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ORA DI DOTTRINA / 90 – La trascrizione

L’azione dei demoni (III parte) – Il testo del video

Accanto alla tentazione, che è l’azione “ordinaria” del demonio, vi sono altre manifestazioni demoniache: l’ossessione, l’infestazione, la vessazione, la possessione, la soggezione. Su queste si esercitano esorcismi e preghiere di liberazione. La prudenza da avere.

Catechismo 12_11_2023

Oggi continuiamo e concludiamo il nostro lungo percorso sugli angeli e in particolare, negli ultimi incontri, sull’azione dei demoni. Quindi oggi è il terzo e ultimo incontro proprio su questo tema (vedi qui e qui i primi due incontri). La scorsa volta abbiamo parlato in particolare della tentazione, dei tre momenti della tentazione, cioè: 1) la suggestione, il pensiero che in qualche modo entra; 2) la dilettazione; 3) il consenso. Queste sono le tre fasi fondamentali della tentazione.

Ma accanto a questa che è l’azione “ordinaria” del demonio – in questo senso è la più pericolosa perché è la meno manifesta, il demonio si nasconde dietro i pensieri, non si mostra generalmente in prima persona – vi sono altre manifestazioni demoniache ritenute invece straordinarie. Ora, “straordinario” non significa più o meno frequente, ma che eccede l’azione ordinaria di tentazione da parte del demonio, che è la più pericolosa anche per un’altra ragione: perché è la tentazione che in fondo mira al consenso dell’uomo al peccato. Ricordiamo che l’azione del maligno è sempre un’azione esterna, anche quando entra in qualche modo in forma di pensiero rimane esterna: perché? Perché non può forzare il consenso: la chiave del consenso è una chiave che è in possesso solo di ciascuno. Il demonio non può mai forzare il consenso: può sedurre, può attrarre, può insistere, può cercare di sfibrare l’uomo, ma non può estorcere propriamente un consenso. È sempre l’uomo che lo deve dare o lo deve negare.

Dunque, vediamo questi altri gradi dell’azione del demonio. Poi vedremo gli ultimi articoli della quæstio 114 della prima parte della Summa Theologiæ.

Le azioni demoniache straordinarie sono le seguenti: l’ossessione, l’infestazione, la vessazione, la possessione, la soggezione. Queste sono le azioni che entrano propriamente nel campo dell’esorcismo o della preghiera di liberazione, quindi normalmente richiedono un aiuto del ministero esorcistico della Chiesa.

Che cos’è l’ossessione? L’ossessione è una sorta di tentazione prolungata, disturbante, invasiva, violenta, che turba in modo particolare l’anima; e può agire sia internamente che sui sensi esterni. Cioè, l’ossessione è appunto, come dice la parola, qualche cosa che porta la persona che ne è travolta e colpita, a fissarsi su qualche cosa. Un caso abbastanza tipico di ossessione è la tentazione alla bestemmia, quando tornano pensieri ossessivi di bestemmia. Qui c’è tutto un campionario molto variegato, ma con un elemento comune: a livello o di sensi interni o di sensi esterni c’è qualche cosa che colpisce in modo violento, ripetitivo e anche prolungato una persona su un certo aspetto; e quindi è come se la persona non riuscisse a distogliere la sua attenzione da quel martellamento continuo su qualche cosa: può essere la bestemmia, un pensiero suicidario, una sensazione di paura, eccetera.

Distinguere questa azione demoniaca da un problema di natura psichica non è per nulla facile, perché spesso le due cose viaggiano insieme. L’azione ossessiva del demonio, soprattutto quando è prolungata ed è particolarmente forte, può provocare dei disturbi psichici; o d’altra parte disturbi di natura psichica possono essere in qualche modo il terreno in cui il demonio si infila per aggiungere, per così dire, un carico. Il disturbo talvolta può essere solo di natura psichica, talvolta solo di natura preternaturale: non è semplice distinguere. Prudenza vuole che la persona venga presa nel suo complesso e dunque la si aiuti su entrambi i fronti, soprattutto quando ci sono elementi che possono far capire che ci sia effettivamente un disturbo di tipo preternaturale, senza però mai trascurare la componente psicologica che chiaramente è coinvolta, essendo coinvolta la persona nella sua integralità.

