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PAPA E MEDIA

L'insostenibile leggerezza nel parlar di Chiesa

Fa bene a stare in mezzo alla gente o no? E' di sinistra o di destra? Quando si parla di Papa sui media, superficialità e pressappochismo sembrano essere la regola. Come giovedì scorso a Radio24 con Giovanni Minoli.

Cultura 19_10_2013
Giovanni Minoli

Qualche giorno fa su La Nuova BQ Riccardo Cascioli, in un articolo dal titolo “Disputa sul Papa, il fattore ignorato”, ha messo tra l’altro in risalto il rapporto tra papa Francesco e i mezzi di comunicazione, riflettendo su come il messaggio trasmesso dal successore di Pietro è “legato soprattutto ai titoli dei giornali”. Conseguenza: della lunga intervista del Papa a Scalfari nell’opinione pubblica è passato che “per salvarsi basta seguire la propria coscienza” e che ”il Papa apre a gay, aborto e divorzio”. Si sa, i titoli dei giornali sono telegrafici, devono avere il fattore sorpresa, appiattendo i contenuti, superficializzando qualsiasi pensiero. Non solo quando parla Francesco, ma anche quando si parla di Francesco. Ed è un limite non solo dei giornali ma anche della radio.

Un esempio è la puntata di giovedì scorso di “Mix 24”, a Radio24, condotta come sempre da Giovanni Minoli. Tema della prima parte del programma: la vicinanza del Papa alla gente alla lunga sarà un problema per la sua immagine e la sua autorevolezza? A parlarne Mario Sechi  e Pierangelo Buttafuoco, ospiti fissi, padre Giulio Albanese, direttore di Popoli e Missione, e Gianni Gennari, “teologo e molto informato sulle cose interne della Chiesa”, testuali parole di Minoli nel presentarlo.

Non entriamo nei contenuti della trasmissione, diciamo solo che per Sechi la risposta è sì, il Papa deve starsene lontano dalla gente; per Buttafuoco è no, il Papa deve essere vicino alla gente. E’ bene precisarlo perché fa parte di quell’ipocrita politicamente corretto a cui tv e radio ricorrono spesso – un ospite a favore e uno contro -, per mettersi in pace con le forze politiche e con gli ascoltatori, spesso a discapito della qualità degli ospiti. Nel caso specifico abbiamo anche dovuto sentire un ospite paragonare, per la capacità di comunicare, il Papa a Jovanotti.

Comunque a parte i contenuti le perplessità riguardano la modalità del programma di giovedì di Minoli. Ad esempio la superficialità della conversazione e degli ospiti (a padre Albanese, in diretta telefonica e quindi in qualche modo penalizzato, è stato dato veramente poco spazio), che hanno parlato più volte del Concilio come fosse un film di Carlo Verdone. Una frase buttata lì, una seconda, perché così alla trasmissione può essere affiancato il termine culturale. Chi ascoltava avrà sicuramente avuto la sensazione di paroloni buttati in un contenitore tritatutto, e poi la presenza della Chiesa nei secoli, Pio IX, il pastore che non si fa pecora… Dimenticavo: e la domanda se il Papa è di destra o di sinistra. Conclusione: è di sinistra.

Il tutto tra una serie di spot e l’altra (non sono contro la pubblicità), le notizie sul traffico (sulla tangenziale Est di Milano si è verificato un incidente con due chilometri di coda) e l’annuncio dell’arrivo del radiogiornale. Tempo netto a disposizione della discussione circa quaranta minuti. In meno di tre quarti d’ora la soluzione è banalmente trovata, il solito giochetto è fatto e tutti ringraziano. Minoli gli ospiti, gli ospiti Minoli. E un grazie anche agli ascoltatori. Poi via veloce alla seconda parte del programma, dedicata a Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca privata di Sindona ucciso a Milano.

Ma cosa avranno capito del discorso sul Papa le signore che alle 9 del mattino si occupano della casa con la radio di sottofondo, o chi era alla guida nel traffico (forse nervosamente in coda sulla tangenziale Est)? Che Francesco vuole allontanasi dalla gente per colpa del Concilio voluto da Pio IX a cui era stato invitato a cantare Jovanotti?

E prima di passare la linea al radiogiornale Minoli ha anticipato l’argomento di una prossima puntata: lo Ior.