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Letta (Pd): "princìpi non negoziabili" e autonomia delle scelte politiche

Vita, famiglia e libertà di educazione vanno bene, ma ci sono pure i minori, le nuove forme di schiavitù, la pace e la solidarietà.
- «Cattolici uniti su ciò che conta», di R. Cascioli
- Buttiglione (Udc): su famiglia e scuola
siamo in sintornia con il Pdl
, di M. Respinti

Attualità 22_12_2010
Parlamento italiano

 

«Da cattolico impegnato in politica, rivendico quell’autonomia cui gli stessi vescovi mi richiamano, ben esplicitata dalla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti  l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, pubblicata nel 2002 dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede». Non ha dubbi Enrico Letta, vicepresidente del Partito Democratico. L’intervista concessa a La Bussola Quotidiana dall’arcivescovo di Trieste monsignor Giampaolo Crepaldi, attorno alla quale stiamo raccogliendo le impressioni di esponenti cattolici dei tre “poli” politici attivi oggi in Italia, richiama la saldezza dei princìpi ma allo stesso tempo garantisce quella libertà di azione personale che comporta, e senza scandalo, scelte politiche differenti. Rivendicando la liceità di storie e di percorsi politici differenti, Letta, arricchisce oggi il dibattito già forte dell’intervento, ieri, di Rocco Buttiglione, presidente dell’Unione di Centro.

 

Molto si parla oggi di morale in politica. Nell’intervista concessa a La Bussola Quotidiana il vescovo di Trieste sottolinea l’importanza fondamentale della questione, ma pure mette in guarda dallo scadimento nel facile moralismo. Che ne pensa?
Condivido la “messa in guardia” che giunge da monsignor Crepaldi. Anche in politica il monito, in definitiva, resta quello di duemila anni fa: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra». Fermo restando, come ricorda il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, proprio nella prefazione al bel libro di monsignor Crepaldi, Il cattolico in politica (Cantagalli), che c’è una coerenza tra vita di fede e vita politica che richiama tutti, non solo i politici, alle proprie responsabilità.

Mons. Giampaolo Crepaldi rivendica il diritto dei vescovi italiani e della Chiesa Cattolica in genere non certo a ingerire nelle questioni politiche del nostro Paese, ma a giudicarle sempre e costantemente in base a criteri morali certi (quelli della morale naturale e cristiana, dunque cattolica). Qual è il suo giudizio su questa affermazione?
Mi viene in mente San Paolo. «L’uomo mosso dallo Spirito giudica ogni cosa». Ci mancherebbe che i vescovi e la Chiesa, mossi da quello Spirito e dalla preoccupazione per il bene di tutti, non solo dei cattolici, non potessero giudicare anche delle questioni politiche del nostro Paese! E si tratta di giudizi che anche i politici non cattolici dovrebbero sempre evitare di bollare come “ingerenze”. A mia volta, però, da cattolico impegnato in politica, rivendico quell’autonomia cui gli stessi vescovi mi richiamano, ben esplicitata dalla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, pubblicata nel 2002 dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede, guidata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.

Le priorità dei cattolici in politica sono i “princìpi non negoziabili”, ovvero il diritto alla vita, la tutela della famiglia (anche mediante una fiscalità adeguata) e la libertà di educazione. Come accoglie concretamente queste indicazioni ribadite a noi da mons. Crepaldi?
Monsignor Crepaldi opportunamente riprende i “principi non negoziabili” citati proprio nella “Nota” del 2002 cui facevo riferimento: vita, famiglia, educazione e «alla stessa stregua», come recita la nota, la tutela sociale dei minori, la liberazione dalle moderne forma di schiavitù, la pace, la libertà religiosa, lo sviluppo di un’economia rispettosa dei princìpi di solidarietà umana e di sussidiarietà. Queste indicazioni sono stimolo per me a trovare nuove e più feconde sintesi nella mia attività di uomo prima di governo e ora di opposizione, di esponente prima di un partito di ispirazione cristiana e ora di un partito nel quale quell’ispirazione, quei “talenti”, abbiamo deciso di metterli a frutto insieme ad altri, per non sotterrarli in un’esperienza di semplice testimonianza. Sono consapevole che si tratta di una sfida ancora aperta, ma resto convinto che, forti anche di richiami come quelli di monsignor Crepaldi, sia possibile vincerla.