimi risultati. Ma questa iniziativa appare come il passaggio esecutivo del rapporto politico pubblicato pochi giorni fa dal gruppo parlamentare tedesco CDU/CSU al Bundestag, nel quale si delinea il profilo di un piano d’azione in cinque punti per contrastare la minaccia islamica all’ordine interno di Berlino.

La mappa dell’islam risponde, comunque, ad una legge sull’islam in Austria, che stabilisce che la legislazione del Paese ha sempre la precedenza sulle regole della religione islamica. La norma in questione, fortemente voluta da Kurz, allora ministro degli Esteri, fu approvata nel febbraio del 2015 come nuovo provvedimento che rivedeva l'originaria legge sull'islam del 1912. Quest'ultima fu approvata per aiutare i soldati musulmani a integrarsi nell'esercito imperiale asburgico dopo che l'impero austro-ungarico fu annesso alla Bosnia-Erzegovina, nel 1908. La legge riconosceva l'islam come religione ufficiale in Austria,e permetteva ai musulmani di professare la propria fede religiosa conformemente alla legislazione statale. La nuova versione della legge, approvata sei anni fa, nasceva come conseguenza di un mutamento demografico e religioso e soprattutto di un cambio di coordinate geopolitiche, mirando, pertanto, a integrare i musulmani e a combattere il radicalismo islamico promuovendo un islam a carattere austriaco. Al momento dell'approvazione, il governo salutò l'iniziativa come un “modello per il resto d’Europa”, ma per i musulmani è sempre stata discriminatoria per cui hanno provato a sfidarla in tribunale. Negli ultimi anni l’Austria è diventata una base importante per l’islam radicale. Non sono solo gli attentati ad allarmare ma anche la crescita degli studenti musulmani, formati nelle moschee a guida turca, già più numerosi di quelli cattolici. Tant’è che il governo ha dovuto vietare il velo alle bambine fin dalle elementari.

Intanto in Germania, Armin Laschet, detto “il turco”, sta affidando la formazione scolastica della Renania Settentrionale-Vestfalia, di cui è governatore, direttamente ad Erdoğan, tramite la Ditib. Filiale del Dipartimento turco per gli affari religiosi, il Diyanet, è organo del governo di Ankara. Adesso, però, Kurz teme la reazione dell'influente movimento islamista Fi che si oppone fermamente all'integrazione dei musulmani nella società europea.

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