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MEDITERRANEO

Macron vuole ancora scavalcare l'Italia in Libia

Cambiano governi e presidenti ma Parigi non perde il vecchio vizio di cercare in ogni modo di mettere le mani sulla Libia scavalcando le prerogative italiane sulla sua ex colonia. Il presidente francese, Emmanuel Macron, sembra voler organizzare un vertice internazionale sulla Libia il 29 maggio, a Parigi. 

Esteri 25_05_2018
Emmanuel Macron

Cambiano governi e presidenti ma Parigi non perde il vecchio vizio di cercare in ogni modo di mettere le mani sulla Libia scavalcando le prerogative italiane sulla sua ex colonia. Il presidente francese, Emmanuel Macron, sembra voler organizzare un vertice internazionale sulla Libia il 29 maggio, a Parigi. 

Il piano, rivelato dal quotidiano britannico Guardian e da media libici, punta a premere per lo svolgimento di elezioni presidenziali entro la fine dell’anno e assicurarsi che i principali attori politici libici non cerchino di interrompere il processo elettorale. Alcuni media libici citati dal giornale britannico, riportano che un emissario di Macron ha spedito gli inviti per il vertice al capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Serraj, al comandante dell''Esercito nazionale libico (LNA), feldmaresciallo Khalifa Haftar, al presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aqila Saleh e al capo dell''Alto Consiglio di Stato, Khalid al-Mishri. 

Scopo del summit, secondo le indiscrezioni, è far accettare alle fazioni in conflitto di riaprire la registrazione degli elettori per altri 30 giorni, appoggiare un referendum su una nuova Costituzione da effettuare prima o subito dopo le elezioni presidenziali, unificare la Banca Centrale libica (divisa ora tra Tobruk e Tripoli) e notificare il rischio di sanzioni internazionali contro chi cercasse di bloccare il processo elettorale. Le fazioni dovrebbero anche accordarsi per svolgere una conferenza nazionale, aperta a tutti i soggetti politici, per favorire la riconciliazione nazionale. Parigi non ha volto commentare, ma le ambasciate straniere sarebbero già state informate dell'iniziativa francese che, sottolinea il Guardian, arriva in una fase in cui l'Italia, "solitamente un soggetto dominante" negli affari politici libici, è "distratta dalla formazione di un governo di coalizione".

L’impressione che l’obiettivo di Macron sia scavalcare Roma in Libia approfittando della fase di transizione politica nella Penisola è generalizzata ed è stata commentata come una “ennesima forzatura, un'iniziativa unilaterale, molto improvvisata, non coordinata con le Nazioni Unite e che non piace neanche agli egiziani". Da fonti diplomatiche che hanno parlato sotto anonimato con l’agenzia di stampa Adnkronos. Macron vuole così riaffermare l'interesse francese per la Libia in un'ottica "competitiva" con l'Italia, approfittando tra l'altro dell''assenza di un governo nel nostro Paese. "Si tratta di un'iniziativa alquanto controversa - insistono le fonti – che vede gli stessi libici contrari anche se poi saranno in qualche modo costretti a essere presenti". L’ipotesi dalle fonti diplomatiche italiane è che la conferenza si potrebbe concludersi con nulla di più che un documento non vincolante, come avvenuto lo scorso anno al termine del summit di Celle St. Cloud tra Macron al-Sarraj e Haftar oppure, peggio, con l’accenutazione delle divisioni tra le due principali fazioni libiche.

Dalla Russia, partner di primo piano di Haftar, giungono conferme circa il vertice voluto da Parigi pur con qualche distinguo circa gli obiettivi. Il capo del gruppo di contatto russo per la Libia, Lev Dengov, ha dichiarato che Mosca "non ha mai insistito perché fossero indicati dei termini di tempo precisi per le elezioni" perchè "riteniamo che la cosa più importante è che vi sia un consenso sulla questione e che si arrivi a un'intesa in cui tutte le parti del conflitto siano d'accordo sul futuro della Libia. 

Ho detto più volte che è prima di tutto necessario che il popolo libico sia pronto al voto, che bisogna capire quanto il sistema funzioni e quale sistema statale vogliano approntare. Non c'è ancora una Costituzione, non è stato indetto un referendum. Noi pensiamo che la cosa più importante è che vi sia un consenso sulla questione e che si arrivi ad una intesa in cui tutte le parti del conflitto siano d'accordo sul futuro della Libia come Paese” ha detto Dengov a margine del Forum Economico internazionale di San Pietroburgo sottolineando che un eventuale accordo dovrebbe venire ratificato alla presenza dell'inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamè, e dai rappresentanti di Algeria, Ciad, Cina, Egitto, Germania, Italia, Marocco, Niger, Qatar, Russia, Sudan, Tunisia, Turchia, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Unione africana, Unione Europea e Lega araba. Il ruolo italiano in Libia è stato evidenziato a Mosca da un intervento di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, che rispondendo a una domanda ha detto che l'Italia ha molto sofferto a causa dello "scenario libico", forse "quasi più di tutti gli altri, tranne il popolo libico". 

Inutile aggiungere che è impellente che Roma metta a punto una nuova strategia per la Libia e che il nuovo governo si insedi rapidamente nominando le nuove figure chiave che dovranno gestire i rapporti con gli interlocutori libici e con i protagonisti internazionali di questa crisi.