Poi abbiamo le infestazioni, che invece riguardano oggetti, luoghi, animali. E che cosa sono le infestazioni? Sono in pratica il rilievo di elementi assolutamente strani, al di fuori di un corso naturale, presenti appunto in un luogo, in un ambiente o in un animale. Per esempio, può esserci un luogo dove si sentono rumori senza che ci siano cause oggettive, fisiche, che siano in grado di spiegare questi rumori; oppure fenomeni di accensione e spegnimento di luci, di fuochi, quindi fatti che non sono riconducibili a cause fisiche; o oggetti la cui presenza influisce in modo nefasto sulla vita della persona e della famiglia, e così via.

Le infestazioni sono sempre effetto di un maleficio, cioè di una persona che compie – nei confronti di un luogo, un oggetto, un animale – un’azione malefica, cioè lega in qualche modo quell’oggetto e quel luogo a un intervento preternaturale maligno. Purtroppo i malefici esistono.

Poi abbiamo le vessazioni, che sono dei disturbi che colpiscono la persona in alcune sue dimensioni particolarmente sensibili: nella sua salute, nei suoi affetti, nel suo lavoro, nella sua dimensione economica. Una vessazione è sempre frutto di un intervento malefico da parte di qualcuno che fa in qualche modo da medium col mondo del maligno. Nella vessazione la persona viene colpita in modo strano, ripetitivo, c’è sempre un aspetto di accanimento su una o più dimensioni che abbiamo citato. Una persona che si ammala ripetutamente, ha delle strane malattie, che magari vanno e poi regrediscono, oppure una persona in qualche modo “maledetta” nelle sue esperienze di amicizia, affettive, cioè tutto va sempre in fumo: bisogna in qualche modo sospettare... Non diciamo che per forza debba essere così, ma bisogna avere un occhio sul fatto che ci possa essere magari qualche cosa di questo tipo. Spesso succede anche nelle relazioni tra coniugi, che non si sa per quale ragione a un certo punto l’armonia si rompe ed è come se non si riuscisse più a ricostituirla; si può sospettare qualche cosa di preternaturale, soprattutto quando magari ci può essere il sospetto che qualcuno nella cerchia familiare o dei conoscenti abbia un certo interesse, un certo desiderio di vendetta, ovviamente spinto da invidia, di rovinare una persona, una sua relazione affettiva, una famiglia, eccetera.

Poi abbiamo la possessione, che forse è il fenomeno più “spettacolare”, più cinematografico. Che cos’è? È una presa del maligno sulla persona, che limita o addirittura può arrivare in certe situazioni a inibirne le funzioni psichiche e avere in certe situazioni un dominio sul suo corpo. La persona viene come paralizzata nelle sue facoltà psichiche e assume degli atteggiamenti fisici, corporei che non sono umani, come la possibilità di sollevare pesi che per una persona, per la sua costituzione fisica, sembrano impossibili da sollevare, e quindi c’è una violenza fuori luogo; oppure possono esserci dei movimenti della persona completamente non riconducibili ai movimenti propri della natura umana, neanche di un ginnasta. Qualche cosa, insomma, ci fa capire che c’è una presenza che supera la natura umana, è preternaturale ed è maligna. Chiaramente, nella possessione l’intervento dell’esorcista è d’obbligo.

Infine abbiamo la soggezione. Che cos’è? È il peggio che possa succedere all’uomo, cioè un patto o una “consacrazione” (molto tra virgolette perché di sacro non c’è niente), ossia un patto di soggezione, di sottomissione al male, al maligno, per averne qualcosa in cambio. E il maligno è “generoso” da questo punto di vista, concede molto di quello che gli viene chiesto: successo, denaro, “affetti”, si fa per dire, cioè vita sessuale spensierata, tutto quello che abbaglia l’uomo; ma chiaramente il maligno presenta il conto, come si suol dire, alla fine del pasto, alla fine del pranzo al ristorante, perché si tratta di un patto che poi il maligno viene a rivendicare.

