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PRISMA

Lo Stato, il grande predatore

Tentativi di suicidio e attentati dovrebbero far riflettere governo e partiti: se c'è un dovere morale di pagare le tasse c'è anche il dovere dello Stato di non depredare le risorse del paese.

Prisma 31_03_2012

Nella sua edizione di ieri il quotidiano torinese La Stampa ha pubblicato una lettera con cui  Attilio Befera, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, difendeva  l’ente da lui diretto nonché la società Equitalia, che ne è il braccio operativo, dall’accusa di essere in certo modo moralmente responsabile del gesto disperato dell’artigiano edile oppresso da un ingente debito nei confronti del fisco che si è recentemente dato fuoco per protesta nel Bolognese dinnanzi a un ufficio dell’Agenzia stessa.

Questo tragico gesto, che resta per il momento un tentato suicidio (essendo la persona che si è data fuoco ancora in vita mentre scriviamo), è stato preceduto nelle scorse settimane da altri gesti simili in altre parti d’Italia, mentre in precedenza, a partire dal dicembre 2011, si sono dovuti lamentare alcuni attentati con pacchi bomba contro uffici di Equitalia poi rivendicati da sedicenti gruppi anarchici-insurrezionalisti.

Equitalia non brilla di certo per cordialità e sensibile attenzione verso il contribuente in buona fede, e anche noi come tanti avremmo da raccontare qualche nostra esperienza personale al riguardo. Tuttavia Befera ha ragione a scrivere nella sua lettera a La Stampa che non sta  né  all’Agenzia delle Entrate  né a Equitalia di decidere quando e a chi si possano in tutto o in parte condonare imposte che risultano dovute a termini di legge. In questo senso  -- diciamo facendo un paragone un po’ brusco ma che ha il vantaggio di essere efficace – sarebbe come dare al boia la colpa della pena di morte.

Al di là infatti delle responsabilità immediate dei dazieri il nocciolo della questione è un altro: la pressione fiscale spropositata che fa dello Stato italiano il grande predatore delle risorse del Paese. Anche se oggi tale situazione ha raggiunto livelli senza precedenti è giusto ricordare che la sua voracità è ab origine. Risale a quando il Regno Sardo scaricò sul nuovo Regno d’Italia il grande debito pubblico che aveva accumulato per finanziare le sue guerre contro l’Austria. Da allora ad oggi la grande pressione fiscale ha sempre accompagnato la storia dello Stato italiano senza che mai nessun governo o regime si sia impegnato o comunque sia riuscito a risolvere il problema lasciandosi alle spalle la morsa fallimentare costituita da aliquote e percentuali di imposta iniquamente elevate da un lato, e dall’altro da un controllo di polizia esercitato dalla Guardia di Finanza: una polizia tributaria che, unico caso al mondo, è anche un corpo militare con competenze pure di polizia del territorio e persino di ordine pubblico. 

Una particolarità da cui viene conferma ipso facto che lo Stato italiano mette in conto l’eventualità di forme di resistenza al prelievo delle imposte che potrebbero giungere fino alla rivolta fiscale. Se dunque si considera che nel nostro tempo i suicidi col fuoco per  protesta e le bombe contro gli uffici pubblici hanno in più occasioni preannunciato l’esplodere di grandi insurrezioni, il fatto che episodi del genere stiano accadendo nel nostro Paese dovrebbe indurre sia l’attuale governo che il ceto politico a qualche seria riflessione.

Anche quest’anno, approssimandosi la data di scadenza della denuncia delle imposte sul reddito delle persone, ha avuto il via la consueta campagna di denuncia dell’evasione fiscale con la notizia che 15 milioni di  residenti in Italia (sia italiani che stranieri,diciamo per essere precisi) risulterebbero avere un reddito inferiore ai 15 mila euro  mentre solo l'1 per cento di loro avrebbe un reddito superiore ai 100 mila euro all’anno. Resta da capire se il dato si  riferisca al pro capite in assoluto o al pro capite per contribuente: in questo secondo caso, tenuto conto delle persone a carico del percettore del reddito, i dati di cui sopra diventerebbero meno irrealistici di quanto sembrino a prima vista.

Non di meno, confrontando il monte dei redditi con quello dei consumi (tanto per dirne una, un parco auto nazionale composto di un veicolo circa ogni due persone), trova conferma ciò che peraltro tutti sappiamo, ovvero che in Italia l’evasione fiscale è molto diffusa. Poi si tratterebbe di approfondire la questione accedendo a dati che invece non si ama proclamare anche se sono disponibili, ovvero in quali parti del territorio nazionale, con riguardo a quali imposte e in quali settori specifici si concentra nel dettaglio l’evasione. Al di là di questo però sarebbe finalmente il caso di rendersi conto che oltre al’evasione fiscale per dolo c’è anche quella per disperazione.

Il richiamo al dovere morale dei cittadini di pagare le imposte non accompagnato da un analogo richiamo al dovere dello Stato di non depredarli rischia pertanto di essere farisaico o quantomeno di risolversi in un indebito omaggio a un potere che non se lo merita.