a cura di Anna Bono
  • Islam

Libera una giovane cristiana rapita in Pakistan

 

È riuscita a scappare e adesso è con i suoi genitori Meerab Mohsin, la ragazza cattolica di 16 anni rapita e violentata in Pakistan per costringerla a un matrimonio forzato. Il suo sequestratore, Norman Abbas, risulta già autore di altri due sequestri di giovani donne, poi da lui vendute. Il giudice incaricato di esaminare il caso ha ascoltato la deposizione di Meerab e l’ha affidata al padre, Mohsin Gulzar. Tuttavia non ha annullato il matrimonio, sebbene sia illegale non solo perché forzato, ma anche perché Meerab è minorenne, e quindi una successiva sentenza potrebbe riconsegnare la ragazza a Norman Abbas. Inoltre sia lui che i tre cugini che lo hanno aiutato nel rapimento sono liberi e vivono in una casa che si trova proprio di fronte a quella di Meerab. “Ovviamente loro, insieme ai gruppi islamisti, sono una minaccia” spiega l’avvocato Tabassum Yousaf che assiste la famiglia. Dei volontari cristiani a turno vanno a far visita alla famiglia, ma non è stato preso nessun provvedimento per garantire la sicurezza della ragazzina e dei suoi famigliari. Tutti sono felici per il ritorno di Meerab, ma, spiega ancora l’avvocato Yousaf, i genitori “sono molto preoccupati per la decisione ambigua del tribunale. Questa decisione secondo loro rappresenta una spada di Damocle perché in qualsiasi momento la sentenza potrebbe essere interpretata diversamente e la famiglia potrebbe essere costretta a restituire la figlia a quello che rimane tuttora suo marito, visto che il tribunale non ha annullato il matrimonio”. La decisione del tribunale dimostra quanto sia difficile ottenere giustizia per le tante giovani cristiane rapite ogni anno. Un’altra sentenza da poco pronunciata lo conferma. Un tribunale ad aprile ha concesso la libertà su cauzione a Muhammad Sharif, reo confesso di aver tentato di rapire una bambina di sette anni, Jessica Pervaiz, salvata fortunatamente dal padre accorso alle sue grida. La famiglia di Jessica inoltre ha ricevuto minacce di morte e pressioni affinché ritiri le accuse. Per questo il padre di Jessica si è rivolto allo Human Rights Focus Pakistan, una organizzazione che fornisce assistenza legale alle famiglie delle minoranze religiose.