Dunque, vediamo l’ampia gamma dell’azione del maligno su di noi. Ribadiamo che questo è un campo straordinario, ma pure reale, molto presente e sempre più presente quanto più l’uomo si distanzia da Dio, dalla vita sacramentale, dalla vita della preghiera. Ma l’azione più pericolosa, più insidiosa rimane, come dicevamo, la tentazione. È importante tenere presenti questi due aspetti: non cadere nell’eccesso di chi dice “no, queste sono fantasie, non sono cose vere, il demonio al massimo, se esiste, può tentare”; oppure, d’altra parte, nell’eccesso di chi spettacolarizza, insiste, come se la vita fosse fatta solo di questi fenomeni straordinari, e dimentica poi che esiste la dimensione molto più insidiosa della tentazione. Anzi, spesso, andando dietro a questi fenomeni straordinari si finisce in qualche modo per rimanere gabbati noi stessi dalla tentazione del maligno; in qualche modo il maligno ci porta fuori di noi a interessarci in modo esagerato, morboso, di questi fenomeni e ci lascia sguarniti a casa nostra; e quindi poi subentra e cadiamo nelle tentazioni, cosa ancora più pericolosa.

Adesso vediamo rapidamente gli ultimi articoli della quæstio 114. Sono articoli più brevi, su cui ci soffermiamo un po’ meno rispetto ai precedenti, ma sono importanti, da vedere per completezza.

Nell’articolo 3, san Tommaso si domanda se tutti i peccati provengano dalle tentazioni del diavolo. Cioè, ogni volta che c’è un peccato c’è prima una tentazione del maligno? Sì o no? San Tommaso distingue tra una causa indiretta e una causa diretta del peccato. Che cosa intendiamo quando parliamo di causa indiretta? Ce lo spiega Tommaso: «come un agente che produce una disposizione previa per un dato effetto è indirettamente e occasionalmente causa di quell’effetto; come se si dicesse che chi ha fatto seccare la legna è causa della sua combustione. In questo senso bisogna affermare che il diavolo è la causa di tutti i nostri peccati perché fu lui a istigare al peccato il primo uomo, dal cui peccato derivò a tutto il genere umano una certa propensione a ogni sorta di peccato» (I, q. 114, a. 3).

Cioè, il demonio è sempre causa del nostro peccato se lo intendiamo indirettamente, nel senso che lui è all’origine di una predisposizione, di una disposizione a peccare; san Tommaso fa l’esempio della legna: chi ha fatto seccare la legna è la causa del suo bruciare? Dipende: direttamente no, ma indirettamente sì, perché la legna secca brucia; la legna umida, bagnata, non brucia, fa fumo. Ora, chi ha fatto seccare il legno? Il demonio è stato chiaramente la causa del consenso prestato poi dai nostri progenitori; all’origine c’è la tentazione del maligno che ha provocato il peccato originale, dal quale deriva all’uomo, dice san Tommaso, una propensione a ogni sorta di peccato. Cioè, il disordine causato dal peccato originale fa sì che l’uomo abbia un’inclinazione, una propensione al peccato che non aveva prima. Quindi, in questo senso sì, il demonio è sempre all’origine di ogni peccato.

Ma questo può avvenire anche direttamente. Il demonio è sempre causa diretta di un peccato? San Tommaso spiega: «In questo senso il diavolo non è la causa di ogni peccato, per la ragione che non tutti i peccati sono commessi dietro istigazione del diavolo, ma alcuni hanno origine dalla libertà dell’arbitrio e dalla corruzione della carne» (ibidem). In sostanza, dice san Tommaso: se anche non esistesse il diavolo, gli uomini avrebbero comunque un disordine nei piaceri della gola, nei piaceri venerei, nel possesso delle cose, nell’invidia, eccetera. Questo disordine c’è e può portare di per sé l’uomo a peccare, sempre che l’uomo acconsenta. Dunque, in questo senso, non sempre il demonio è la causa di ogni peccato.

Tuttavia, è bene leggere la risposta alla terza obiezione, perché Tommaso spiega che nel bene l’uomo ha sempre l’aiuto divino, l’aiuto della grazia e dunque della mediazione degli angeli buoni: l’uomo non può fare il bene, «non può assurgere al merito – questa è l’espressione usata da san Tommaso, più precisa – senza l’aiuto divino che gli viene somministrato per mezzo degli angeli» (ibidem). Invece, per il male, l’uomo basta da sé: l’uomo, da sé, può fare tranquillamente il male anche senza essere tentato dal maligno. Tuttavia, c’è un’ultima frase interessante: «Sebbene non esista alcun genere di peccato che non provenga talvolta dalle suggestioni diaboliche» (ibidem). È come se stesse un po’ riequilibrando quello che ha appena detto.

