«Libertà religiosa, sfida urgente per l'Unione Europea»
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«Il Parlamento Europeo ha inviato un segnale chiaro alla Turchia denunciando le forme di persecuzione che colpiscono le comunità cristiane e limitano l’esercizio della libertà religiosa». L'europarlamentare Fidanza spiega alla Bussola la Risoluzione appena approvata.
«Il caso della Turchia ci richiama a una questione più ampia: la libertà religiosa è oggi una sfida che riguarda l’Europa non solo all’esterno, ma anche al proprio interno. Non possiamo difenderla nei rapporti internazionali senza garantirne la piena tutela nelle nostre società, perché si tratta di una libertà fondamentale e universale, radicata nella dignità della persona e riconosciuta tra quei diritti umani che precedono la politica. La possibilità di professare liberamente la propria fede è una condizione essenziale della convivenza pacifica e della qualità democratica delle nostre società. Quando questa libertà viene limitata, attraverso persecuzioni o discriminazioni, si indeboliscono le basi stesse della pace e della democrazia. Per questo la libertà religiosa rappresenta oggi un banco di prova per l’Unione europea: la sua credibilità nel dialogo con Paesi come la Turchia dipende dalla coerenza che saprà dimostrare innanzitutto al proprio interno».
Con queste parole Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento Europeo e vicepresidente dell'Intergruppo sulla Libertà religiosa o di credo, ha commentato la Risoluzione approvata il 12 febbraio scorso dal PU che condanna le violazioni della libertà religiosa e di espressione in Turchia. Nello specifico, la Risoluzione si è pronunciata contro le espulsioni di cristiani e giornalisti stranieri che il governo di Ankara sta portando avanti per «ragioni di sicurezza nazionale».
La Nuova Bussola Quotidiana ha chiesto all'Onorevole Fidanza un approfondimento sul tema.
Onorevole Fidanza, quale percorso ha portato all'approvazione della Risoluzione?
La Risoluzione nasce da un’iniziativa sostenuta dal centrodestra europeo, in particolare dal Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE) e dai Conservatori e Riformisti europei (ECR). Il tema ha raccolto un’ampia convergenza perché la libertà religiosa e la libertà di espressione non sono soltanto valori europei, ma diritti umani riconosciuti universalmente, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: diritti che precedono la politica e che, pur facendo parte della nostra identità europea, hanno una portata universale.
Quale importanza riveste la Risoluzione?
È un passaggio politicamente rilevante. Pur non essendo giuridicamente vincolante, la Risoluzione ribadisce che il rispetto delle libertà fondamentali deve restare un criterio essenziale nei rapporti dell’Unione Europea con i Paesi partner. Il Parlamento Europeo ha già più volte richiamato il tema della persecuzione dei cristiani nel mondo, riconoscendo come la libertà religiosa sia tra i diritti più frequentemente violati a livello globale. Questa Risoluzione si inserisce in tale continuità e assume ulteriore peso anche alla luce del fatto che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha deciso di esaminare diversi casi riguardanti cristiani espulsi dalla Turchia. Questo dimostra che non si tratta soltanto di una valutazione politica, ma di situazioni concrete che pongono seri problemi di rispetto dei diritti fondamentali.
La Risoluzione resterà lettera morta oppure la Commissione Europea ne terrà conto nelle relazioni istituzionali con la Turchia?
Questa Risoluzione contribuisce a riportare con forza il tema della libertà religiosa al centro del dialogo politico con la Turchia e rappresenta un chiaro riferimento politico per l’azione diplomatica dell’Unione. Allo stesso tempo, vicende come queste evidenziano quanto sia ormai necessario procedere alla nomina di un inviato speciale dell’Unione Europea per la libertà religiosa a livello internazionale, una posizione che resta vacante da troppo tempo. Su questo punto il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei e l’Intergruppo sulla libertà religiosa o di credo — che ho avuto l’onore di presiedere nella scorsa legislatura e di cui sono oggi vicepresidente — continuano a sollecitare questa nomina, considerandola uno strumento essenziale per dare continuità e credibilità all’azione esterna dell’Unione su questi temi.
Le istituzioni turche hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in risposta alla Risoluzione?
Le autorità turche hanno respinto le recenti Risoluzioni del Parlamento Europeo sulla situazione nel Paese, definendole infondate e qualificandole come un’interferenza nelle questioni interne. Questo conferma quanto sia importante che l’UE mantenga una posizione chiara e coerente nella difesa della libertà religiosa e della libertà di espressione nel dialogo con Ankara.
Personalmente, si ritiene soddisfatto di questo risultato?
Il Parlamento Europeo ha inviato un segnale chiaro denunciando ancora una volta le pressioni e le forme di persecuzione che colpiscono le comunità cristiane e limitano l’esercizio della libertà religiosa. Si tratta di un tema urgente, come confermano i principali rapporti internazionali — dal World Watch List di Open Doors al rapporto Religious Freedom in the World di Aiuto alla Chiesa che Soffre — che indicano come i cristiani restino il gruppo religioso più perseguitato a livello globale, con gravi violazioni documentate in numerosi Paesi, tra cui Corea del Nord, Afghanistan, Iran, Pakistan, Nigeria, Somalia, Eritrea, Siria, Iraq, Cina, India e Myanmar, oltre che in diverse aree dell’Africa subsahariana. Per questo l’Unione Europea non può permettersi ambiguità: la difesa della libertà religiosa deve restare una priorità della sua azione internazionale.