In sostanza, che cosa dobbiamo pensare? Che è ben vero che le nostre inclinazioni sregolate, disordinate, sono sufficienti in qualche modo per farci cadere. Tuttavia, bisogna essere realistici: realisticamente, il demonio sfrutta proprio queste inclinazioni; dunque è difficile immaginare che il maligno non approfitti di una nostra inclinazione al male, magari poi rafforzata dal vizio vero e proprio che abbiamo contratto. Sebbene, ripetiamo, non è strettamente necessario che il demonio intervenga in ogni situazione per farci peccare, realisticamente lo possiamo pensare. È un po’ come dire: l’albero è inclinato, è difficile resistere alla tentazione di dargli un colpetto… Soprattutto, san Tommaso parla delle suggestioni diaboliche, che sono i logismoi, cioè i pensieri di cui parla la tradizione monastica, pensiamo ad Evagrio Pontico. Evagrio, in sostanza, fa coincidere il pensiero, il pensiero cattivo, con la suggestione del maligno. Ad ogni modo questa è una distinzione importante da tenere presente.

Negli ultimi due articoli, il 4 e il 5, san Tommaso prende in considerazione due questioni molto particolari. Della prima abbiamo in fondo già parlato, cioè se il demonio possa sedurre l’uomo con dei veri miracoli. Avevamo già dato una risposta. Qui san Tommaso dedica un articolo preciso alla questione. E spiega, nel corpo dell’articolo 4: «Se il miracolo è preso in senso stretto, allora né i demoni possono fare miracoli né alcun’altra creatura, ma solo Dio» (I, q. 114, a. 4). Per quale ragione? Perché solo Dio è in grado di superare la natura, cioè la creazione. E dunque l’ordine della natura, che è posto da Dio, può essere superato solo da Colui che lo ha posto. «Tuttavia – precisa san Tommaso – talvolta vengono denominati miracoli, in senso lato, anche quei fenomeni che trascendono soltanto le forze e le conoscenze dell’uomo. E in questo senso i demoni possono compiere dei miracoli, cioè delle opere tali da far stupire gli uomini» (ibidem). Allora, sono pseudo-miracoli; nondimeno, dirà poi san Tommaso, sono reali. Cosa vuol dire? Vuol dire che il demonio ha una sua natura, oltre la quale non può andare: ecco perché il miracolo, in quanto è qualcosa che va oltre l’ordine della natura, della creazione stessa, lo può fare solo Chi è superiore alla creazione stessa, cioè Dio. Ma la natura demoniaca, in quanto natura angelica, è superiore all’uomo, alla conoscenza e alle forze dell’uomo e, dunque, il demonio è in grado di fare delle cose che a noi, dal nostro punto di vista, appaiono superiori alla natura, sebbene non alla natura creata in assoluto, ma alla nostra natura. Diciamo che in quello spazio intermedio tra la nostra natura e l’oltre-natura, cioè il mondo di Dio, il demonio ha un gioco e può quindi fare delle cose che ai nostri occhi appaiono come miracoli. E perché lo fa? Per sedurre, ci dice san Tommaso, stupire gli uomini.

Bisogna dunque, da questo punto di vista, essere estremamente attenti, perché a volte noi scambiamo per miracoli ciò che miracolo non è; per cui diciamo: “ecco, quest’uomo parla in nome di Dio perché ha compiuto un miracolo, perché la sua opera è accompagnata da miracoli”; oppure, “questa persona è ispirata da Dio perché mi ha detto una cosa che non poteva sapere”; fatti reali, non inventati (se sono inventati abbiamo a che fare solo con ciarlatani), che sì superano la natura umana, ma possono non venire da Dio, ma sono in quella “fascia intermedia” – che generalmente chiamiamo preternaturale – nella quale i demoni possono agire e fare delle cose che ai nostri occhi appaiono come miracoli, ma che miracoli non sono. Per esempio, rivelare a una persona quello che ha fatto dieci anni prima non è necessariamente un’opera di Dio, perché il demonio dieci anni prima era lì a vedere cosa facevamo: la sua conoscenza supera la nostra; ma noi potremmo ingenuamente pensare che “siccome mi ha detto quella cosa, allora…”. Diverso è lo svelare un pensiero intimo, che solo io posso conoscere e che non è deducibile dall’esterno.

Anche sulla profezia, bisogna essere molto attenti. La profezia, in senso stretto, può venire solo da Dio, che conosce anche gli aspetti contingenti. Ma il demonio può fare una pseudo-profezia, cioè è in grado di dire qualcosa che avverrà perché ha una conoscenza maggiore di noi di come gli eventi evolvono, poste certe premesse; magari noi non lo vediamo, e ai nostri occhi appare come una profezia, ma non lo è. Quindi, massima attenzione, massima prudenza in questo campo.

Nell’ultimo articolo, il n. 5, san Tommaso si chiede se il demonio sia costretto a desistere dal tentare colui che l’ha sconfitto. Il che, in soldoni, vuol dire: c’è un limite alla tentazione? La risposta di Tommaso è , cioè il demonio ha un tempo limitato per tentare. San Tommaso cita san Giovanni Crisostomo, il quale dice che «il diavolo non può tentare gli uomini per tutto il tempo che vuole, ma finché Dio glielo permette; e Dio, sebbene glielo permetta per un certo tempo, tuttavia alla fine lo allontana per la debolezza della natura» (I, q. 114, a. 5).

Perché è importante questo articolo? Perché ci richiama a quanto abbiamo già affermato: l’azione del demonio ha un limite, anche nella tentazione. Il demonio non può tentare una persona all’infinito, perché realisticamente san Giovanni Crisostomo dice che la nostra natura debole ci farebbe cadere tutti; se noi fossimo sottoposti alla tentazione sempre, costantemente e nel suo sommo grado, soccomberemmo praticamente tutti. Invece no. Non solo l’intensità, ma anche il tempo della tentazione è limitato; e l’uomo, nella tentazione, è sorretto, se lo domanda, dalla grazia di Dio, dall’aiuto dell’angelo custode, eccetera.

Dunque, l’elemento fondamentale è questo: la tentazione è limitata. Ma, ci dice san Tommaso, il demonio può tornare «ad assalire la persona che aveva dovuto lasciare» (ibidem). Quindi, attenzione perché una vittoria nella tentazione non ci preserva dall’essere nuovamente tentati, sia in quell’ambito sia in generale. Da questo punto di vista, il demonio riprova: infatti san Tommaso cita Mt 12,44, dove il demonio dice: «Ritornerò alla mia abitazione da cui sono uscito». Il demonio non ama essere sfrattato e dunque dobbiamo attenderci fino alla fine di questa vita terrena un suo ritorno, ma sempre nella logica di cui parlavamo prima: ci sono dei limiti che Dio pone alla tentazione, di tempo, di intensità, perché la volontà di Dio è che l’uomo possa essere tentato per il suo bene. Se invece l’uomo cade nella tentazione, non è quello che Dio vuole raggiungere nella tentazione, ma è ciò che l’uomo compie, spesso proprio perché non si avvale dell’aiuto di Dio, non chiama Dio in suo soccorso, ma pensa di poter fare da sé.

Abbiamo messo tanta carne al fuoco. In realtà, il mondo delle creature invisibili potrebbe essere trattato ancora, ma sono incontri di catechesi, non di teologia o di mistica, perciò va bene così. Spero di aver dato qualche input in più.

La prossima volta che cosa faremo? Abbiamo visto la creazione visibile, abbiamo visto la creazione invisibile, perciò gli angeli. Dunque, inizieremo a trattare quella particolare creatura che ha una dimensione invisibile e una dimensione visibile, che appartiene in qualche modo a questi due mondi: e siamo noi. Inizieremo una lunga serie di incontri proprio sull’uomo: chi è l’uomo, la creazione dell’uomo, la sua natura.



ORA DI DOTTRINA / 89 – LA TRASCRIZIONE

L’azione dei demoni (II parte) – Il testo del video

05_11_2023 Luisella Scrosati

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ORA DI DOTTRINA / 88 – La trascrizione

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29_10_2023 Luisella Scrosati

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La custodia degli angeli – Il testo del video

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